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Sta mai ferma la notte? - concorso in 20 giorni - vincitori

sta mai ferma la notte?

Panta rei © inchiostroblu

Scivolano sui sassi
strisce di sangue salmastro
sono sacco che si svuota
su una soffitta polverosa.
Dimenticato.
Pellicola di un film mai concluso
scorrono fotogrammi nebbiosi
sono istantanea di una vita
in continuo flash back.
Sconclusionata.
Si deformano le ore
orologi senza lancette
sono tempo che si altera
dentro un’alba sempre nuova.
Scolorita.

 

L'incontro © Rinaldo Ambrosia

Il buio aveva già iniziato a cancellare la luce. Le ombre erano pozze scure che confondevano gli edifici e avanzavano a lambire e a saturare spazi nascosti, sino a confondere le pietre del selciato e i muri delle case. Calli e ponti sparivano risucchiati dalle pieghe delle ombre, in bilico tra l'atmosfera onirica e la notte. Sprazzi di luce dettati da scarsi lampioni rendevano la scena ancora più misteriosa. La notte regnava sovrana sulla città e sulla laguna.
Camminavo leggero e spensierato, senza ombra d'inquietudine, immerso in quella magia che solamente Venezia sa donare, confusa tra sogno e realtà. Ero sbucato, nel mio peregrinare senza meta, in un piccolo campo. Una lama di luce tagliava di sbieco la sagoma di un campanile e tra due case si apriva una corte sconta. Il campo era deserto. Il silenzio incombeva assoluto nella notte.
Avevo azzerato ogni pensiero interiore e, libero, mi godevo questi istanti di completa magia.
Dall'angolo di una casa, era spuntato un anziano signore, intabarrato in uno scuro mantello. Avanzava lentamente appoggiandosi ad un bastone. Il capo chino, borbottando tra sé e sé. A metà campo, un gatto era sgusciato fuori dall'ombra e poi si era fermato immobile. Aveva ingobbito la schiena e rizzato la coda. I due si erano osservati per un attimo.
- Ah... i gatti... - aveva esclamato al mio indirizzo quello strano individuo, poi aveva aggiunto: - la notte è piena di gatti... la Serenissima dovrebbe provvedere...
Puntando uno scarno dito verso di me, con fare inquisitorio, aveva aggiunto:
- Forèsto, siòr? -
Avevo biascicato un sì più che altro per non contraddire quello strano individuo. Osservavo il suo viso. Occhi scuri, vivaci, su uno sguardo teso. Un naso affilato, importante e quell'ansimare che sembrava dovesse crollare a terra da un istante all'altro.
Dopo un attimo di sospensione, aveva ripreso a parlare.
- Sì, anch'io viaggiai molto... in nome di Dio... viaggi costosi, perché vi erano sempre persone al mio seguito che mi accompagnavano... - aveva tirato fuori un fazzoletto guarnito di pizzi e si era soffiato il naso, tra un ansimare e l'altro, con il fragore di una tromba. Poi, con aria di rammarico, aveva sottolineato:
- Ah... i ducati e gli zecchini spesi... che la mia tasca non ha contrastato.
Si era appoggiato meglio al bastone, cercando di contenere il suo equilibrio precario e dare maggior spazio al suo respiro. Il gatto era schizzato via come un fulmine, tagliando di traverso verso la corte sconta. Per un minuto, per me eterno, eravamo rimasti in silenzio poi, improvviso come un lampo, da una finestra aperta, un fiotto di musica si era riversato sul campo.
- Xé la mia musica, siòr... dicono a mio dispetto che ho riscritto lo stesso concerto centinaia di volte. - poi biascicando tra sé e sé - xé tropo per mi... xé tropo... ghe garantisso che xé na resìa, na folia!
Un crescendo di violini che si rincorrevano sulla partitura di un andante, rimbalzava sui muri delle case, sembrava che gli intonaci stessi delle case vibrassero all'unisono. Un guizzo di luce aveva colpito il suo viso, incorniciato da una parrucca bianca.
- Va ad un ballo in maschera? - gli avevo domandato, punto da curiosità.
Aveva carezzato, con fare distratto, i boccoli della parrucca, poi aveva biascicato.
- Ah... no. Voglia Dio... no. Questa... questa l'ha fatta il francese... il padre di Anna... Anna Girò, la mantovana, il mio contralto... suo padre, monsieur Testiere, è stato un fabbricante di parrucche... E' lei la mia cara e costante amica... la mia musa ispiratrice... la convenuta che debbo incontrare... ma, di grazia, prima debbo recuperare i manoscritti dei miei spartiti e il mio violino...
- Ascolti... la sente ? È ella che per grazia di Dio mi chiama...
Lucio... Luciooo.
Un rumore improvviso alle mie spalle mi aveva distolto dalla conversazione. Mi ero voltato.
Il gatto, in cerca di cibo, aveva fatto ribaltare a terra una cassetta in bilico su di un mucchio di rifiuti.
Rigirandomi, il campo era deserto.
Quello strano individuo era scomparso.
L'avevo cercato lungo la calle, guardato all'interno della corte sconta, spinto lo sguardo in avanti, giù sino al ponte, ma nulla. Tutte le porte erano sbarrate.
E l'uomo era scomparso.
Un velo d'inquietudine mi aveva assalito.
Rientrando nel campo, nel muro davanti a me, un angolo di una locandina era mosso da una leggera brezza. Mi ero avvicinato. Un manifesto, in bianco e nero, dall'aria vetusta, annunciava un concerto.

