Favole e Fiabe | Tags | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Favole e Fiabe

Viaggiatori 2

Riponimi fra gli spiccioli delle tue tasche piene di arcobaleni, gli orli piegati, le cuciture. Riempi le mie stanze di bottoni alle tue asole, e liquida ghiacciai dietro le iridi. Semina di fiori le distese aperte al verde, alle albe nitide, alle stagioni quiete. Arriccia il mare e le sue onde, raffina l'oro dei deserti, azzurra i cieli, i nostri. Portami sui tuoi silenzi, aprendo le tue porte alle parole care. Di trasparenze e suoni si caramella l'andare vischioso, mette ali bianche, s'alza in punta di piedi per baciarti ancora, e ancora, ancora, sulla bocca.
 
[Ti amo davvero.
Nessuno come te]
 
Manuela
Montserrat M.B.

Grillo Camillo direttore d'orchestra.

Musicisti:
Grillo Camillo grillo canterino professore di violino.
Rino Saltamartino al mandolino
Rosetta Cavalletta alla trombetta
Gedeone Calabrone al trombone
MariaClara la Zanzara alla chitarra
Vespa Lucia alla batteria
 
Voci:
Liala Cicala Soprano alla Scala
Pino Maggiolino Tenore sopraffino
 
Coro:
Rane e Raganelle
 
Pubblico in sala:
Flora e Fiorellino: una bimba col fratellino
 

In violento vento ,vedi o dai (e PIN ritorna)

 
 nell'effusione contorta del tempo presente
i lupi stanano ossa.

s'illanguidiscono i verbi passati

cosciente rimpianto

e nel conteggio dei raggi

si spaccano le nubi,

si riaprono le cascate

sul vecchio abecedario.

scomposto non m'aggancio più

per ricomporre concetti,

non ho più virgole.

allora ululo,

il suono è rauco,

Pin ...

ritorna a me.

ti avevo dato la pausa,

conscio del libero arbitrio

sei andato

con la tua lunga e mirata vista

 verso l'orizzonte.

ma ,mi ha morso le tarantola

travaso nervosa ansia

e verso una ferita nella tristezza,

sprofondo

assorbendo il mio istinto

scivolo.

ho riaperto la faglia

ed il mio mare non ho più resa .

imploro il tuo ritorno,

qua  in bonaccia e assenza di sole

stanno ferme le onde

 su coperta grigia.

paventa il ventomaestro

uno scoprir di tumuli

e fa tam tam d'angoscia,

soffia messaggero mascherato,soffia

Filastrocca delle stelle

 
Ci sono cose
belle e assai più belle
che stanno lì
in bilico
tra le amate stelle
e aspettano soltanto
di farsi aria e vita
seguendo la dolce scia
del desiderio buono
invocazione
che dal cuore al cielo s’alza
e dall’azzurro
si fa fiore e terra.
 
tiziana mignosa
gennaio 2010
 

Se così nasce un uomo.

 
 
così tutto nacque
dopo che il sole fu passato a bordo dell’ora
con la sua antica fornace da passeggio
in petto:
“ è caldo - si disse - è un cuore e fa fiamme
lo si usi nel vino
lo si lessi “
ma l’ora non era ancora tra decima e la dodicesima
quella del rintocco le ginocchia al vespro
e il sole non frequentava un solo universo
l’universo era un parco di pietre
con tutte le pietre a formare un unico pugno
in una tasca vuota
della giacca di chissà chi
quello che davvero non si sa dove ancheggia
che ancora viaggia
sulla dodge monaco 440 del tempo prima
che Elwood dicesse:
“Signora, siamo in missione per conto di Dio”.
Ma dio non è un frisbee - avrei detto ai ragazzi -
piuttosto un pezzo di Ray, di James, di Cab o forse minnie the moocher,
 
 
e Jake arriva sempre dopo quel titolo
 
Hi-de-hi-de-hi-di-ho!
Hi-de-hi-de-hi-de-ho!
 
