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Dalla scena al dipinto - Mart Rovereto (Trento)

 
Un atto dovuto nei confronti del teatro, musa ispiratrice della pittura, ispirata dalla sua forza generatrice, in grado di condizionare modelli culturali alla base di numerose correnti artistiche fino ad arrivare a forme espressive avanguardistiche. Un legame che ha radici antichissime. Le affinità elettive alla base delle arti visive con il teatro non erano state mai così svelate mirabilmente, come nella straordinaria mostra inaugurata al Mart di Rovereto, (visitabile fino al 23 maggio) il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, considerato uno dei musei di riferimento a livello europeo tra i più importanti sulla scena internazionale. E di scena si parla nell'imponente esposizione “Dalla scena al dipinto. La magia del teatro nella pittura dell'Ottocento. Da David a Delacroix, da Füssli a Degas”, curata da Guy Cogeval e Beatrice Avanzi con la direzione scientifica di Gabriella Belli, Marie-Paule Vial e Matthew Teitelbaum. Un allestimento su progetto di Hubert Le Gall. Si tratta di una coproduzione tra Mart, Direction des Musées de Marsille e Art Gallery of Ontario di Toronto. Con questo progetto il Mart completa e approfondisce i temi che furono al centro dell'esposizione “La Danza delle Avanguardie” (dicembre 2005- maggio 2006), una mostra che percorreva tutto il ‘900 in ambiti contigui, il teatro di danza e la pittura.

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Ora il Mart offre l'occasione unica e preziosa di poter ammirare una raccolta di circa duecento opere tra dipinti, bozzetti scenografici, maquette, disegni, provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, tra cui il Musée du Louvre, il sostegno speciale del Musée d'Orsay di Parigi (il presidente Guy Cogeval è anche membro del Comitato Scientifico del Mart), la Kunsthaus di Zurigo, il British Museum e il Victoria and Albert di Londra, il Metropolitan Museum di New York. Il focus punta l'attenzione sul teatro e la scena come chiavi per un'inedita (e riuscita) lettura analitica per raccontare visivamente (le suggestioni visive suscitano nello spettatore continue emozioni date anche dalla spettacolarità dei quadri esposti e per l'imponenza di alcune tele), il cammino progressivo della pittura verso la modernità. Un continuo dialogo che si svela man mano attraversando le varie sale tematiche dove campeggiano opere straordinarie appartenti ai grandi nomi della pittura ottocentesca, da Jacques-Louis David a Eugène Delacroix, da Jean-Auguste-Dominique Ingres a Edgar Degas (la presenza di questo artista è sicuramente centrale nel contesto divulgativo della mostra, un pittore tra i più “teatrali” di tutta la storia della pittura, in particolare del mondo della danza, che è riuscito a portare avanti in modo personale l'eredità e l'immaginario teatrale dei romantici. In mostra oltre dieci delle sue opere, tra le quali: “L'Orchestra dell'Opéra” del 1870, dove abolisce il punto di vista centrale che il Romanticismo dettava nella pittura. In Degas lo spettacolo si riduce ad un semplice pretesto decorativo, nei suoi quadri il confine della tela ignora il confine della scena, rifiutando volutamente la gerarchia dello spazio. La sua è una pittura che oggi potremmo definire come una sorte di backstage dello spettacolo, cosa avviene dietro le quinta, del palcoscenico. S'impone nel quadro una visione prospettica tutta centrata sugli orchestrali in buca intenti a suonare, con tale evidenza da far risultare solo a margine, come un dettaglio secondario, lo spettacolo di danza sul palcoscenico, reso con pennellate veloci, brevi, dove il colore crea il movimento, mentre è evidente l'assenza del pubblico. Degas è sicuramente l'artista che meglio è riuscito a descrivere il rutilante mondo dello spettacolo, il gioco delle finzioni teatrali, lo svelamento dei trucchi artificiosi. “Prove di balletto sulla scena”, è un'altra sua opera dove scatta un'istantanea rubata prima di andare in scena. Le ballerine non sono ancora le leggiadre figure che danzeranno.

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Fin dalla fine del '700 gli artisti venivano catturati dal fascino del teatro riportando in pittura le suggestioni ispirate dalle tragedie e dai melodrammi rappresentati sulle scene. Spiega bene la discalia introduttiva a tutto il percorso espositivo: “Il teatro influenza la pittura a tema storico e ispira una nuova drammaturgia, gli atteggiamenti di personaggi rappresentati risentono della globalità teatrale e la composizione del quadro si rifà alla prospettiva illusionistica”. Jacques -Louis David da vita a un ambiguo gioco: la pittura riprende la storia e la trasforma in teatro. In opere come “Il giuramento degli Orazi” o “Il compianto di Andromaca sul corpo di Ettore”, l'azione che si svolge impone e cattura l'attenzione dello sguardo come in presenza di una rappresentazione teatrale. Il linguaggio è prepotentemente scenico. L'evocazione che emana il soggetto dipinto è teatro a tutti gli effetti. Un quadro fondamentale che rappresenta la progressione nell'evoluzione della teatralità nell'opera pittorica. Citazione d'obbligo per l'opera monumentale “Lear caccia Cordelia”, opera che vale da sola una visita al Mart, in grado di emanare una forza suggestiva che riesce ad “ipnotizzare” il visitatore. Giustamente Guy Cogeval ricorda che “Füssli non illustra Shakespeare, lo porta a compimento, nel senso che rivela l'abisso morale aperto dal suo teatro”. L'intento della mostra è anche quello di mettere a confronto tra loro le opere esposte dimostrando come lo stretto rapporto tra pittura e teatro abbia avuto tra i suoi esiti più significativi quella “smaterializzazione della visione”, che diventerà l'elemento predominante dell'arte scenica e anche pittorica nel Ventesimo secolo.

