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Scrivi una "fiabola" o poesia natalizia - concorso in 20 gg - i vincitori

fiabola
 
 

Passo dopo passo© Stefania Stravato

 
passo dopo passo,
salgo la notte che si stende
tra mille lune
la terra nuda della tua primavera
è polvere di sangue che respiro
in questa vertigine di fuoco
per incontrarti, figlio
nella ferita aperta di quest'altra stella
che inutilmente
nasce e muore su un pontile di sale.
 

Imprigionati © Pinotota

 

Imprigionati
i miei sogni di bambino
lontani i tempi
dei cortili e dei giochi
e così
dopo tanti anni
salvo ancora
un angolino di cielo
al limite del mio spazio
dove ripescare
le antiche favole
di renne e slitte
di pentole sul fuoco
e lunghe attese
tra lenzuola candide
di luna
e fragranze sopite
al di là delle tende
di lino....

Volevo offrirti farfalle © Sara Cristofori

 
Volevo offrirti farfalle
da accarezzare
(le speravo dietro quelle nubi ororosso)
arrivai sul limitar del mondo
cercando il loro riflesso
ma si aprirono le nubi
e sotto era il nulla.
Solo la luna vide
il mio spavento e disse
- aspetta ti soffio nella rete
la sabbia dei pianeti e
una stella grande
da poterle donare
la stella cometa
di ogni Natale -.
 

Non c'è nulla stanotte nel cielo sopra di me © Max

 
Non c'è nulla stanotte nel cielo sopra di me
o non vedo le ultime schermaglie degli astri.
Sforzo il silenzio che suda dalle mani,
mi chiedo se è la notte attesa,
in bilico tra il sorriso delle mie parole
e le stralunate prese delle dita.
Sei un desiderio non ancora dormiente,
un'ancora tra gli spazi che sonnecchiano,
un interrogativo che rifiuta la curiosità.
Mi chiedo se è la notte attesa
e tu ,figlio mio, sei una timida falena
che mi chiede di starmi ancora accanto.
Buon Natale, senza goffi abbracci.
 

Fiabola © Manuela Verbasi

 
E rimaneva in quella tazza di sangue sciolto tra le nuvole il pescatore di luna, nel profilo arancio di una parte di cielo, estasiato di niente così alto e di fresco. Morivano i giorni ugualmente sereni, ceralacca di farfalle il rinascere addosso, un sogno nella rete dondolante.
Il silenzio è l’attimo che l’occhio chiude, è ciò che ammala, la solitudine.
 
Poi arrivò Natale, ad argentare le nubi sulla sinistra, e il bimbo scese.
 

