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amore

Piccioni macchiati di nero sulla cupola della sinagoga

Andavo a vestire le mosche
quando marinavo la scuola,
per te Sara
dai capezzoli di seta
e le labbra oddolcite col miele.
Non ho mai capito
la ragione di un popolo eletto,
nemmeno le persecuzioni
delle sere d'inverno
con le camicie nere
dalle mutande strette.
I piccioni sulla cupola
rincorrevano dolori,
su quella stella di Davide
un destino d'estate romana.
Un violoncello Sara,
un violoncello della signora
con la veste nera
davanti al portone,
con i poliziotti mascherati di fard
che pulivano gli occhiali.
Erano macchiati di nero
i piccioni Sara,
di nero,
forse per uno strano ricordo,
forse perchè questo amore
doveva finire così,
guardando i piccioni
macchiati di nero
sulla cupola della Sinagoga,
quando andavo a vestire le mosche
d'adoloscente indovino
a Roma
raccogliendo semi di papavero rosso.

Sviene l'Aquila, a Febbrili Altezze.


   
Alfabeti muti irregolari,
in rintocchi di piuma
a scandire le braccia
del tempo immaginato,
nelle rosse firme ai calici
d'alate metamorfosi,
o l'acqua di sirena
a spegnere gli artefatti
di lingue allo studio vive,
al corpo di nuove identità.
 
Foglie di mani ardite,
sulla via tortuosa
d'elisir di petali in solfeggio,
scalando mondi gemelli,
per virtuose lacrime
di fertili terre munte,
in abbandono al sole.
 
Si sciolgono i nodi,
tutto avviene quasi per caso,
in un lampo,
dalla terra al cielo.

 

Ti voglio...

 
Ti voglio ora, sciolta come neve al sole
distesa languida corpo sublime...
 
Tu che sai darmi ciò che ormai m'appartiene
tu che sai prendere ciò che in me rimane...
 
Così ti voglio stasera e ancora stasera
e gioire di te domani e domani ancora...
 
Atlantis

Sotto l'ulivo una freccia

Era sotto l’ulivo la freccia
la freccia dello sceriffo di Nottingham.
Era sotto l’ulivo la tua bocca
il giorno della mia ultima paura.

Portami il ricordo
portami il ricordo vento
che di lei
non ho alcuna liquida figura.

Era sotto l’ulivo la freccia
dello sceriffo di Nottingham
e io ti chiamavo lady Marion
e tu mi parlavi di Sartre.

Non bastava la tosse
a farti smettere di fumare
quelle notti all’Avana
quando il Che raccontava le lune.

Era sotto l’uliva la freccia
Simone e tu sputavi
i deliri con una nota di Jazz
e non sapevi che ero
perso di te.

Sotto l’ulivo una freccia
Simone de Beauvoir
e tu a parlarmi di Sartre
e io a chiamarti Marion
per la mia incredibile
assurda voglia di te.

La poesia più bella del mondo

 
Quando tu sei lontana
qui tutto
sembra vuoto e liscio.
 
Come un bottone senz'asola
una vite senza fine
una lacrima appesa
o un treno in ritardo.
Come un’anima spersa
attendo che torni
come una bussola rotta
una nuvola sola
como un gato sin gata.
 
La Gioconda tu sei
 il gabbiano di Bach
le cinque della sera
il nome della rosa
un flamenco gitano
una moto nel vento
la giacca migliore
Roma di notte
o la bella Madrid.
 
Oppure semplicemente sei
la mia poesia
più bella del mondo.

Nell’Intervallo Quantico di Scatole Cinesi

 
Vorrei il tuo ventre in collisione
nel centro esatto del potere,
a congiunzione di cateti ardenti
nei fuochi d’acquosa ipotenusa.
Manipolando stelle di zolfo rosa
innesco radici d’Africa selavggia,
in tremiti d’argento e lana
nel vuoto di culla ansiosa.
 
Unisco i punti dell'accordo
con gli spilli e le saette
d'un linguaggio crepuscolare,
per traboccare le domeniche
d'immagini in copia a un dio,
nell'ambrato calice di gioia,
sull'altare offerto a chiome nere
in tempesta di delizie ai lombi,
a scoccare un grido soffice,
predato ad arte e ripagato.

Blu Fiammingo, nell'Elsa a Croce del mio Volere.

 
 
 
Spettina il fuoco aggiogato,
la tua mano di zingara
in avvolgente magia
dall'anima di seta,
nei percorsi tortuosi
guidati dall'iride d'oro,
nelle tenebre implose
dall'incontenibile fuga
al centro dell'Universo.
 
Vola alto, il Drago,
al di sopra azzurro
di lucciole e corvi,
nella genesi nuova
dell'anima sbocciata,
ali distese, a celare
allo sguardo alto
le maschere del mondo.
 
Dolce sulle labbra
il nettare sublime
della tua sezione aurea,
m’inebria di miracoli.
 

Mattino (titolo presuntuoso)

 
quando all'alba fresca o fredda
t'accarezza il garbo d'una mano
lieve calda affezionata
e sottovoce un suono chiama
ma non vuol svegliare
un profumo domestico
avvolgente amico ti circonda
culla quel che resta del sogno
che mai fu finito
ti ride nel pensiero quasi un gesto
di riabbracciarla ancora
lì nel letto.
 
 

Fiumi di parole d'amore

 
 
Ho scritto fiumi di parole d’amore
senza mai riuscire a parlarti d’amore.
Non sono riuscito mai a scalfirti veramente
e scoprirti una lacrima da cui pensarmi.
 
Ho suonato sugli organi di chiesa
le melodie più dolci
che lasciassero immobili i cuori
che dagli spessi muri
tornassero a te così giganti
che entrassero nella tua anima
senza un permesso.
 
Come una farfalla ho volato
sopra il periplo del tuo cuore
sperando di distoglierti dagli altri amori
mai ho lasciato un segno… mai.
 
Eppure son qui che urlo amore
ma tu non senti la mia voce
o non la senti più.
 
In me rimbalza invece che mi stordisce
che penetra tra le mie rughe
e scorre tra il mio sangue.
 
Inginocchiato sulla nuda terra
urlo gli ultimi urli che ho in gola
e anche tu lo so… Mi ami
ma troppo in silenzio.
Che purtroppo anch’io qui
seppur vicino…
 
Non ti sento.
 
 
 
 

Quando In Ogni Persona Vedo Te

Quando in ogni persona vedo te
quando ogni cosa mi parla di te
quando ogni evento mi rimanda a te
che vuol dire, cosa sei tu per me?

Quando dentro me non c'è gioia senza te
quando lacrime negli occhi ed un grumo nella pancia
mi ricordano la tua assenza a fianco a me
che vuol dire, cosa sei tu per me?

 
      loripanni               

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