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esercizi di lingua 1 - Franca Figliolini e taglioavvenuto

 
 di Franca Figliolini
 
  1.
 
- vengo a dirvi dell'amore, spiega
abbassando lo sguardo,
un lieve rossore
sulle guance come un'alba che sorgesse
un'unica alba lucente
 
2.
ovvero un tramonto, pensandoci
un tramonto d'inverno
una riga di luce rosata nell'indaco, che sottolinei
la linea dell'orizzonte
 
3.
o comunque sia un lieve rossore, dicevamo,
un'esitazione
prima di aggiungere
- io so tutto dell'amore
 
4.
e tacere poi
lasciandoci convinti d'aver capito
 
 
 

 
 
di taglioavvenuto
ANALISI DI:
1.
 
- vengo a dirvi dell'amore, spiega
abbassando lo sguardo,
un lieve rossore
sulle guance come un'alba che sorgesse
un'unica alba lucente
 
2.
ovvero un tramonto, pensandoci
un tramonto d'inverno
una riga di luce rosata nell'indaco, che sottolinei
la linea dell'orizzonte
 
3.
o comunque sia un lieve rossore, dicevamo,
un'esitazione
prima di aggiungere
- io so tutto dell'amore
 
4.
e tacere poi
lasciandoci convinti d'aver capito
 
La struttura generale del componimento:
1) si può per prima cosa far notare che manca un titolo, e ciò potrebbe stare a significare che si sarebbe seguita una certa tendenza poetica moderna che non solo incoraggia, ma persegue il disegno di creare un interdialogo assolutamente libero tra lo scrittore ed il lettore, sicché tutti e due diventano, con l’interpretazione dialettica che così si imporrebbe, contestualmente autori ed attori comprimari del testo.
2) Non pare così, però, nel nostro caso, in quanto la significazione più propria da attribuire ai numeri arabi posti sopra ogni strofa è quella di una quantificazione progressiva, il che farebbe presupporre un inizio ed una fine che non appaiono, di essere cioé, questo.fraseggio, una parte intermedia.
3) Gli elementi 1) e 2) combinati insieme fanno a loro volta propendere per definire il suddetto componimento una “stanza”, cioè una porzione di una composizione più ampia, quale potrebbe essere un poema. Le stesse strofe in numero di quattro e la musicalità impressa ai versi riecheggiano una struttura a “sonetto”, seppur non classico nella diversificazione e distribuzione per endecasillabi, cella tipica di un’opera più grande, in tal modo avvalorando la tesi sopra esposta.
La struttura particolare del componimento
Il componimento si svolge in quattro strofe, come sopra detto. Sono sulla scena due soggetti di cui uno trascendente ed uno immanente. Si tratta di un gioco, naturalmente, perché il soggetto è, e rimane, uno solamente.
 
Nella prima strofa il soggetto così detto presente si limita ad ascoltare ciò che con tutta verosimiglianza è l’inizio di un rispondersi ad un’ interna domanda.
Nel dispiegarsi dei cinque versi già appare in tutta evidenza la delicatezza, la grazia, la timidezza del fantastico interlocutore, l’aspetto cioè che gli viene attribuito. Ma l’ attribuzione in questo caso è doppia, in quanto nel contempo l’autore fa propria quella natura che descrive nell’altro.
L’alba del penultimo verso a voler significare l’universale.
 
Nella seconda strofa una sospensione: pensandoci.
Il soggetto immanente ora è solo con sé stesso. Contrappone, all’alba sorgente, lucente, della prima strofa, l’immagine del tramonto, fattosi una riga. [seppure splendida ugualmente di colori] Un due: un rosa ed un indaco “che sottolinei la linea dell’orizzonte”. Ci vedo la traccia di un sogno, di un’aspirazione.
 
Nella terza strofa si trova una specie di presa d’atto, un abbassarsi di toni sottolineato dal quel “lieve rossore” ripetuto, che non ha più lo smalto della prima strofa e da quel “dicevamo” che va a contrapporsi (come termine finale di un processo?) allo “ spiega” iniziale e al “pensandoci” intermedio, ancora riflessivo.
Simbolo di tutta l’intera strofa la parola “esitazione”.
 
La quarta strofa in forma di distico, sul quale sono rimasto perplesso fino all’ultimo non tanto per il senso, quanto se leggerlo come una terzina cui era stato tolto, deliberatamente o meno, il verso iniziale “io so tutto dell’amore”, ma sintatticamente è giusto così, ci avvolge; quindi poeticamente coinvolge, sia l’Amore, soggetto trascendente del Dialogo, sia il soggetto immanente, sia il lettore, in un’atmosfera limbica. Un’atmosfera dantesca, cui anche la forma scelta per il componimento, la stanza ed il sonetto, a mio avviso vuol richiamarsi.
Finirei con l’attribuire, finalmente, un titolo all’intero componimento di cui si è appena analizzato una parte: L’Amore ed Io.
 

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a cura di Ezio Falcomer

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