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blog di maria teresa morry

La casa si risveglia ogni mattina

L'incedere di pensieri e degli accordi,
la casa si risveglia ogni mattina.
Noi nella casa restammo
tutta notte
mentre il mistero le girava attorno.
Né le vedemmo noi, dai nostri letti
le ombre dei santi,
di morti o dei traditi
ferme agli incroci
sino al discender fosco.

Ricordi di ragazza

Vorrei un momento di pace
tra me e un mio tempo lontano.
Ricordo un inverno in città
freddo e brumoso,
indossavo una giacca
perché non avevo cappotto.
Portavo una grossa treccia,
capelli fino alla schiena,
e stivali di gomma contro la marea.
Ogni mattina correvo
ero sempre in ritardo.

Ladri di emozioni

Molti tra noi
sono ladri di emozioni.
Cerchiamo negli altri
laddove siamo sordi
noi, dentro di noi.
Negli altri poi frughiamo
scrutiamo
e comunque non sappiamo
fare un solo passo avanti.
Noi solo amiamo veramente
soffriamo assolutamente
veniamo traditi a morte.

Tartan scozzese

Sento il suono ventoso delle cornamuse
ogniqualvolta giocano le pieghe
in tartan scozzese
di quell'ampia mia gonna
che è la vita...
 
 

 

 
 
( omaggio alla poesia breve)
 

Santorini, isola greca

Arrivare dal mare a Santorini
come potevano solo gli Antichi
dopo aver battagliato coi venti
e lacerato le creste pavone dell'Egeo.
Nera come un peccato mortale
Un pugno di schiavo africano
che afferra il gagliardo mare,
sabbia fuggitiva dalle nocche scure.
Case aggrumate alla sommità

Essere l'uno o l'altro di noi

I nostri pensieri altro non sono
che noi interni, amati ed invisi,
spiriti chiusi e protetti.
Se non con noi stessi
a chi altri potremmo raccontarci
e nudamente dirci
quel che amiamo di noi
o quel che c' importuna?
Sorridendo a noi imperfetti
nel cuore molle della speranza

Essere un poeta degli oggetti

Mi incantano le cose, gli oggetti
il freddo delle porcellane
il riflesso dell'acciaio
le punte delle forchette.
La crosta del pane
la livrea metallica del tonno,
d'ogni altro da me
cerco il senso.
L'odore del mattone nuovo
e il frantumarsi del legno
il trillo di un uccello

Ho saputo che tua madre è morta

Ho saputo che tua madre è morta
viveva sola,
tu lontano da molto.
Ricordo la voce velata
i suoi particolari orecchini.
Ti lascia la casa in paese
con l'orto non più coltivato
dove verzure e gladìoli
confondono i loro bocciòli,
ti lascia un armadio

Non era la donna per lui .....

 

La signora entrò nel piccolo bar in piazza Vittorio Emanuele alle 10. 30, come sempre. Era l'ora del suo caffè. Il barista pareva attenderla, s'era persino lisciato il grembiale verde che teneva allacciato ai fianchi, sopra la camicia bianca, ancora abbastanza stirata.
Lei entrò con il suo fare leggero, seppur reggendo due borse della spesa colme di frutta e verdura. Una borsetta piccina, un po' datata, al braccio, con manico in cerchio di ottone. I capelli un poco scompigliati, raccolti alla nuca, lasciavano baluginare due pendenti in rubino alle orecchie.

Guardare il bosco

Piacevami guardare
il bosco
di sotto in su
distesa
sopra laborioso muschio.
E sopra di me
macchie di fronde
foglie di faggio
merlate monete
a camuffare il sole.

Sentir cantare
un richiamo costante
piccola nota sola
dalla gola piumata
di uno scricciolo.

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