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Concorso in 20 gg: Febbre di A. Iurilli Duhamel - i vincitori

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Corri Lien Dao © R. Ambrosia

 
Corri Lien Dao, perché la terra trema,
corri perché dal cielo scende il fuoco.
Corri Lien Dao, più veloce delle fiamme,
più veloce di questa nube
che avvolge e avvampa.
[lo chiamano napalm quegli uomini a bordo dei B-52 che odorano di dopobarba
e lanciano messaggi di morte]
Corri Lien Dao, perché il tuo cuore è in fiamme e la foresta arde,
corri ma non voltarti a guardare il villaggio che brucia.
Corri Lien Dao, corri perché il mondo muore.
 
 

Oltre là, dei confini © Taglioavvenuto

 

Oltre là, dei confini
preghiere, l'indietro di un viaggio
suffragò di bellezza
le schiume il mare
e scomparve
offuscò il cielo
d'oro, di bianco, rosso
comparve e sospese/di attimi sempre

Non Importava più © Selly

 

Non importava più
dentro quale vestito calarsi
Né, al tatto,
interessava di sete e di organze
Abbassava gli occhi
cieca
al rumore degli altri
raggiungendo la vena
fin dove il sangue occultava
confidenze dell'alba
Picchiettava sulle ossa, la sera
con le mani libere dal tempo
e il polpastrello baciato per ore
da una bocca del sole

Arde tramonto © Grizabella

 

Arde tramonto di fuoco
sulla mia verità celata
vergogna sì ma
nessun pentimento
occhi bassi su
labbra chiuse
[quanto ci sarebbe da dire]
finirà tutto con me
nessun ferito
solo io
niente di più.

M'avvicinai alla fiamma © M. Teresa Morry

 

M’avvicinai alla fiamma, decisa ad entrarci dentro. Come attratta dall’intensità dell’anima sua che si dimenava e dibatteva in lingue mutevoli ora rosse e arancio, ora cangianti. La bocca della fornace, il magma del vulcano, il centro catramoso della terra, l’ingresso dell’inferno, nei minerali liquefatti e sobbollenti; inferno, semmai ve ne fosse uno ancor più bruciante di quello interiore, che urge dentro di noi e ci consuma. Già sentivo la pelle del viso ritirarsi rinsecchirsi, aprirsi e sfaldarsi come pergamena, perdere le stille d’acqua, attaccarsi all’osso, e di colpo mi arsero ciglia e capelli della fronte. Né gli occhi potevo più tenere aperti ché le orbite s’asciugavano come sassi sotto al sole cocente d’agosto. Presto iridi e pupille sarebbero caduti come gemme scalzate. In quel tal fuoco soltanto la fuga mia, accettando di diventare carbone e poi cenere. Tutto sarebbe stato risolto in una sola linguata portando verso l’alto le mie cellule combuste, i tizzoni della mia povera camicia insanguinata, il legno corroso dei miei zoccoli. E poi forse pagliuzze infinitesimali, impalpabili come fiori di soffione, sarebbero rimasti, girovaghi, a mormorare… nell’aria tra noi, tra voi, sopravvive la Strega.

 
 
Progettazione grafica e web editing: Anna De Vivo
 
 

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a cura di Ezio Falcomer

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