Dal libro dei vivi ignari di sè | ferdigiordanoRosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Dal libro dei vivi ignari di sè

 
1
 
Si sta così tanti sulla terra
che spesso mi chiedo
dov’è presa tutta l’argilla. Se viene da sola
a fare greti alla vita o dalle sponde degradi nel letto.
 
Lento e ignoto, accavallo le gambe
come un fiume i riflessi, un fiume pieno
di ginocchia piegate al sacramento
del risveglio: salve vecchia luce!,
e la vecchiezza è in questo giorno
da diverse settimane, ormai.
 
Pensiero che cambia, allora. Magari
dei miei piedi contro i piedi dell’altra
ed entrambi sostegno capovolto
consapevoli della frescura che ogni nuova
fiamma porta in sé (ho coscienza
che una passione sia il vero muscolo
della data).
 
Intorno la supremazia del calendario:
l’avvento di tutte le facce possibili
come acqua sul volto.
 
 
2
 
un germoglio unisce appena
le caviglie irrequiete
cresce veloce e sprigiona la chioma
 
non lega, appoggia
due punti di fuoco nell’ombra
perché nel fuoco ha la sua fotosintesi
 
spiana l’evidenza dei percorsi
compone nuovi angoli di luce
e modulando le foglie ad arte
nasconde e libera
 
 
          2.1
 
          ma poi che accade alle consorterie
          dei teneri petali? Fanciulletti inibiti che provano
          posizioni di fuga dalle gabbie di rami;
          cavallerie di rugiade che hanno zoccoli liquidi
          e un crine effervescente, esposto alla motilità
          filiforme, sedimenta
          i minerali del cielo dell'aria e del vento
          con il rito pagano del lascito
          secco, sereno, alla terra.
 
          Io non credo a questo astruso racconto
          benché lo osservi e ne parli definendomi in gergo
          un tronco di carne, un pendulo brown
          assiepato nei sensi.
 
          Piuttosto la vita contiene promesse
          di peronospora che imbianca, mangia la foglia.
          Così si mantiene l'ambiente
          e, forse, durerà la muffa.
 
 
3
 
sale.... di fretta,
dalla sepoltura sorge
e il lieve crepitio della vita
tutto si espande.
Esplode come acqua di sorgente,
fresco il pensiero ricade
e segna l'orizzonte
bersaglio di desiderio e ricerca
..di voluttuosa primizia.
 
 
4
 
...e voi
(voi)
cosa ne dite?
Con quei bicchieri di fiele sorbiti,
ubriachi di parsimonia
avrete sempre quella linea benevola d'orizzonte
oscurando le ombre con le pietruzze
le stesse
(sì le stesse)
che vi siete estratte dalla pianta dei piedi
così bisognosa di riposo
ma avete mai percorso chilometri di vita zoppicando di negligenza?
 
 
          4.1
 
          Per quanto la zoppia sia una stortura del passo
          non consegue che camminare, ceduta la gamba, renda colpa
          la negligenza. Si guardi alla chela: un granchio
          che ha perso dal fianco ogni uso di zampe
          sembra un'onda violenta. Costringe il corpo martire
          all'idea della giostra, e ruota - sì: ruota prendendosi in giro -
          finché la rabbia non lo inserra nella crepa d'origine.
         
          Così è la vita, come nelle alghe sommerse:
          intramare le correnti seguendo l'impulso
          che ci è antecedente.
          Comprendo le zampe, del resto,
          che non prendono piede quaggiù.
 