 

L'Estro Armonico
CONCERTI
DA D'ANTONIO VIVALDI
Musico di violino è Maestro de concerti
del Pio ospidale della Pieta di Venezia

 

E sotto la dicitura compariva l'immagine del Compositore.
Da quel viso, occhi scuri e un naso concertante mi osservavano, mentre le labbra trattenevano a stento un sorriso.

 

Antonio Lucio Vivaldi. Venezia, 4 marzo 1678 - Vienna, notte del 27 e 28 luglio 1741

 

La Noche © Andrea Occhi

Seduto sulla sella della Ducati rossa, osservava l’orizzonte oltre la cui linea increspata il sole appariva dimezzato, reciso nella sua metà inferiore da una lama scura di vegetazione. Da quando Irina se ne era andata, trascinata via e smembrata da una belva di lamiera, mentre attraversava sulle strisce pedonali, aveva smarrito ogni entusiasmo. Era divenuto cattivo. Solo quella fase crepuscolare lo rasserenava. Aveva rassegnato le dimissioni e con la liquidazione aveva acquistato una moto veloce, con assetto da gara, e una pistola. Non sapeva perché una pistola. Era stato pure obiettore di coscienza, detestava le armi. Ma le cose cambiano, non sorgono identiche ogni mattina e tramontano identiche ogni sera. Non gli piaceva la monotonia e Irina era una trottola russa. Era proprio come un’interminabile matrioska, dai contenuti sempre diversi l’uno dall’altro, infiniti. La amava Irina. A volte si vergognava dei suoi pensieri. La immaginava nuda mentre lo spogliava con la delicatezza di un militare, impartendogli ordini. E lui che il russo non lo capiva ancora bene veniva sottoposto a punizioni corporali che lasciavano piacevoli segni sulla pelle. Si vergognava ancora di più, quando si donava piacere da solo, disteso sulla sua metà del letto, pensando a lei.
Le ombre continuavano ad allungarsi, la luce a illanguidire. Vesper brillava nel cobalto sopra di lui. Calcò il casco sui capelli trasandati e avviò il motore. Sapeva dove abitava, ne aveva studiato ogni abitudine, ogni piccolo dettaglio. Lo conosceva perfettamente. Era un abitudinario. Uno di quelli che partecipano alla funzione religiosa domenicale sempre alla stessa ora, nella stessa chiesa, naviga su siti porno e recluta puttane minorenni per quando si ferma con il camion di notte, offrendo loro cocaina e alcol. Un uomo normale, con i suoi passatempi ed una famiglia a casa. Nulla di strano. Quell’uomo gli aveva portato via la vita non solo quella di Irina. Quando lo vide in canottiera, con i tatuaggi sulle braccia, il nome della moglie e dei figli, seduto al tavolino del bar, con un tablet acceso, intento a scrivere, parcheggiò la moto. Sfilato il casco gli si avvicinò. Estrasse la pistola e senza una parola premette il grilletto. La fronte corrugata e stupita si immobilizzò attorno a quel piccolo foro scavato dal piombo. Ebbe un’erezione nel vederlo morire. La testa si inclinò in avanti e lo schermo si capovolse. Stava organizzando un incontro per il prossimo viaggio. “Estrella è molto ricercata, señor! La chiamano "La Noche”, perché lavora dal tramonto all’alba senza alcuna sosta ed è cara, señor!” Volse le spalle al morto e tornò a casa. Quell’erezione Irina non la doveva perdere.

 
 
notte
 

© inchiostroblu prima classificata al concorso Sta mai ferma la notte? - Concorso in 20 giorni - sezione poesia - con  Panta rei  

 

© Rinaldo Ambrosia primo classificato ex aequo al concorso Sta mai ferma la notte? - Concorso in 20 giorni - sezione racconti - con  L'incontro

 

© Andrea Occhi primo classificato ex aequo al concorso Sta mai ferma la notte? - Concorso in 20 giorni - sezione racconti - con  La Noche

 

Progettazione grafica e web editing: Anna De Vivo

 
 

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a cura di Ezio Falcomer

♦Compagnia di teatro sul web Accademia dei Sensi♦

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