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blog di Manuela Verbasi

Natale 2004

Tutta la famiglia al gran completo: nonni, suoceri, genitori sorelle cognate nipoti, niente pranzo a casa mia, è deciso:

Andiamo al ristorante!

Ci assegnano un tavolo in una posizione che definire infelice è un gran complimento… ad ogni portata, ad ogni passaggio i camerieri, mi sbattono sulla sedia… qualche vassoiata leggera sulla nuca. Ero capotavola, cinque ore di pranzo alla Fantozzi… si alzano tutti… fra una portata e l'altra passa mezz'ora, e un fiume di gente mi sbatte addosso. Se c'è una cosa che odio è che mi vengano addosso.

Un cameriere a mezzo metro da me, fa cadere rovinosamente a terra due flute con il sorbetto al limone, puliscono rapidamente alla ben che meglio... non ne posso più che mi sbattano tutti addosso... tolgo la giacca dalla sedia certa che sarebbe stata  macchiata, sono incavolata nera.

C'è un rompicoglioni sui dieci anni ben tarchiato, che da un'ora e mezza corre avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro. Oltre a sbattere ad ogni passaggio sulla mia sedia, ci si attacca con le mani unte, facendo un saltello.

Gli chiedo gentilmente di sedersi al suo tavolo, ci va, dopo un minuto altre dieci corse con frenata sgommante e saltello sulla mia sedia. I suoi genitori e parenti, seduti sereni chiacchieravano beati in zona tranquilla, laterale, e nessuno di loro si curava del rompicoglioni, tantomeno gli diceva di sedersi.

Ho guardato i miei commensali con occhi insanguinati proferendo queste parole:

<<ADESSO SI FERMA!...>>

Le mie sorelle, capendo la cattiveria che era montata dentro di me, mi hanno detto in coro:

<<NO DAI, MANU!>>

Cose Così [di latte]

Lo stile l'eleganza
la tua figura nella mia
un cielo di legno sopra
i tuoi baci in bocca.
Lo specchio piccolo
le mani piene di latte
ti vedo danzarmi
piegata ai piedi tremo
pioggia d'un cielo altro
fra cuscini d'oro
amata e stella

Manuela

Chagall Volare


 Chagall  Volare

Elena


Elena è un passaporto e un'altalena rossa, lo sguardo profondo un sorriso pieno. Un sole disteso come un tramonto alla fine del mio sguardo di madre. Elena è un paio di scarpe col tacco e dieci senza, una pantofola con le antenne incrociate su cui inciampo ogni mattina, un cuscino zebrato, un armadio aperto. E' un brillantino sul dente, un buco sul naso, un tatuaggio d'ali sulla schiena. E' una chitarra elettrica, una canzone, chissà quale, il fumo di una lucky strike. Un cellulare nuovo, un braccialetto, una coperta sul suo freddo. E' una pizza con poco pomodoro e patate fritte, un'acqua frizzante, un film al cinema,  una partita del Milan. La patente, la scuola, lo stronzo del prof di geografia. Elena è un personaggio di Nabokov  con gli occhiali a cuore, è un mare infinito di amici e di sms. Elena è la gioia, la preoccupazione, la speranza. La bellezza, la grandezza e la fragilità, è una lacrima, una sola.  Tre sogni da realizzare, una passione d'amore. E' l'estate col grano nei capelli, il sapore di pane, mai d'arancia. Una farfalla in perlustrazione che s'abbronza su un girasole. Tra due mani il cielo.
 Elena è una poesia, la mia.

Manuela

Cose Così [fire]


Alexis, Fire - Spirito di Fuoco, Carbothelli su cartoncino, 2009

Cambia ad ogni passo l'ultimo tempo
                   soggiace sgorgando sangue inaridito
si rinserra di corde deliziando

così trascorre il giorno e guarda altrove
                    inginocchiato il cuore di spazi che imprimi
a riempirsi la bocca di fuoco e di spighe

Manuela

 

dedicata alla mia amica Alexis

Nonsense

Odio il tempo passato, cristallizzato appena sopra la mia schiena,  nonostante me ieri. L'oscurità di un nero sciolto, privo di senso, poggia sui gomiti i pastelli di cera del melograno, i germogli accesi, l'ulivo contratto che s'attorciglia a niente.
Annuso l’asfalto, l’odore dei gigli, in questi vicoli a bocca calda, i ritmi assurdi delle vertigini. Metto un bel vestito, impazzito in un bombardamento, prima d'intrecciare le gambe del tutto. L'anima stretta ai denti, assetata di sangue, di tè.

Manuela

Claude Monet Route de Giverny en hiver


Claude Monet Route de Giverny en hiver

 
S'aggruma la dissolvenza in una tenebra bianca, si fissa al centro filtrando leggera fiori nuovi di sbocci. Abiurata alla foce nei solchi di cartone l'impronta,  l'affanno e il germogliare del grano disteso, i fondi neri a strapiombo.

L'alito, il fiato, stese sulla  palude la sua luce al languido collo.  L’impronta  sul ciglio di una pietra, lembo profumato in cenere di cenere.
 

Guillaume Seignac An Afternoon Rest


  Guillaume Seignac An Afternoon Rest
 
 

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Claude Monet The Stroll

Claude Monet Waterlily Pond


Claude Monet Waterlily Pond

Ubriachezza blues negli occhi distanti, farfalle di carta chimica fra gargarismi di rane verde petrolio o meglio sono spazzole blu pavone. Attillato contorno d'achirante aspra, ventre di sambuchella che avvelena decisa o forse no, son solo erbacce. Apicale bluff quel ponte curvo appena un po' più del Calatrava il maledetto. Un grappolo di glicini color divano è un pugnale allo zenit e poi sotto un po' più a destra della ninfea preferita da Monet, la sala giochi del lago, dove tutti , siore e siori, possiamo vincere un giro di tango sospesi appena poco sopra il filo dell'acqua, basta avere il vestito adatto, le scarpe da ballo, e quindi prendere la coda di volpe che ballonzola malamente e offusca i riflessi costringendo le palle degli occhi a seguirne il movimento sguaiato. E' il padrone della giostra che decide chi fa un altro giro gratis. Noi tesoro, facciamone due almeno, anche se paghiamo, che ci frega?
Manuela
 

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