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La passione per il teatro contagerà tutti gli stili pittorici come spiega Guy Cogeval nel saggio pubblicato nel prezioso catalogo espositivo (a cura di Skira), “ per oltre un secolo e mezzo l'arte europea è stata soggiogata dal demone della scena”. Il teatro ha influenzato tutta la storia della pittura moderna (scorrendo le opere esposte ci si trova dinnanzi a vere e proprie mutazioni del gusto artistico con chiari ed espliciti rimandi che caratterizzavano le messe in scena teatrali riferibili alle epoche in cui le opere sono state dipinte), dal Neoclassicismo (David e Anne -Louis Girodet), Romanticismo (opere di Paul Delaroche e Jean – Auguste – Dominique Ingres, le cui opere sono drammi teatrali “messi in scena” sulle tele), dove la drammaturgia di Shakespeare avrà un ruolo fondamentale nell'ispirare pittori quali Füssli, il maggior interprete della sua opera drammaturgica. Come non restare abbagliati dalla potenza espressiva dinanzi al quadro “Le tre streghe” ispirate dal Macbeth. Nessun altro pittore è riuscito come Füssli a rendere visibile il lato “oscuro” di tragedie come il Macbeth e Amleto. Capace di influenzare la pittura successiva anticipando il romanticismo “noir”, icona di questo genere è sicuramente il quadro di John Singer Sargent “Ellen Terry nel ruolo di Lady Macbeth”, nella sua follia allucinata emana una potenza espressiva senza eguali. Appartiene alla sezione “Estenuazione del Romanticismo” l'opera di Jean-Léon Gérôm, “Uscita dal ballo in maschera”dove si rappresenta un duello che assume una connotazione teatrale quasi paradossale: gli sfidanti sono abbigliati in maschera, chi da Arlecchino, chi da indiano pellerossa, e un esangue Pulcinella ferito a morte.

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Meritevole di segnalazione anche la pittura di Francesco Hayez che ancora una volta da forza alla relazione tra arte e teatro in età romantica. Docente all'Accademia di Brera a Milano, membro della commissione artistica, valutava la qualità degli allestimenti scenici per gli Imperial Regi Teatri di Milano, Teatro alla Scala e Cannobbiana. Profondo conoscitore del mondo del teatro, la sua pittura riprende le suggestioni, i modi e i temi del grande melodramma italiano, in particolare delle opere di Giuseppe Verdi. Si dedica alla raffigurazione dei più noti protagonisti della scena teatrale in pieno Il melodramma con “Le scenografie dell'Opéra di Parigi dal 1810 al 1873”. In mostra bozzetti e modellini scenografici, maquette, realizzati per allestimenti che dimostrano l'evoluzione estetica nella scenografia come il genere “grand opéra francais”, genere in cui si associa opera e balletto e sostituisce i soggetti storici ai temi mitologici, dispiegando mezzi per creare spettacoli sontuosi e ricchi, moltiplicando gli effetti scenici. Il primato ottenuto dal talento dai scenografi italiani superava quello dei loro colleghi francesi all'inizio del Diciannovesimo secolo, e il ribaltamento ottenuto solo mezzo secolo dopo, quando Verdi e Wagner riconoscono la qualità in primis dell' Opéra parigina e la indicano quale esempio per gli altri teatri europei. Il percorso espositivo vale la pena centellinarlo con molta calma, sostando a lungo per lasciarsi “impressionare”. Si prosegue fino ad arrivare al Simbolismo , ultima sezione che conduce alle sperimentazioni delle avanguardie artistiche del '900, quando il rapporto con la sperimentazione teatrale d'avanguardia conduce gli artisti alle soglie dell'astrazione. Wagner lo aveva già anticipato nel suo progetto di “opera d'arte totale” e artisti come Henri-Fantin – Latour ed Odilon Redon dimostrano chiaramente l'influenza subita dai soggetti wagneriani in linea con l'aspirazione di una fusione tra le arti. Un'icona che mescola mito e realtà è il preziosissimo “L'attore Josef Lewinsky nel ruolo di Carlos in Clavigo “di Gustav Klimt, il cui ritratto è contornato da un alone che diventa luogo onirico, magico, simbolico.

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C'è anche chi fa della sua pittura una geniale intuizione di cosa accadrà in futuro sul set cinematografico nel girare la scena clou di un film. Jean – Paul Laurens anticipa ne “La scomunica di Roberto il Pio”, - è ancora Guy Cogeval a spiegarne il motivo - “il campo lungo pervaso dal vuoto che occupa il primo piano della composizione, i vescovi che lasciano in fretta la sala, la prostrazione della coppia isolata. Il vuoto è protagonista anche del “San Giovanni Crisostomo e l'imperatrice Eudossia”, dove è evidente l'intuizione da parte del pittore, di ciò che sarà la sequenza cinematografica: il campo – controcampo”. Imperdibile sotto ogni punto di vista.
 

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Dalla scena al dipinto. La magia del teatro nella pittura dell'Ottocento.
6 febbario – 23 maggio 2010 Mart Rovereto (Trento)
orari: martedì – domenica 10.00 -18.00 venerdì 10.00 -21.00, chiusa il lunedì. Ingressi: 10 euro, ridotto 7 euro, gratuito fino a 18 anni e over 65.
Numero verde 800.397760
prenotazioni: info@mart.trento.it, infogruppi@mart.trento.it
prevendite www.mart.trento.i, online www.vivaticket.com
di Roberto Rinaldi e pubblicata su www.teatro.org e Arteovunque. L'espresso /Repubblica Blog
 
 
 

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