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cose così

croce e delizia

 

Piovvero carezze
disciolte tenerezze e meraviglie
in quell'inverno di zucchero bianco
 
Oggi mi manchi.
Fisicamente.
 
Potessero imprestarmi un angelo
ruberei te
eterna infernale delizia
Mi verrebbe facile.
Come farmi un segno di croce.

 

 

Perchè scriviamo

Dal diciannove Ottobre ho ricominciato le lezioni all'unitre di Rivoli e come mia consuetitudine vi presento gli scritti dei miei amici. Ci siamo interrogati: Perchè scriviamo? Tra le diverse risposte, quella di Marina:

 

"Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso.
L'opera dello scrittore è soltanto
uno strumento ottico che egli offre
al lettore per permettergli di discernere
quello che, senza il libro,
non avrebbe forse visto in sé stesso."
                                                        Marcel Proust
 
 
Questo aforisma campeggia nella stanza che pomposamente chiamiamo studio ed è posizionato proprio sopra il computer.
Mi è stato regalato qualche tempo fa da una cara amica perché, a suo dire, non dovevo limitarmi a leggere ma dovevo “buttarmi” nella scrittura.

Ora

Ora, è appeso a quello stecco
tra i rami alti della quercia_vita
l'abito ambra cesellato ad arte
di quando fosti crisalide.
 
Ora, in abito alato sgargiante
a volte, di tinte pastello altre
in giardini di rose e fiori
svolazzi splendida leggera.
 
Ora, questa vita ti spetta
che del lungo duro cammino
il mezzo è superato
in bellezza al chiaro sei sortita
statti serena a rimirar le stelle.

23 nov 00:54

©Anna Sansonna
 

Cose Così [tralci]

Adorarti attraversarti

amarti

è vivere
in fiumi di tenerezze
dove annegano mani

sprofondi affondi intero
la pelle a bersi

tralci

aggrovigliati sparsi
liquefatti

i tuffi dentro
uno ad uno

accanto ai soffi, i baci
... oh i baci!
morsi di mela

  Leggi tutto »

Il cucchiaio di Totti.

 
 
Ne avevamo parlato a lungo, discusso tanto da quel lontano 2004, la semifinale con l’Olanda. L’avevo provato cento e più volte… ma il “cucchiaio” - quel cucchiaio - non fu solo un segno di follia. Non era nemmeno una esclusiva di Totti. L’aveva già fatto Panenka, cecoslovacco, nella finale del 1976 contro la Germania di Sepp Maier, facendo vincere per la prima volta la Coppa Europea alla sua nazione… Ed io avevo già cancellato i sogni di gloria pallonara.
Certo, occorre una sensibilità di piede-gamba-coscia-gluteo inimmaginabile – lo fai e basta - o almeno una freddezza d’animo glaciale. In ogni caso, tanto tanto culo che per sederti occorre tutta una tribuna, ma è la tempra del campione: il suo marchio di fabbrica. La certezza che nelle tue pratiche muscolari risieda lo stampino del fuoriclasse e tra i neuroni, almeno uno si chiami genio… Eppure, l’è dura!
 

The Hit. Sfida e colpi bassi

Magdala - Fascista!
Hermes - Stalinista!
Magdala - Trotzkista!
Hermes - Buchariniana!
Magdala - Buchariniano-trotzkista!
Hermes - Trotzkista-buchariniana!
Magdala - Trotzkista-buchariniano-socialfascista!
Hermes - Buchariniana-trotzkista-socialfascista-revisionista!
Magdala - Trotzkista-buchariniano-socialfascista-revisionista-sionista!
Hermes - Buchariniana-trotzkista-socialfascista-revisionista-sionista-deviazionista!
Magdala - Trotzkista-buchariniano-socialfascista-revisionista-sionista-deviazionista-titoista!
Hermes - Buchariniana-trotzkista-socialfascista-revisionista-sionista-deviazionista-titoista-
... Interista!
Magdala - Stooop! Ok, ok, mi arrendo qui. Hermes, perché, quando si gioca, a un certo punto,
devi diventare sempre pesante con le parole?

Ora sì...

Ascolto un ciottolo accidentalmente colpito rimbalzare con archi diseguali sull’acciottolato della strada che costeggia il molo. La luce fredda della luna rischiara il bianco cemento della panchina che algida mi invita. Accetto la sfida e mi sorprendo seduto mentre osservo i cerchi concentrici che il sasso forma sprofondando nel nero liquido del porto. Un gabbiano nottambulo mi sorvola lanciando il suo grido distrattamente. Così sotto un lampione, seduto su una fredda panchina di una fredda notte di inverno, ascolto i miei sensi acuirsi e la calma appropriarsi del mio corpo. Ora sì, come vorrei una sigaretta, ora.

Il questuante.

con gli occhi liquidi venati

tra ciglia cispose sorride
timidamente fissandoti e
prima di candidi radi denti
appesi a petali troppo rosa
tentennando il capo raso
ride complicemente della
tua esibita insofferenza.
frena i tuoi passi ti fa sbuffare
liberandoti anche un poco
della indifferenza di maniera
sul palmo pallido della mano
aperta rivestita di pelle bruna
di sole e paralleli lontani fai
cadere l'obolo della presunzione.

non mi convince sto scritto

agli asini come noi
non è concesso sostare
nel paese dei balocchi
che abbiamo nasi di legno
ma ginocchielli di carne
e va a finire
che uno zoccolo calpesta un bacio
e davvero ne nasce un albero

 

 

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