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cose così

Cose Così (sabbia)

Sei piovuto sulla mia terra
fecondando i pensieri alla mia sabbia
così lontana dall'eco del mare

Le tue pareti scoscese e le mie valli
strette  a pugno di silenzio
esiliato tra le dita

 

Haemophilus influentiae

Non ti sopporto più, sai?
Piccolo, Fastidioso, Irritante Bacteria..
Sei entrato spingendo e ora resti li..
con la bocca piena a grattarti la pancia
ridendo sprezzante di ogni mio inutile tentativo di fuga..
mi stringi, mi agganci.. tenendomi alla gola come un coyote ferito e incazzato..
non ti è bastata la mia aria.. no..
hai voluto il mio equilibrio.. lanciandomi a terra contro lo spigolo..
non ti è bastato il sangue, non ti è bastata la disperazione..
cosa vuoi ancora?
Ladro, ladro di carne.. Ladro..
e il solo pensare di dover dormire ancora con te..
.. averti dentro ..

. B a s t a r d o .

Nuovi e vecchi muri

“ No man is an island”, Leggi tutto »

Il bacio

il tremor del labbro
che sfiora il tuo
canta tutto il sentire
d'amore che ti porto.
 

Il primo Bordello del paese.

La casa ha un corpo che mi incanta con suoni di tufo indurito dall’età e dal peso di se stesso su se stesso.

Come un contadino antico sulla zappa, l’assito regge danze di fantasmi folli di calore; esalazioni di petrolio, assassino delle tarme, e mura che erano pelle bianca di calce su vene austere alla cui memoria avevano provveduto astuti amori di conserva in autentici quadri di amplessi stinti nei colori e nelle pose.

Poca luce, quasi stanca di ampliare il vuoto, si trascina nel buio ferita dagli scuri. Un vuoto di aria quieta che approfitta di ogni suono per un rintocco proprio; ma nessuna campana ha echi nei porcili e qui il peccato forse dissolse anche capigliature mistiche.

Ogni porta ha rantoli suoi: maniglie consunte e opache che flettono sui cardini il legno assente - o meglio, c’è, ma non invoca olio nei giunti di ferro.

Di qui è passato mio padre, penso, forse mio nonno prima del Carso, ed anche dopo: sulla roccia le pallottole con colpi di moschetto secchi e unici, qui le lenzuola madide degli scoppi al primo colpo di schiena.

La vita è anche questo: vivi su di un corpo che hai pagato male e muori in un corpo che non hai appagato bene.

Eppure, non ci sono tracce di piacere.

E’ fermo l’orologio dei gemiti, veloce nell’ora del vespro e nelle rapide alcove; segnò l’ultimo secondo dell’ultimo amplesso che ancora qui ricordano col nome di Giuan”o tuost’. Leggi tutto »

andante con colla vinilica, cinema d’annata ed alcune prospettive d’altro leso futuro

rops1.jpg

pornokrates, 1878 - félicien rops

vado
via col vento
cercando di centrare
il centro esatto del tempo che rimane
che ha forma di destino a mix di temporali
nel sogno di un letto sfatto e della tua buona pelle
che odora della stravaganza dei petali del tuo miglior mistero
nel sangue della follia di questi giorni destinati alla ricchezza del killer
giù verso i baratri della totale subdola distanza del sole
dove conto i minuti che rimangono nella tenerezza

vado
solo nel fuoco
nelle vesti del soldato
precipitando nel solito vortice
dei tuoi seni dai grandi capezzoli scuri
duri pugnali per le mille ferite disseminate nel mio mondo
che è mondo complesso di labirinti e mostri e disastri di soluzioni
ma che sa donare tutti gli istanti del tuo movimento di attrazione e ferocia
nei denti che scintillano e colpiscono così bene nell’affondo
nella distesa della mia feconda e suprema ultima resa

vado
nei tuoi abbracci
elencandoti tutti i desideri
uno ad uno mostrando la validità del perdersi
mentre cerco l’anima nel triangolo infernale del tuo inguine
salvandomi soltanto per queste labbra indemoniate che si nutrono di te
nelle gocce di questo tuo miele che distilli di brace come liquore per gli dei
della lingua che scava nelle pieghe della più regale delle mie voglie
provando di sacralità ogni volta questa specialità di morte
nello stupore mai confuso del più morbido risorgere

 

Aghi

Il pino contento dei suoi aghi
sta verde contro il cielo
che come mutan l’ore
così cambia colore.

Allegro per gli uccelli
canori sopra i rami
gareggia coi miei versi
neri sui fogli bianchi.

Lo so che vince il pino
di mille aghi adorno
che, pur se acuti, mai
usati ha per cucire
oppur per ricamare
l’azzurrità del cielo

Dare...dare....

potrei giurar su tutto
senza farmi dannare
che agli occhi di chi ama
nulla è da biasimare.
non c'è peccato verso
questa o l'altra voglia
non costi o ricavi
da comparare
hanno da esser doni
senza riserve liberi
di arrecare gioia e
prendersene sempre
completamente.

 

Sullo scrivere...frammenti

Ieri al mio corso ho invitato i miei amici a scrivere un pensiero sulla scrittura ed è quanto mi ha inviato Rinaldo:
 
Sullo scrivere... frammenti
Volevo dirtelo, cara amica, che le parole sono passi... che compaiono o scompaiono come fogli sparsi nel vocabolario dell'anima.
Segni trasposti sulla carta, che prendono vita, staccandosi dall'inchiostro scuro, librando leggeri sopra la pagina. Sono sussurri, generati nella notte, brezza che scuote le foglie degli alberi; soldati immobili sotto la luna, mentre le stelle fanno l'occhiolino ai sassi sui bordi della strada; mentre la tua ombra si perde dissolvendosi nel sentiero che porta nella notte.
Parole, ancora segni che mappano il percorso dei pensieri, che invadono i tuoi trascorsi, che frammentano le tue lacrime... Tutti i tuoi ieri sfumati come nubi che si infrangono contro gli scogli della mente... spazzati via nel vortice del presente.
Sogni interrotti tra lenzuola stropicciate, tra respiri pacati, tra rumori ovattati.
Storie che tardano a venire, pallidi intrecci che si sfilacciano, che impazziscono lividi come maionese dal sapore agro.
C'è un vuoto, un eterno presente che ti stordisce, in attesa di eventi che non si manifestano, di trame che sfuggono e si nascondono frusciando nella tua mente.
Senti il rumore della loro presenza, ti accorgi che sono lì a pochi passi dai tuoi pensieri, mentre un muro invalicabile te le allontana, s'infrangono, e la marea spinge a riva i loro frammenti.

Fiori

 

Oggi il rosso geranio
ha preso posto tra le rose
ed il più scuro ciclamino
si sposta al sole.
Il verde filo d’erba
color freddo
sa rovesciar le sorti del suo prato
senza profumo se la spassa alquanto
ridendo un po’ di tutti
e sorvolando.
 

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