Così nacque l’uomo e più che armonica
l’anima è fratta.

La favola della bambina-donna che sa volare

La bambina che sa volare è una bambina che vive su una casa in cima ad un grande albero.
In silenzio, seduta sul pavimento, le ginocchia al mento.
Guarda la finestra e le nuvole scaltre e furbe, le nuvole sono di una furbizia unica.
Le nuvole conoscono la sua storia e me l'hanno raccontata.
Imparò a volare che era una bambina, ma volare basso si deve, altrimenti la gente poi è invidiosa, come la maestra cattiva.
Ci sono tante maestre cattive sapete?
La bambina donna è diventata grande ed ha disegnato il mondo attorno a lei, lo ha fatto colorato insieme a un cantastorie di cui mi sfugge il nome.
Ha costruito lei la casa sull'albero, lui rideva mentre lei costruiva la sua bellissima casa.
- Sei mattissima le diceva, sei mattissima.-
Su quella casa scrive le sue canzoni, le sue poesie.
E' brava la ragazza che sa volare, molto brava.
Ha un gatto di nome Asdrubale, lo so che è un nome scemo, ma il cantastorie ha detto che era quello il nome giusto e lei, lei ha detto va bene.
Ora il gatto sta guardando le nuvole e le vuole prendere, Asdrubale è un gatto tutto matto, matto come il cantastorie, matto come un poeta.
La bambina che sa volare ora è donna, ma non lo guarda. Conta le sue mani, sono due e dieci sono le sue dita, dieci.
Potrebbe fare magie e ne vorrebbe fare una tanto strana, la magia del tempo, ma non le riesce.
Conta le dita e apre le mani, le mani che un cantastorie sta cercando.
Forse vi racconto anche cosa succede.

La casa sull'Oceano

Pallidi soli
oltre la banchisa polare
e barche affondate
sugli scogli della memoria.
Naviganti d'oppio
che hanno perso la rotta
a volte s'attardano
dinanzi l'aurora boreale.
Ho una casa sull'acqua,
un cane con un occhio solo
dalla coda mozzata da un orso polare
e scrivo memorie
mentre i ghiacci si sciolgono
e l'acqua precipita a sud.
A volte la regina delle nebbie
mi viene a trovare,
è cieca
e mi tocca il viso per capire
dove sia la mia bocca,
il suo fiato vapore
io lecco perchè io,
io non la debbo toccare;
questo è il patto
che lei ha fatto con me.
Il mio cane no,
si struscia sulle sue gambe gelate
e ulula preghiere
che lei comprende
perchè è ammaestratrice di anime
e di animali.
Non parliamo,
non vuole
vuole solo che io sia fermo
senza muovere le mie mani
che lei accarezza
perchè è il suo modo d'amare.
La nebbia la porta,
la nebbia la viene a cercare,
mi lascia sempre
qualcosa:
una pietra, una rosa,
un osso di seppia,
ambra di mare,conchiglie di vetro
e anemoi splendenti
dentro tazze di vetro.
Forse mi ama,
forse non può amare,
forse è solo il sogno
di un uomo che vive,
nella casa sull'oceano
con un cane orbo
dalla coda mozzata.

Tessitori di miele

Oltre le dune
di Al Berath,
dolve la luna
rimane a lungo
sul dorso del cammello
anche quando il sole
spegne le stelle,
lì trovi la terra
dei tessitori di miele.

Una zingara è la regina
del popolo che intesse
favole e miele
per venderle al mercato delle utopie.

Tu che sai sempre
il bene ed il male
chiedi a loro dei bambini
saltati sulle mine
o delle bimbe violentate dai soldati
chiedi a loro
ti regaleranno un canestro
di datteri e favole amare.

Io conosco la regina
dei tessitori di miele
dice i ragazzi non hanno bandiere
nemmeno dei
o succhi di odio
solo amore tra un cammello
e un delirio miraggio.