 
          4.2
 
          può regalare salvezze il deserto:
          non si cura della camminata zoppa
 
          lascia il passo profondo staccare
          sulla duna l’accenno dell’altro
          e lo ricopre
 
 
          4.3
 
          si mangia le illusioni il viandante scalzo
          celando le sue orme,
          ma, come segugi appresso,
          gli uomini di morale ne sentono l'odore
          e si fanno forza come il mistral che cresce sulla vela
          e soffiano,
          soffiano di prepotenza le sentenze scritte senza inchiostro
          nei secoli
          ...e nei secoli continua senza sosta quel passare controvento,
          le mappe sono benevolenze d'intenti
          e le linee racchiuse dentro al cranio
          portano a una meta orfana di confini
 
 
         4.4
 
        Lo sbilenco del lupo
 
        l'inciampare equilibri          
        degli zoccoli fessi
 
        zoppi di bisognosa fame
 
        il vecchio
        plasmato nell'uso
        non ha anche
 
       eretto e retto è retto
       molla la schiena
       china, all'erta
       è tardi.
 
 
      4.5
 
      è tardi,
      lo si doveva pensare prima.
 
      Ah!bastardi i ritardi,
      le pensiline,
      i treni che mai arrivano,
      le mete da raggiungere,
      appuntamenti in fumo per minuti secondi,
      i segni sul calendario di lune
      e la preghiera che il ritardo sia un errore,
      scherzi ormonali di natura
      e i pianti nelle notti senza lacrime,
      il pensiero del peso all'ombelico
      e la gioventù bruciata,
      l'amore non definito in cerca di una maschera
      e il mercato in testa che brulica
      ...il brusio
      (quel brusio di domande)
      ma è tardi ora
      e presto la coscienza sarà alla sbarra.
 
 
      4.6
 
      E' tardi!
      Dite forse per l'attesa?
      Perchè crocifiggere il tempo
      alla sua fine
      e cedere le grandi promesse
      agli stessi ladroni?
      Spingere il cuore
      sulle rotaie fuori uso
      non sarà mai una conquista
      ma la limpida certezza
      di vedere il sole...sorgere
      su due linee parallele.
 
 
5
 
Ammetto che vivere tralasci la consapevolezza
degli altri viventi, intanto certificherebbe l'utilità dell'anagrafe.
Non che tutti gli impiegati abbiano comunanza con gli iscritti
(molto spesso si ignorano persino i concomitanti, i prestatori
di biro, i profusori del buongiorno e buonasera - siamo tutti ignorati,
altro che ignoranti!) pertanto non si richiede una memoria
a latere se non per le omonimie dei componenti nelle descrizioni.
Perchè un nome è un nome, ancorché trattenuto
a labbra serrate, spesso indica l'area in cui parcheggiamo il pensiero
con una difficoltà di manovra crescente non per l'ora,
quanto per gli spazi tra le congiunzioni.
Diventa come una escursione alle pendici dei corpi
se davvero lo sussurro per ricevere risposta e risponde
l'intera cordata vuol dire che siamo in uno spazio vuoto
tra la ferita e la benda.
 
Ma a parole diventa semplice incontrarsi di spalle, senza guardarsi
certe volte più che sanare la piaga.
 
 
          5.1
         
          I sussurri s'intrattengono
          su bocche affamate
          il cibo che aspettano
          non vuole sapore
          ma un suono che sazia
          i deboli pensieri.
 
 
          5.2
    
          eppure, è nello sguardo che rimbalza nell'occhio dell'altro
          che trovo il giorno, la forza di muovere
          un passo dopo l'altro, verso l'a fortiori nulla
          che m'attende, per-scelta. nel suo nome scandito,
          diviso in sillabe e fonemi, reso segno
          di resa antica, totale; ammesso il saccheggio,
          la depredazione infinita.
          così potrei dire d'aver vissuto. forse saremo altro
          da ciò che siamo, soli.
 
 
                    5.2.1
 
                    ciascuno ha un nome
                    da portare silenzioso sulle labbra
                    come un sortilegio
 
                    una formula che annulla lo specchio
                    e chiude le dita al conto
 
                    non strette in un pugno
                    ma morbide a non dare peso
                    anzi, a volte, a quel nome si aprono
                    e fanno sulla terra un'ombra
                    proprio come di ali in volo
 
 
                    5.2.2
 
                   Provare una criniera, seguire il furore,
                   ma intenerirsi alla cadenza dei muti, nella pagoda
                   in cui anelano voce per urlare preghiere
                   e costantemente sopravvivere
                   all'incenso che ti vorrebbe cenere
                   dimenticato nei lazzi degli amici
                   però inserito negli esempi
                   da lontano, da più lontano ancora:
 
                   questo fa del nome un flusso continuo
                   una sorgente che gorgheggia.
 
