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Poesia

Aperture

 
 
 
Finirà febbraio, noncurante
di un tempo tutto perso, d’una luna sghemba
dove a una tomba degna d’orizzonte, fu l’apertura sul costone
a rendere respiro agli anni occlusi, e fiori, e sete
e voci
diventare adulte
ed altre stanche, amate voci
silenzi amati su
per gli angoli operai
 
I fermi alle clavicole aspetteranno ancora
gli abiti succinti, la spalla che cade e quell’odore di pane
quando ce ne staremo fuori a raccontarci
 
dallo svettare d’aceri fino
a litigarsi l’alba
 
Non diserto notti a licenziare
acque su acque, croci sull’orgoglio
approdi sconvenienti d’anni ammanettati a tacche
e luci inclini del sapermi
 
verande e rosmarino
 
Tu, che m'imprimi dormiveglia ai tarli
d’immagine scomposta e misticanze
 
che pendono dai treni
 
 
 
 

Dei balconi, delle terrazze

A sbalzo, come respiri profondi ai ritorni,
i balconi sono nasi soffiati dal vento:
il respiro, si direbbe, che cementa ai palazzi.
Diversamente dagli oceani,
le terrazze sono minute piazze ferme.
Vi girano bande di volo - filibusta dell’aria -
In testa hanno le musiche affini alle gole,
quando la laringe alle impennate stringe.
 
I balconi setano sui passanti
la superiore acqua alla sete dei gerani, delle gardenie;
di tutte le rocche che fanno le piante nei vasi angusti
e, sui passanti, lasciano il grido della loro terra
a gocciole.
 
I balconi sono tasche sui grembiuli degl’intonaci, però.
Ma le terrazze!, le terrazze mantengono il cielo nella sua posizione.
Sono gli aeroporti del pensiero:
sembrano gridare “al decollo, uomini!, ai sogni!”
Sono le zolle degli aviatori.
 
 
I balconi, le terrazze, non si scontrarono mai,
né si uniranno le loro corporazioni:
solo, stanno alle case
per andare lontano
rimanendo a quelle uscite.

Il cuore oltre l'ostacolo.

davvero credevi di poter andare oltre?
povero cuore, hai evitato da sempre
trascini con te da tempo gli affanni
e a nulla son valsi cerotti ed inganni
 
ora ti lamenti, ora imprechi alla sorte
cerchi smarrito di aprire quelle porte
che nella vita hai serrato incosciente
oltre le quali il domani incombente
 
ti aspettava per metterti alla prova
e ti avrebbe offerto una vita nuova
ma hai preferito inseguir la paura
scegliendo la strada a te più sicura
 
così ora rimpiangi, ora sei nel dolore
con la tua ignavia hai spento il colore
che avrebbe potuto cambiare la vita
il sipario è calato, la recita è finita
 

Come saremo

Noi che non siamo
nelle sere
noi
che abitiamo fossili, sponde
amanti di ingenui settembre
albe
gialli

Breve stagione

Maria vi presenta una poesia di Lucia
 
Tracce di cielo
sul tuo viso color avorio
solcano la tua fronte
di un tenero autunno.
Mani che toccano
fragili fogli, dove
una breve matita,
colora di grigio
caselle numerate.
Ascolta il suono del tuo cuore
e fa che la melodia attraversi
dolci ricordi d'amore
non ancora sopiti.
Disegna con i tuoi occhi
la mia estenuata anima
e conforta le sue pieghe
e distendile prima
che arrivi la fine
della Breve Stagione.
 
                      Lucia Giongrandi

io sto

 
amore io tremo
ma non ho paura
io resto
anche ora
che tutto combacia e si rompe
e mi sento un ulivo
in un anfiteatro
anche ora
che il vento mi sbatte
e polvere rossa negli occhi
io sto
dare è un verbo che conosco bene
avere devo ancora coniugarlo
 
 
 
 
 

E' questo vento

E' questo vento
che mi scompiglia
quei quattro capelli
che ancora spigolano
il mio cervello.
Questo vento
che ha voce
una voce strana
quasi una nenia
una canzone
il vento.
E porta sabbia
la sabbia della mia spiaggia
ormai legata a filo
con un ponte
che attraversa il fiume
e proietta ombra
d'arco ai pescherecci
lungo il fiume.
Vento
che mi ha sempre fatto pensare
e non dire
vento
che mi ha serrato i polsi
e la vita
come catena
d'amori sognati
inventati
mai vissuti
perchè questo sono gli scrittori
vento
invenzione
effimere false e umide
emozioni.

Io - clochard

Potrei accucciarmi lì vicino - fra i cartoni
circondata da buste di plastica polverose
piene di abiti vecchi e fogli di carta
ricoperti di scritte ormai indecifrabili
Avrei un cappello di lana spessa color carminio
ed un cappotto sformato di colore indefinito
i capelli impastati dallo sporco cittadino
Soffrirei - sì - ma almeno ne saprei il motivo
una qualche ben articolata e surreale congiura
contro cui imprecare a voce alta e pugni chiusi
non la cieca indifferenza dell'esistere
non il silenzio - né la paura.
 

Coriandoli in anime

Colori
e primavere
si fiondan filanti
sugli asfalti di foglie

Son già morte
od agoniche
per noi maschere uniche
che mai nei carnevali
lanciamo crudeli
coriandoli in anime

Senza titolo

E ti svesto
 
sol con gli occhi
delicata
per esser
da zozze e livide mani
toccata
 
 
E ti vedo
con la mente
troppo pura, troppo da bellezza
insignita
poichè da occhi
d'un impuro maledetto
possa tu esser assalita
 
 
E ti vorrei toccar
ma col palmo sto lontano
la mia mano trema forte
sfiorar te,
per portarti la mia morte?
 
 
E d'un cuore Maledetto
che fiero d'esser tale
che da tutti è giudicato
poco men d' un animale
 
 
Che tu
fata dolce
in prospera vita
dei sentimenti di costui
or ti sei invaghita
 
 
Ch'io usassi rima in prosa
non l'avrei mai detto
ma lo faccio per te
per salvar
la tua dolcezza
da Erunamo
il Maledetto

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