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Poesia

Il dolore dell'assenza

Era dolce il dolore dell'assenza
-prima-
ti sentivo tra i coralli
-nei fondali-
Mi tingevi di quel rosa dei tramonti
quando investe l'orizzonte
-e si fa sera-
Mi nuotavi tra i capelli
-anche di notte-
dentro ai sogni
che filtravano tra gli spazi.
Sulle palbebre che tremavano di pace
io amavo nel sentirti sulla luna.
La mia Musa ti cullava tra le braccia
indicandoti la via del ritorno
se perdevi la mia luce tra le stelle
più preziose di me,
-che ero al buio-

Lucida follia

insegui un sogno sfuggito dal recinto del sonno
corri all’impazzata per le vie del centro
la gente passa commiserando il tuo stato di alienazione
affannosamente cerchi con lo sguardo tracce del sogno fuggiasco
lo trovi alfine seduto nel silenzio lercio di un loft in disuso
lentamente si volta ti guarda e ti riconosci
ti troveranno così al mattino seduto in un loft di periferia
e li guarderai sognando con occhi di lucida follia
mentre le mani in aria disegnano cuori alieni

Una luce

non sarai tu a scagliarla la pietra
che negli anni sfasati
più d’una volta tornasti contrito
a casa anche se non t’accolsero
braccia festose
che ti specchiasti nel fondo più nero
del nero anche se non s’udì
canto di gallo quando
tradisti la vita spinto ad un atto
anticonservativo
che infine piegato
dalla croce una luce
a forma di un angelo fu
a strapparti dall’oscenità
del tuo tempo facendoti espandere
in un’emorragia di versi e di
energia positiva
che nel viola del tramonto
fosti padre e ora nel tempo
declinante sarà forse tua figlia
che ti farà da madre
-

La trebbia

mi voglio benissimo
quando mi abbraccio
come il mannello
di grano il covone
e posso tranquillo
lasciare che i pensieri
vengano dal vento scossi
spillandone versi
come le spighe battute
nella trebbia rombante
per farne chicchi preziosi.

Venghino signori si accomodino

Venghino signori
prendano posto,
è arrivato l'arrota storie
affilo amori, favole
e curo i vostri dolori.
 
Ho un racconto per te signora,
per un amore di cioccolata
avvolto in carta stagnola,
per  te che credi nel grande sogno
intenso violento e passionale.
 
Ho una favola per te
fanciulla dalle lunghe trecce
per il tuo esame di Biologia
e per un cane che ti aspetta
sotto il vaso di confetti bianchi.
 
Ho una canzone
per la dama che piange l'amor perduto
che rompe ad un pellicano cieco
che naviga nella sua vasca da bagno.
 
No, non tiratemi lattuga
o se dovete
che sia verdura fresca e di stagione
io demolisco le vostre convinzioni
dileggio tramonti, albe, gabbiani
e canestri di baggianate.
 
Sono l'arrota storie
figlio di un impiegato del catasto
e di una donna che non ha mai,
mai saltato una messa
per questo io non credo
alla religione dei culi appesi
io sono
la bertuccia che sorride
la scimmia della luna
l'ultimo cinghiale della sorgente.
 
Non ve la prendete,
il mio dileggio
è la mia triste condizione
di scettico mortale
senza paradiso in terra
o cielo
piuttosto compiangetemi
perché son solo
non trovo mai gente della mia razza.

condita e mangiata

acciderba
che testoline graziose
chi le piglia
 è beato.
 
ma nel vuoto ad intendere
 si replica
 
 io vorrei  solo il verme.
 
 il serpeggiante
sibila furioso
 
verseggia
 
ero lassù sul ramo
al sole perso
 
l'asso  mi è sfuggito
 
 sarò baro smanicato
 
 ma  i due piccioni 
con un sol morso

ho denudato. 

Raccontando un'illusione

la incontrai di nuovo quasi per caso
dopo tanto girovagare nei vicoli
rivoltando cassonetti immondi

erano anni, ma non parve cambiata
solo il suo respiro dentro il mio
avevo un altro ritmo, un altro sapore

fu allora che con estrema sofferenza
dopo l’amore mi separai ancora da lei
e la guardai finalmente con occhi chiari

lei mi lasciò ridendo sguaiatamente
ancora adesso, quando ne parlo,
a parole ancora vive...a parole
 

Ammasso le parole

Nel sacco ammasso tutte
le mie parole mute,
abbandono per sempre
e senza alcun rimpianto
il vicolo cieco che fin’ora
ho abitato.
Attraverso il ponte,
verso un nuovo confine,
ricco di lande verdi e profumate.
Nei prati seminerò
le mie parole,
rigogliose fioriranno
nella più bella stagione,
e ci sarà, forse, chi
 raccogliendole le potrà udire.
 

Silenzi di parole.

a volte restano parole
dietro le labbra chiuse
forzano il cuore fino
a spingere lacrime
agli occhi per dire
quel che il cuore
vorrebbe gridare.

Parole svanite

Non riconosco più le parole
che mi hai scritto
giorno dopo giorno
successioni di gemme
di pensieri un diario
sussurri d’amore
roventi dolci stelle
le cerco ancora in te
in me sono svanite

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