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Poesia

Il rischio dell'accidia

correrò di nuovo il rischio dell'accidia
in questo giorno di grigio che offende gli occhi
e di rumori attutiti e astratti
 
 
come si attarda l'attesa sul mio corpo
si annida nel vizio capitale
peccato senza remissione
 
 
m'impantano nella palude Stigia
con un semplice socchiudersi degli occhi
e il franare delle mani in grembo
 
 
e non fosse che non credo a niente
dovrei davvero temerle
le trombe del giudizio
 
 
lo squillo stentoreo che interrompa
 
                                       [il silenzio
 
 
 

Urlo

Nella piovosa
nebbia il tuo nome e
tu non rispondi

La malinconia a Montmartre

Passeggio per le vie del cimitero di Montmartre
passeggio parlando con te delle viole tremule
e di morti innocenti.

Gli angoli di Saturno

Quello che importa non sono gli anelli
ma il dito che li porta,
gli angoli ovvero, e chi li
tocca, chi li fa partire,
il prurito dell'orbita,
chiamamoli così. Allora, numeriamoli, in ordine
crescente, senza tante lune o menate,
oriente, occidente e compagnia
cantante. Primo, la forza di chi
sin dall'inizio non può averla vinta,
l'ingenuità di chi si dà la spinta
per sopravvivere, per venire alla luce.
Secondo, il giorno che l'infanzia si inabissa,
il momento esatto che una di quelle
lune troppo piccole il sole lo eclissa
solo parzialmente. Terzo, quando il pianeta
ventunenne per la prima volta
si innamora del suo satellite, questo
tramonto all'incontrario, antiorario.
E quarto, il primo giro di boa,
multiplo di sé stesso, periplo del Capo
di Buona Speranza, ancora mezzo ignaro del fatto arcigno
che ogni tappa mancata è un limone asprigno
che resta inspremuto, e che nessuno a uno
gli dà aiuto, il cielo giammai chiaramente,
figuriamoci poi se si tratta
di un percorso senza sostituto. Dopo aver
considerato tutti i punti di vista,
a questo punto si decide per un cambiamento
d'opinione a 360 gradi, appunto. Pigra di
tali decisioni, la mano tenta di mostrare
schiacciando i polpastrelli quanto sia sottile
uno su infinito, ma la forza non le basta:
ma non è sorprendente, non ci si avvicina
mai per davvero alle opzioni del nulla,
visto che per la maggior parte tutto torna
in circolo (inclusa la massa). In tal senso, l'ambizione
è meglio che voli bassa. Quinto, ogni casa
si basa sulla cantina, le fondamenta
del bisogno di mettere radici, e anche questo
è sprofondare. Sesto, se scavi sotto un continente
trovi sempre il mare, da dove veniamo.
E poi, che ci si mostri la risposta al mistero dell'universo
o no, è quarantadue. Semplicissimo. Che non è zero,
e men che meno niente, ma qui mi ripeto.
 
Ecco, questi sono gli angoli di Saturno,
l'intero diario di bordo fin qui, men che mai
eterno, piuttosto riassunto energumeno,
aneddoto più che struttura, appunto
provvisorio più che creatura eterodossa.
Una fossa di piume e catrame, di lerciume e argento,
filigrane e letame. Da cui, perché no, potrebbe ancora
emergere con un fermento
il mio contributo al firmamento, o un vortice
attorno al gorgo mio individuale, come uno stronzo
giù per il cesso, non che questo
mi renda poi speciale, ma tant'è.
Detto quello che importa uno poi tace, epperché
dovrebbe essere altrimenti. Saremo contenti adesso.
 
[18042010]

Perchè i tramonti son pupazzi da levare?

no, amore mio, stai tranquilla,
non lascerò che il rosso dei tramonti insegua
il nero della notte prendendola per la coda
con quel briciolo di follia che da sale alla vita
lo nasconderò sotto le tese del mio cappello
 
costruirò pupazzi rossi come il mio amore
li lascerò imperituri a guardia delle sere
così che le notti ci siano dolci e serene
e come un Cappellaio Matto ti porterò
nel mio paese delle meraviglie
 
 
 

Poichè poesia vuol esser comprensione

Ti agiti dentro dieci centimetri d’aria, quella che discosta il mio viso dal tuo. Vorrebbe essere profumo.
Volti vicini, interpretazioni, pause. Sai farmi un sorriso a questa distanza? O prediligi quello che mi scompone dentro, mentre a letto mi prendi?
Sia così, sia una distesa e l’erba nuova che s’avvede, sui cigli e dietro le strade.

Thought Dreams

Alla mente ritorna quel giorno di primavera,
il profumo dei fiori e il volo iridescente del colibrì;
se chiudo gli occhi, vivo in una magica atmosfera …
if only you had been here, you that I don’t see.   
 
La mente vaga. E mentre la mano coglie il fiore,
corre il pensiero a te e al ricordo di gioventù,
a quello che rimane dentro al cuore:
I can’t live without thinking of you.
 
Tempesta che ha naufragato la mia nave,
ha trascinato nell’abisso tutti i sogni miei
e te, chiusa nel forziere: ora ho solo la chiave.
To show one’s feelings, that others do not say.
 
 E adesso di te tutto devo buttare via,
per l’oblio, buttare gli inutili ricordi in un falò
che va a bruciare anche la vita mia …
That you shall be only in my dreams, I know.
 
 
      

Poeti - 1

1.
 
                                                      [Pessoa]
 
Poesie come fiumi di lava incandescente, 
magma nero e lapilli lucenti,
che tutto ricopre ed avvolge con lentezza ed inesorabilmente
- si solidifica in una massa che diventa pendio di montagna.
E dentro contiene tutto, tutto sotto specie di vuoto, di assenza,
le cose e le persone che in essa hanno esalato la propria materia,
evaporate al calore assurdo e potente dell’immaginazione
che ogni cosa crea ed ogni cosa distrugge.

Effetto natura

Sarà vero che gli occhi
son lo specchio ma
non so se dell'anima
oppure dell'intelletto.
chiaro però m'è sempre
quello che mi dicono
quando mi provocano
invece palese non è
perché lo fanno.
E' quella immagine soave
e l'ansia si quieta
trista quella visione
e la palpebra si bagna
visioni di carnali pudende
catturate di nascosto
anche non richieste
e le dita cerebrali
cercano contatto
il cuore s'affretta
s'avvampa il viso
e lo stigma s'arrizza.

Un piatto di pasta.

ora che tutte le foglie
stanno per lasciare il ramo
che quelle vecchie sono
dei miei lombi state humus
e questo vento non diraderà
i nembi i lampi che della tempesta
corredo fanno e ancora danno
non mi aspetto alcuna pasqua (*)
resto nel mio solo senza lagno
contento di quello che resta
del piatto di pasta
poco condito
che mi tocca.
 
* nel senso di Pesach = liberazione.
 

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