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amore

Chiudo gli occhi

Chiudo gli occhi
e mi cullo col tuo nome,
una dolce melodia,
un rifugio d'amore.
Nei miei giorni bui
disseti la mia anima.
Nei miei giorni di sole
vorrei illuminarmi di te.
Vorrei prenderti le mani,
parlarti senza parole
e darti solo gioia.
Chiudo gli occhi
e nel silenzio ti aspetto
mentre il sole sorge.

Franco

Prigioniero del bosco

La tua canzone sommessa
è stata come un lenocinio di sirena
mi ha rapito al tramonto
conducendomi qui con lieti passi

 

ed alchimie di sorrisi
Una corona d’antiche ginestre
sprigiona fragranze magiche
ti abbandoni alla musica

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" ... ai Suoi ordini ..."

 Comincia questa “attività” ma il pensiero non resta … va oltre … nessuno parla ma pesano gli sguardi degli uomini nell’ascoltare le mie valutazioni senza senso accompagnate da direttive errate … come un malato che dopo anni ritorna dal coma mi ritrovo spaesato a chiedermi perché … perchè proprio oggi … perchè proprio tu … con i miei sogni occulto la quotidianità ben  consapevole che la realtà non andrà  via, che rimarrà in agguato pronta a mostrarsi prima o poi in tutta la sua crudeltà ... Leggi tutto »

Genova addio

Come sei bella stamani Genova,
qui a Santa Chiara.
Cielo chiaro e terso
e mare infinito davanti a me
che mi stringe il cuore e che abbasso gli occhi
per non consumarti
per gli occhi di altri dopo me
ad ammirarti.
 
Sono con te 
carezzata dall’onde
son venuto stamani qui
a salutarti.
Si vado via, amore mio
e di così, più bella, non potevo trovarti mai.
 
Lascio molto.
Tristi pensieri a volte
uno tra i pochi che torna costante,
nodo nella mia triste gola: mio padre.
Quell’ultimo suo viaggio sopra l’ambulanza bianca
da qui all’eternità
che mi chiedeva di aiutarlo a sollevarsi…
“che voglio vedere il mare”.
 
Oppure felici:
gli occhi di Nadia che avevamo vent’anni
oppure Isabel
che ne avevo quaranta, ormai;
come passa il tempo…
Ti lascio stamani fin dove porta questa vita mia
che mai si ferma.
Tu sarai sempre qui… Vero?
Si... Tu ci sarai.
 
Lasciami adesso il tuo suono a memoria
che io porti con me, sempre e ovunque
risacca di mare, carezza del cuore.
Lasciati scrivere ora
così come faccio
quest’istante che resta.
Che possa toccarti ora
come volto il cieco tocca.
Che possa restarmi impresso il tuo viso al tatto
tra le dita delle mani mie.
 
Che tu sempre
sia uguale al mio ritorno
o che almeno,
sempre “tu sia”.

A che vita giochiamo?

 

E adesso a che vita giochiamo?
Lascia i dadi e le pedine
Ti basta soltanto dirmi:”Ti amo!”
Non usiamo anelli né fedine
 
 
Ma solo il cuore come richiamo,
Lasciamo agli altri le moine…
E allora a che vita giochiamo?
Parliamo in versi, in strofe, in rime,
 
 
E poi bruciamo insieme al fuoco.
Noi due, tizzoni d’un amore ardente,
Semplici ipotesi d’un disegno infinito.
 
Di baci e carezze la tua pelle carente
Inebriandosi si farà giuoco
D’un sentimento giammai finito.
 

Yule

Sonno di terre candide t'accoglie
notte infinita rabbrividente in gelo
vapori diacci di sospesa vita
seguono il nostro passo soffocato

 

Taglia il respiro il freddo che rinnova
tutto sa di pulito, immacolato
lucente il cielo spande a piene mani
pulviscoli d'argento sfavillante

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calzini

 

Se fossi capace
scriverei musica,
ma io non so far altro
che vergare note al fianco
e accordi frettolosi ai tendini
allo scatto del nervo
in sincrono con le bugie del tempo.
 
Quest'anno, regalami calzini
chè, ad amare in falsetto,
si ha freddo ai piedi.

 

 

 

 

Al passaggio delle rondini

Mille volti la mia creatura mi riserva,
sofferenze dai mille raggi di luce
ed i miei rinvii alle rime di ieri
caravella ormeggiata nel mio lago..
sapessi le avventure che mi spinsero
a cercare il soffice sogno regalato
dalle docili passeggiate ai nidi di rondini,
che nel mio cielo, al tramonto infransero.

Mi piace guardarti

Mi piace guardarti negli occhi,
mentre svanisce la notte
e dietro ai vetri,
la luce dei lampioni,
diventa evanescente.
Mi piace guardarti nuda,
diluita dal lampo
di oscillanti desideri,
vestita solo di luce e di sorriso
Mi piace guardarti,
perché solo tu
mi fai battere il cuore

Franco

Musiche dal primo dopoguerra

Ho acceso lo stereo,
un vecchio vinile
pieno di track, crack, strack,
canta “Somewhere Over The Rainbow”.
 
Entrano nell’aria senza permesso,
senza bussare… restano lì appese,
note pluridirezionali vorticano
come foglie al vento.
 
Lascio scorrere i miei occhi
tra i tetti e gli abbaini, al sole della città
uguale come allora, immagino,
nel quasi Natale da una finestra aperta.
 
Chissà se era così nel ’45
sopra i sogni di tutti, sopra la storia,
sopra le speranze... sospese alla deriva,
identiche note musicali…
 
Non ha bussato stamani il tempo
e neppure allora
 
bussò

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