 
          5.3
 
          Era la Roma dei priori
          abbastardita dai barbari
          gonfia di tutto
          l'eredità di Augustolo
 
         caprari che pisciavano
         ad arco sull'arco
         come prima dell'arco
 
         sti millenni passati
         per insegnare la fiacca
         l'occhio bovino
 
         la resa del sacco.
 
 
         5.4
 
         Nulla è più vero che l'assedio e la fiamma. Poi
         anche il sotterfugio della taglia
         che rende crudele il mercenario. Nello scambio
         tra sorriso e ghigno, nemmeno i denti guadagnano
         luce. Ho portato a lungo il desiderio di un Fratello
         sulle spalle, trascorrendo tempo nella Porziuncola
         del suo petto, timorato per la santità degli agnelli
         inconsapevoli, dei galli alle termopili del forno, dei maiali
         insaccati, con il fiume rosso dalla gola, per tutti quei respiri
         che non hanno più polmoni, dei tori, dei vitelli, delle lepri,
         dei tonni, delle quaglie, di ogni specie marina o aerea
         e persino dei metalli derubati dai polsi.
         Ma la grazia, credetemi, la grazia è una virtù
         degli alberi, e qualche filo d'erba.
 
 
 
 
6
 

ritratto di amara
 #
 
 
 
 
 
Di pochi è l’alloro del ricordo
per lo più restano nomi uguali a tanti
-ben incastonati nel marmo-  e  volti
che nel colore datano il trapasso
 
due generazioni sono la cadenza
dell'estinzione
 
A volte una terza bene indotta
ricorda,  come leggenda,
il luogo e il personaggio
per averlo  appreso dal sussidiario familiare
 
ma poi ogni intensità di spirito
e di carne, corollate dai gesti
insani o benedetti
avranno lo stesso peso nullo sulla terra
(altrove, non so)
 
È di pochi quell’alloro
-verde o nero che sia-
e a volte è il caso a determinare il germoglio
 
 
 
 

ritratto di leopold bloom
 #
Era la Roma dei priori
abbastardita dai barbari
gonfia di tutto
l'eredità di Augustolo
 
caprari che pisciavano
ad arco sull'arco
come prima dell'arco
 
sti millenni passati
per insegnare la fiacca
l'occhio bovino
 
la resa del sacco.
 
 
 
 

 #
Nulla è più vero che l'assedio e la fiamma. Poi
anche il sotterfugio della taglia
che rende crudele il mercenario. Nello scambio
tra sorriso e ghigno, nemmeno i denti guadagnano
luce. Ho portato a lungo il desiderio di un Fratello
sulle spalle, trascorrendo tempo nella Porziuncola
del suo petto, timorato per la santità degli agnelli
inconsapevoli, dei galli alle termopili del forno, dei maiali
insaccati, con il fiume rosso dalla gola, per tutti quei respiri
che non hanno più polmoni, dei tori, dei vitelli, delle lepri,
dei tonni, delle quaglie, di ogni specie marina o aerea 
e persino dei metalli derubati dai polsi.
Ma la grazia, credetemi, la grazia è una virtù
degli alberi, e qualche filo d'erba.
 
 

ritratto di Raggiodiluna
 #
 
I sussurri s'intrattengono
su bocche affamate
il cibo che aspettano
non vuole sapore
ma un suono che sazia
i deboli pensieri.
 
 
 
 

 #
Direbbero così le corde basse
inadatte a sole e lenzuola
resistenti al vento, sì, ma concesse
per distanza alla terra.
 
Dalla terra si alza una polvere incomprensibile
che, se pure è da passi gioiosi,
annerisce il cielo o lo umilia.
 