Il piccolo Drin © MarioCalzolaro

 
Il piccolo Drin si affacciò alle porte del cielo con cautela; avanzò carponi fino al bordo del grande trampolino e guardò giù, verso la terra. Toccava a lui, quel Natale, pescare i sogni che, sotto forma di libellule dorate, s' innalzavano verso il cielo. Erano i sogni dei bambini ed alcuni tra i più belli venivano premiati e, se possibile, esauditi. Ma da tanto tempo, troppo ormai, i sogni dei bimbi si erano fatti sempre più radi : qualcosa, o qualcuno, aveva inibito la capacità di sognare.
Persino i fanciulli sognavano poco ed al cielo arrivava un numero sempre più esiguo di libellule dorate. Ed era rischiosissimo catturarle. Bisognava sporgersi pericolosamente sul limitare del grande trampolino e, con una sola mano, avvalendosi di un retino d'argento, cercare di catturare le preziose prede. Il rischio era perdere l'equilibrio e cadere nelle caotiche vertigini del "grande nulla"; tanti suoi compagni s'erano perduti così, e di loro non s'era saputo più niente!
Sovente poi ci si domandava se valesse la pena tanto rischio; una volta catturate le libellule deponevano una piccola sfera ambrata che dischiudeva lentamente mostrando l'essenza stessa del sogno. Erano per lo più, sogni molto comuni; desideri comprensibili in un fanciullo, ma comuni e spesso banali; una bambola, un trenino, una play station.
A tutte queste cose, non senza tristezza, pensava il piccolo Drin, tutto immerso -nell'attesa- nelle sue considerazioni e nel silenzio siderale ; solo la luna bonaria gli sorrideva da lontano.
La lunga attesa s'era fatta pesante; di libellule a portata di retino neppure l'idea!
Il pescatore di sogni stava per cedere; le palpebre s'erano fatte pesanti e stava quasi per indulgere al sonno quando la sua attenzione fu di colpo richiamata da una grande libellula che, sempre più visibilmente, si avvicinava al portale.
Senza pensare al pericolo, un sol guizzo e la libellula fu nel retino.
Il Drin con estrema cura la estrasse dalla provvisoria prigione e, con delicatezza, ne accarezzò le ali, facendo molta attenzione a non disperdere la polvere d'oro che le ricopriva.
Il Drin attese con pazienza che la sua amabile preda deponesse la piccola sfera che conteneva il sogno.
Dopo poco la sua pazienza fu premiata: il contenitore adesso era nelle sue mani, doveva attendere solo qualche istante e si sarebbe dischiuso.
Quale meraviglia quando questo avvenne! Il Drin aveva pensato ad una nuova delusione ma aveva torto.
Dalla sfera dischiusa, tra le mani del pescatore stellare, si era generato un meraviglioso ed incredibile scenario olografico accompagnato da una musica incantevole.
Erano le note di "Imagine" un brano musicale ben noto tra gli Umani. Un tal Lennon, con voce suadente, cantava di un mondo di eguali, senza frontiere, senza divisioni, senza liti e contese.
Una vera meraviglia!
Il Drin commosso si lasciò cullare dolcemente da quelle note di pace universale e sempre più incuriosito continuò la sua ispezione; la sfera conteneva altro ; c'era l'immagine del piccolo sognatore : Franco, un ragazzo di dodici anni, un viso aperto ed illuminato, grandi occhi di speranza; e vi era una lettera, una lettera a Babbo Natale.
"Non voglio regali per me, questo Natale. Io ho quello che serve e sono grato. Penso a tanti ragazzi che hanno freddo e fame. Penso a tanti miei simili offesi dalle guerre. Vorrei che il messaggio di Lennon fosse realizzato sulla terra. Vorrei la Pace, la Libertà e l'uguaglianza. Per tutti."
Era il succo del sogno.Era quanto il giovanissimo Franco desiderava per sè; per sentirsi realizzato! Ciò che desiderava per il suo Mondo!
Il Drin si preparò a rientrare; il suo turno era finito ed era giunto chi lo avrebbe avvicendato.
Vi fu grande gioia e soddisfazione lì nel Cielo, quando in assemblea plenaria, alla vigilia di Natale si ebbe in visione l'intero panorama dei desideri.
All'unanimità si convenne che quello di Franco fosse il più meritevole; un sogno davvero grande!
Fu molto imbarazzate stabilire quale premio fosse degno di tanta maturità!
"Pace in Terra agli Uomini di buona Volontà", sentenziò il Presidente dell'Assemblea;
ed aprì la discussione circa il premio da destinare a Franco.
Ne discussero.
E ne discutono ancora!
 

La luna © erremmeccì

 
La luna
avrei voluto raccogliere
in un retino d'argento
e regalartela
il prossimo Natale
ma nuvole
dense rossastre
hanno coperto il cielo
offuscato i miei occhi
mi è mancata la presa
il retino è caduto
nel lago profondo
del mio dolore
e nella stupefazione
dell’alba imminente
sono rimasta
a guardarmi le mani
vuote.
 
 
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Progettazione grafica e web editing: Anna De Vivo
 
 

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a cura di Ezio Falcomer

♦Compagnia di teatro sul web Accademia dei Sensi♦

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