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fantasy

Filastrocca di Halloween

The_Nightmare_Before_Christmas

(immagine presa nel web)

 

S’accendon le zucche
s’indossan parrucche
svolazzan mantelli…
questa è la notte dei monelli!
Biscotti e dolcetti
dolce glassa sui confetti
 miele, zenzero e vaniglia
già aleggian… che meraviglia!
Di fantasmi le lenzuola
strappan brividi e urla in gola
pipistrelli e streghe nere
coloran la notte come bandiere.
Se nel buio ti avventurerai
ossuti in frack incontrerai
che a braccetto vanno a spasso
 di cenciose dame facendo chiasso!
 

 

Riemersi nelle tenebre

 

e fu notte di corvi sui covoni
gracchianti sulla cima del cielo
a due passi dalle porte

e le vidi aprirsi quella notte

dopo aver apparecchiato
con pane affettato
mandorle e noci per i morti

e li vidi passeggiare a due a due

dopo aver tolto i coltelli
e ogni oggetto tagliente dalla casa
prima che la luna scomparisse

in processione vestiti a festa

emersero da un buco sul soffitto
per andare a rivivere  sui tetti
prima che la notte si sfuocasse

poi vennero inghiottiti dalle ombre

quando l’occhio guardò l’immagine
si scolorì la vena dello sguardo
che gettai sul pane morsicato.
 

Notti stregate

 

Nel buio dell'anima
danzano
pipistrelli
e
streghe.
Bagliori notturni,
proiettano demoni
nell'immensa tetra distesa...
Spettri che, immobili,
piroettano
nel lontano ricordo
di notti stregate...

Notte di Halloween

Quella notte dormii male. Un sonno agitato, convulso, abitato da presenze, sogni, incubi. Mi giravo e rigiravo nel letto ansiosamente, come in attesa di un evento ineludibile. Nel dormiveglia contavo le ore scandite dalla luce fredda del led della radiosveglia sul comodino. Assurdo, pensai, alla mia età vivere queste sensazioni di timore latente, paura dell’ignoto. Improvvisa una luce rischiarò la stanza, o almeno così a me apparve, senza minimamente incidere nel sonno di chi mi stava accanto, mi catturò e sprofondai in una sorta di coma profondo, sospeso in un limbo tra ragione e follia, consapevolmente inconsapevole dell’incubo che stavo vivendo. Eppure mi piaceva, un sottile senso di libidine interiore, quasi fisica, mi attirava verso la scoperta di quella strana forma di malia che mi attanagliava. Ombre danzanti dapprima indistinte, viepiù precise col tempo pullulavano la mia mente impedendone un percorso logico. Con uno sforzo, che a me apparve immane, distolsi il mio sguardo dalla rappresentazione e mi vidi. Sì, mi vidi. Disteso su un piano di marmo. Nudo, immobile, gli occhi chiusi, dormiente. Vittima sacrificale in attesa di un verdetto che sancisse finalmente la fine della dicotomia che da sempre aveva caratterizzato la mia vita. Perché assistere alla fine di una parte di me stesso? E poi, chi aveva organizzato questa messa in scena? Perché? Scientemente mi ribellai, utilizzando una vecchia tecnica: svegliandomi. Il led azzurrino della radio sveglia disegnava ombre rassicuranti sul muro della stanza. Il respiro regolare accanto a me rassicurava il mio ansimare calmandolo. Solo un particolare, un piccolo particolare stonava in questo quadretto rassicurante: in un angolo della stanza, per terra, un cappello da strega stagliava irridente un’ombra incerta sul muro.
 

Scherzetto o dolcetto?

sospeso nel buio soffice e soffocante
pupille dilatate per lo sforzo immane
la ricerca della luce provoca dolore
affogo lentamente nella nera bambagia

chiarore traballante come lume di candela
proietta sul muro ombre inquietanti
la nenia stridente giunge agli orecchi
l’acre odore di zolfo affoga le narici

il sabba è iniziato io ballo nonostante
la nenia mi prende, mi ammalia, mi strega
Halloween è tornato e per una notte
gli incubi e le streghe saranno padroni

non ho la forza di sottrarmi al gioco
neanche la voglia, ad essere onesti
dimentico di tutto il buio mi inghiotte
torno bambino, “scherzetto o dolcetto”?
 

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