Grida, allora, per tutti quei giorni
che ti hanno lasciato fuori.
 

 #
Ammetto che vivere tralasci la consapevolezza
degli altri viventi, intanto certificherebbe l'utilità dell'anagrafe.
Non che tutti gli impiegati abbiano comunanza con gli iscritti
(molto spesso si ignorano persino i concomitanti, i prestatori
di biro, i profusori del buongiorno e buonasera - siamo tutti ignorati,
altro che ignoranti!) pertanto non si richiede una memoria
a latere se non per le omonimie dei componenti nelle descrizioni.
Perchè un nome è un nome, ancorché trattenuto
a labbra serrate, spesso indica l'area in cui parcheggiamo il pensiero
con una difficoltà di manovra crescente non per l'ora,
quanto per gli spazi tra le congiunzioni.
Diventa come una escursione alle pendici dei corpi
se davvero lo sussurro per ricevere risposta e risponde
l'intera cordata vuol dire che siamo in uno spazio vuoto
tra la ferita e la benda.
 
Ma a parole diventa semplice incontrarsi di spalle, senza guardarsi
certe volte più che sanare la piaga.
 

ritratto di Raggiodiluna
 #
E' tardi!
Dite forse per l'attesa?
Perchè crocifiggere il tempo
alla sua fine
e cedere le grandi promesse
agli stessi ladroni?
Spingere il cuore
sulle rotaie fuori uso
non sarà mai una conquista
ma la limpida certezza
di vedere il sole...sorgere
su due linee parallele.
 
 

 #
è tardi,
lo si doveva pensare prima.
 
Ah!bastardi i ritardi,
le pensiline,
i treni che mai arrivano,
le mete da raggiungere,
appuntamenti in fumo per minuti secondi,
i segni sul calendario di lune
e la preghiera che il ritardo sia un errore,
scherzi ormonali di natura
e i pianti nelle notti senza lacrime,
il pensiero del peso all'ombelico
e la gioventù bruciata,
l'amore non definito in cerca di una maschera
e il mercato in testa che brulica
...il brusio
(quel brusio di domande)
ma è tardi ora
e presto la coscienza sarà alla sbarra.
 

ritratto di maria teresa morry
 #
Metterò la stella  gialla per questa coscienza
come la portarono i miei avi
sotto il muro di Cracovia
innalzato di rossi mattoni
nell'angoscia di un'unica  notte,
stellata come poche,
fatale come tutte,
mentre la  Vistola gemeva
nel suo rassegnato fluire
ed  Uriele dalle  ali  regali
chiedeva, implorava vendetta.
 
 

ritratto di leopold bloom
 #

Lo sbilenco del lupo

 

l'inciampare equilibri

degli zoccoli fessi

 

zoppi di bisognosa fame

 

il vecchio

plasmato nell'uso

non ha anche

 

eretto e retto è retto

molla la schiena

china, all'erta

è tardi.

 
 

 #
si mangia le illusioni il viandante scalzo
celando le sue orme,
ma, come segugi appresso,
gli uomini di morale ne sentono l'odore
e si fanno forza come il mistral che cresce sulla vela
e soffiano,
soffiano di prepotenza le sentenze scritte senza inchiostro 
nei secoli
...e nei secoli continua senza sosta quel passare controvento,
le mappe sono benevolenze d'intenti
e le linee racchiuse dentro al cranio
portano a una meta orfana di confini
 
 
 

 #
...e voi
(voi)
cosa ne dite?
Con quei bicchieri di fiele sorbiti,
ubriachi di parsimonia
avrete sempre quella linea benevola d'orizzonte
oscurando le ombre con le pietruzze
le stesse
(sì le stesse)
che vi siete estratte dalla pianta dei piedi
così bisognosa di riposo 
ma avete mai percorso chilometri di vita zoppicando di negligenza?
 
