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Poesia

Strani giochi di luce nel giardino di Isabella

Ha un giardino Isabella
sotto la nuvola di cemento
ha un giardino
e un coniglio di allevamento.
A volte raccoglie le storie
quelle che perdono gli elefanti
a volte raccoglie le palline di vetro
quelle che perdono le giraffe
dal loro mantello.
Ha un giardino Isabella
e il fiume Lambro
schiuma la frontiera
una schiuma nera
che arriva sino al mare.
A volte la luce gioca
e il fiume
il fiume sembra azzurro
come il suo cortile
quello che sembra un giardino
e quel ragazzo disteso
con un laccio emostatico al braccio
quel ragazzo sembra il principe azzurro,
quando la luce
gioca con la vita
nei giorni di menta.
Il coniglio
quello però è sempre lo stesso
un nero coniglio
d'allevamento.

Il gioco delle ventidue

.

Bocciolo
che di sorpresa
rose e spine sul diletto delle ventidue
al tepore della novità
si schiude

era quasi palpabile
l’energia che l’altra sera ho annusato nell’aria
frizzante e sottile
mi ha tenuto compagnia
lungo la notte desta.

Calde maree
vanno
e poi ritornano
tra la forza del potere
il tremolio del dubbio e lo stupore

gelido graffio, brivido e piacere … fanno l’amore con la pelle.

Alla parola che si spoglia
il sussulto
si fa presto treccia
carezza e sferza
assolvono i pensieri.

Leggero è il tocco
anima ad anima
rassicura l’angelo
deciso ma impalpabile
strappa paura e tempo

ma la donna
di sorriso allaccia la puntata e fugge
dono si fa dono all’attimo
strega e carne
adesso
.
tiziana mignosa
marzo duemiladieci
 

In assenzio veritas

a quel maledetto di C.B.
 
Fata verde, distillata essenza
Nutrice egemone d’aride membra
Tu, che dissolvi angosce e ansie,
Sii la mia musa prediletta.
Infesta il mio cuore di poeta
Di spiriti e spettrali presenze,
Declina ogni rima dell’anima mia
Per ogni goccia che, di te, traspira.
Compi il tuo ancestrale destino
Avvolgendo del tuo profumo
I miei sette sensi in estasi.
Bagna del tuo inchiostro questi versi
Che di te, come spugna, son pregni.
Assolvi tutto il bene che ho dato
Per un amore mai ricambiato
E inietta la tua linfa maledetta
In questi fiori malsani.
 

Vero o falso?

dipingo, invento, tratteggio, infine scrivo
passato e presente che si confondono
vero e immaginario a volte ironicamente
creato ad arte o vissuto, a voi il giudizio
 
non svelerò il mio essere fino in fondo
ma scriverò di un’altalena di emozioni
di storie vissute, giovani amori perduti
forse veri e sinceri o solamente sognati
 
ma poi, cos’è il falso e dov’è il vero?
 

Pensieri di un Giullare

E solo, qui seduto, penso:
"Come sarebbe il mondo senza il suo giullare?"
Senza il facile riso al volger di ogni sua trista pagina,
senza la mesta ironia di un giorno che, prima o poi, diverrà ricordo
lasciando solo vaghe tracce di sé e del suo disperato pianto,
senza quello zucchero che si mescola al sale di una lacrima di sangue?
Come sarebbe il mondo senza il suo giullare,
senza il tacito assenso al patto con la sovrana morte?
E come sarebbe il giullare senza il suo amato mondo?
Qui seduto sto e
    - rimembrando -
il pensier mi pongo.
 

Jan Matejko, Stanczyk, 1862
 
Ispirata da un dipinto di Jan Matejko
Alexis
17.03.2010

Passio

A chi corrispose
Il grido e l’affanno
Nel dubbio d’un inganno
 
A cosa s’infisse
La parola o il dardo
Nello scoccare d’attimo
 
A me s’apprese
Un panno intriso
Di dolore
 

Potere

Francamente m’immergo
mi butto:
chi l’ha detto che non posso?
Un momento e mi volto
-un’emozione-
francamente mi sciolgo
nella disposizione
e scorrendo tra i sassi
formo un’onda
piccola e lieve
che oscilla al tempo
di una musica dolce.
Francamente.
Sola
ai miei occhi. 
(E chi l’ha detto?)

Chi ama

 
Lontana da te non esisto.
Il saperti sul mio seno
in un angolo a stendere il tuo azzurro,
è necessario come un susseguirsi

Aspettare

La bianca mi guarda
aspetta, io penso altro
ho in mente azzurro
non so bene se di mare
o d'occhi luccicanti.
e fisso il vuoto
un mestolo appeso
una sciarpa un cappello
la giacca al beccatello.
mi monta la voglia di andare
che qualcosa in qualche posto
lo so devo alfin trovare
per calmare questa fame o sete
questa inebriante voglia
di aspettare.
 
 

Il dolore non è un bravo maestro

Il dolore non è un bravo maestro
questo sì l'ho imparato
 
dagli sguardi chiusi le labbra tirate
i solchi profondi sui volti
 
la mimica austera del silenzio
che inibisce l'ampiezza del gesto
 
E adesso m'aspetta la notte
il buio dietro gli occhi serrati
 
 
 

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