Il suo nome è Anbar
perchè profuma d'ambra
il suo nome è Anbar
ed è lei la regina
dei tessitori di miele.

La mia stella

Ogni fine giornata mi piaceva passare per la spiaggia prima di tornare a casa.
Mi sedevo sulla sabbia a guardare verso il mare e poi in cielo, dove ogni sera, come il buio faceva da padrone, compariva la mia stella.
Non era come le altre, mi guardava, mi parlava e mi consigliava.
Non sentivo le sue parole, ma sentivo che mi sfiorava il cuore e io capivo cosa voleva comunicarmi.
Era la stella più luminosa, più bella.
Un giorno dovetti partire lontano, in un posto senza mare, speravo che comunque avrei potuto continuare ad incontrarmi con la mia stella.
Ogni sera come faceva buio mi affacciavo alla finestra e la cercavo, ma non sono riuscito più a vederla, non ho sentito più il suo calore e le sue carezze al mio cuore.
Come era possibile? Una stella non può sparire da un giorno all'altro, non può essersi spenta così.
Più passavano i giorni e più la malinconia aumentava e la mia stella ormai era sparita per sempre.
Diventai vecchio e dovetti smettere di lavorare.
Con i pochi soldi racimolati presi la decisione di tornare alla mia terra, di tornare dove c'era il mare.
E così feci.
Era cambiata molto la mia terra, il progresso provoca modifiche irreparabili, però ritrovai la mia spiaggia, bella, bianca e con il mare meraviglioso che l'accarezzava con le onde.
Una notte mi ritrovai di nuovo a passeggiare sulla sabbia di notte e ad un tratto sentii una voce che mi chiamava, ma che sembrava venisse da nessuna parte.
Alzai lo sguardo e rividi la mia stella, sempre bella e luminosa, che mi sorrideva.
“Ti ho aspettato tutto il tempo e sapevo che saresti tornato, adesso non potremo più separarci e non avrai nemmeno bisogno di venire in spiaggia tutti i giorni”
“Perché non devo venire in spiaggia, il mio cuore ha bisogno delle tue carezze” le chiesi quasi implorante.
“Non ci sarà bisogno perché adesso verrai da me e non ci separeremo più, e il tuo cuore potrà avere tutte le carezze che non ha mai avuto”
“E come sarà possibile tutto questo?” dissi...
La stella rispose semplicemente:
“Chiudi gli occhi”

Franco

La leggenda del frate che aveva braccia, mani e cuore, da regalare. (Ovvero una storiella per la bimba)

Lodate il signore con umiltà,
diceva il frate lungo la via che portava
verso il margine destro del fiume,
chiedeva noci e lasciava una mano
sul capo del generoso che sorrideva.
 
Non ricordo se era alto o basso,
se camminava veloce oppure lentamente
quando calpestava il terreno
sotto i suoi piedi di sandali vestiti,
ma credeva in qualcosa che abbiamo perduto
negli anni del tempo
che tra noi e lui sono volati.
 
Un giorno incontrò un lupo
che spaventava gli abitanti di quel paese,
gli andò incontro e parlarono a lungo,
che il lupo restava seduto sulle sue zampe
e ascoltava cosa aveva da dirgli
e alla fine guardò per terra e si girò
e andò via e nessuno ne seppe più nulla
che chissà in quali terre andò
e in quali altre terre lasciò
le sue orme di lupo…
 
Un’altra volta parlò agli uccellini
e questi piano smisero
di cinguettare sopra quell’albero
e lui di sotto che parlava
del Signore del cielo e degli uccellini,
eppure loro in silenzio lo ascoltavano
e poi ricominciarono a cinguettare
più forte di prima e lui se ne andò via
che quello che doveva fare lo aveva fatto.
 
A volte mi domando quante volte
noi abbiamo provato a parlare
con il cattivo e con il buono, forse mai…
Elios, Anemos, Thanatos …
eppure nel castello dividevano la tassa
sul grano e sul sangue e ridevano
che nessuno li poteva sopportare più.
 

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