 

 #
Per quanto la zoppia sia una stortura del passo
non consegue che camminare, ceduta la gamba, renda colpa
la negligenza. Si guardi alla chela: un granchio
che ha perso dal fianco ogni uso di zampe
sembra un'onda violenta. Costringe il corpo martire
all'idea della giostra, e ruota - sì: ruota prendendosi in giro -
finché la rabbia non lo inserra nella crepa d'origine.
Così è la vita, come nelle alghe sommerse:
intramare le correnti seguendo l'impulso
che ci è antecedente.
Comprendo le zampe, del resto,
che non prendono piede quaggiù.
 

ritratto di amara
 #
 
 
 
 
può regalare salvezze il deserto:
non si cura della camminata zoppa
 
lascia il passo profondo staccare
sulla duna l’accenno dell’altro
e lo ricopre
 
 
 
 

 #
ah, certo: il deserto è il commesso che incarta
la merce. Sostiene il regalo col suo nastro dorato.
Un fiocco è una duna, l'altro capo sta nell'oasi.
Il primo si sposta mentre soffio sul nome
il secondo fiorisce nella sede degli occhi.
 
Diciamo che il cuore è nomade nello stesso posto.
 

ritratto di amara
 #
 
 
 
 
 
Può essere breve la distanza tra sabbia e ristoro
eppure non riconoscere la pista
 
si potrebbe così pensare di confondere
salvezza e perdizione
senza avvedersi che ogni rotta
è stretta tra il petto e la schiena
 
Questo voglio dire:  il cuore può smarrirsi
anche ruotando su un grano
 
 
 
 

ritratto di Raggiodiluna
 #
sale.... di fretta,
dalla sepoltura sorge
e il lieve crepitio della vita
tutto si espande.
Esplode come acqua di sorgente,
fresco il pensiero ricade
e segna l'orizzonte
bersaglio di desiderio e ricerca
..di voluttuosa  primizia.
 
 

ritratto di amara
 #
 
 
 
 
 
un germoglio  unisce appena
le caviglie irrequiete
cresce veloce e sprigiona la chioma
 
non lega, appoggia
due punti di fuoco nell’ombra
perché nel fuoco ha la sua fotosintesi
 
spiana l’evidenza dei percorsi
compone nuovi angoli di luce
e modulando le foglie ad arte
nasconde e libera
 
 
 

 #
ma poi che accade alle consorterie
dei teneri petali? Fanciulletti inibiti che provano
posizioni di fuga dalle gabbie di rami;
cavallerie di rugiade che hanno zoccoli liquidi
e un crine effervescente, esposto alla motilità
filiforme, sedimenta
i minerali del cielo dell'aria e del vento
con il rito pagano del lascito
secco, sereno, alla terra.
 
Io non credo a questo astruso racconto
benché lo osservi e ne parli definendomi in gergo
un tronco di carne, un pendulo brown
assiepato nei sensi.
 
Piuttosto la vita contiene promesse
di peronospora che imbianca, mangia la foglia.
Così si mantiene l'ambiente
e, forse, durerà la muffa.
 
 

 #
Perchè io dico della muffa come nucleo
dell'umido bosco, una bava che fuoriesce
dall'inizio del mondo con la larga schiera
di batteri che vanno da un punto all'altro
dell'esistenza senza mai chiamarsi
diversamente da: ehi! sei tu quello dell'origine
delle scoperte? O sei l'altro,
indefinibile suggello, che liquefa le idee
in consorterie di vermi?
 
 
 

 #
Il verme, per come lo intendo, non fa male a ritenersi serpente.
Tuttavia, mette le cento, mille zampette
e rolla sul fianco muovendosi ad onda.
imita il mare senza conoscerlo,
accostato allo stagno, alla pozza, alla goccia.
Il verme che fa il serpente annuncia sentenze,
debutta nei balli con una voce greve
sgraziata, in linea con la mimetica della pelle.
Eppure, col suo titolo lungo, spesso non vede
che dietro una  foglia c'è un becco ancora più lungo
che lo aspetta e lo schianta, nel differente silenzio.
 
La vita degli ignari di sè diventa speculazione nel volo:
dà forza ai tendini che innescano ali pazienti.
 

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