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Lettera a Babbo Natale, all'anno nuovo, alla Befana

 
Caro babbo Natale,
Siamo al tre di novembre e penso già a te, guarda un po’ come sono messo male. Domani sera ti aspetto davanti al caminetto perché tu di solito vieni giù di caminetti. Ho delle cose urgenti da dirti e non me ne frega niente se hai da fare in Finlandia, se inizia il periodo delle ordinazioni, se l’entrata del tuo bunker si è ghiacciata, se c’è la crisi o che altro, non fare il braccino corto. Senti un po’. Ieri sono andato a comperare della biada e del sale per le tue renne, perché si ristorino, e siccome siamo in centro città mi hanno guardato come se fossi un malato di mente. Ho fatto pulire anche la canna fumaria e mi è costato una cifra, così quando vieni giù non ti sporchi il vestito e riesci a calarti velocemente come un piombino. Ho messo la corda, i cuscini e tutto quanto. Per domani sera ho mandato via tutti, la moglie dalle amiche e i figli in discoteca. Quando ho detto loro di non preoccuparsi e di tornare pure all’alba mi hanno fatto provare la febbre e mi hanno controllato le pupille con la pila. Sono riuscito anche nell’impresa di mandare fuori dalle palle la suocera che mi è costata 30 euro di cartelle del bingo. Quindi sarò solo in casa domani, non ci sono problemi, puoi venire all’ora che vuoi anche in borghese, lasciamo perdere divise e convenevoli. Dopo tutto questo lavoro che ho fatto non puoi darmela buca e non provare a mandarmi un folletto idiota o qualche prestanome vestito da pagliaccio, devi venire tu di persona e ti spiego il perché. Dovresti eseguire una mia richiesta molto particolare, non so se te l’hanno mai fatta, vedi… dovrei festeggiare il Natale in anticipo. Sì lo so che milioni di bambini ti fanno questa richiesta ogni anno e tu non puoi certo correre dietro a tutti, suonare il Jingle Bell a novembre e le regole sono regole, non puoi certo mandar tutto in vacca ma il mio non è un capriccio, è un esigenza…  perché io... io… non ci arrivo a Natale, ecco. Non ci arrivo proprio, capisci? Lo sai che è proprio una sfiga crepare poco prima di Natale? A parte il fatto che rovino le feste a tutto il parentado, ma non mi poteva succedere prima della dichiarazione dei redditi? No, niente. Proprio prima di Natale, magari al ventitré, senza regalo e con la pancia vuota. Eppure è così. Certo, non che me ne freghi qualcosa a questo punto del Natale in sé, nelle mie condizioni c’è altro a cui pensare ma… ti chiedo di fare uno strappo alla regola, vista la situazione. Puoi venire in incognito se ti va, anzi forse è meglio. Lascia perdere le renne, magari dai nell’occhio, vieni in aereo, ti vengo a prendere io, insomma fammi sapere. Ed ora vorrei parlarti del regalo, se vuoi. Quello di cui avrei bisogno è un sogno, anche senza pacchetto. Non sto facendo piagnistei sulla mia vita, sono adulto e nulla si può cambiare, non ti preoccupare, non ho bisogno di sognare niente di materiale e patetico. Quello che voglio è un sogno e basta, di quelli grezzi, che ti avvolgono, che ti fanno viaggiare capisci? Non importa che tipo di sogno sia l’importante è che sia primordiale. Quei sogni dove tutto è impossibile e incluso, senza limiti. Voglio l’essenza del sogno, quella dove un uomo una volta entrato, non è più uomo, ma…è tutto e tutti, intendi? Lo so che ce l’hai caro babbuzzo, magari in qualche vecchio baule o ripostiglio, quella roba lì non la chiede più nessuno ormai da tempo. Sono tutti presi con l’I-pad. Ti farei anche un favore svuotandoti gli scarti dal magazzino, cosa vuoi di più? Però voglio che me lo porti tu di persona, su questo non si discute. Perché vedi, non ho mai creduto a te, Babbo Natale, e non ci credo tuttora quindi domani sera, se ti vedrò, capirò se ho passato la vita a buttar via sogni e a commettere madornali errori.
crobiotermi
 
 
Caro anno nuovo,
oh caro si, non immagini quanto tu mi sia caro, adesso che ancora non sei arrivato. Mi sei caro come lo è un sogno e un desiderio, qualcosa che tieni protetto e riparato, che ancora non è stato esposto agli sguardi e alle intemperie del fato e del male. Sei vicino, ma ancora non hai varcato la soglia di questo mio tempo bagnato e ferito, stanco e disilluso. Sei vicino e hai l'odore dell'azzurro, di zagare e glicine, o forse soltanto di un'altra illusione. Vorrei chiederti...''ti prego, non farmi ancora male, non farlo ancora quello che mi fai da così tanto tempo...'' ma in fondo, poi lo so...che te lo chiedo a fare... arriverai, urlando spavaldo e tronfio, con la voce di troppe stelle false, che coleranno brucianti sulle mie cicatrici, a sporcare il mio silenzio... e tu...tu farai quello che per me è scritto già, forse su quegli scogli che biancheggiano, allagati di sole, laggiù dove il mare è un cristallo puro che s'appoggia ai miei occhi....Chissà chi lo ha scritto quello che ancora mi farai... Di certo, so solo che è scritto già. Ed io t'aspetto.
Stefania Stravato
 

 

 
Cara vecchia tardona,
cara vecchia barbona, cara vecchia battona che frega le funzioni ai quei babbi dei re magi, Epifanìa, Epifània, Bifània. Il 6 gennaio ti accenderò dei fuochi come un vecchio pagano devoto al dio Sole. Oltre che dei Magi ti sei appropriata degli omaggi al vecchio dio Giano. Vecchia picara di buon cuore, Ecate che riemerge dalla notte dei tempi, Mary Poppins attempata, ma più generosa e più peronista, che dona e non dà consigli, né ordini, né pillole di zucchero. Tu sei mia nonna, dolce e nutriente la mia autostima, matriarca buona perfino con bambini pestiferi e viziati come me. Portami il tuo sorriso sdentato e lupesco. Insegnami i segreti della torba dentro i vecchi tronchi di alberi morti, insegnami i segreti e le pozioni dell’eterno priapismo a me, povero cinquantenne in decadenza. Portami tanto ma tanto carbone, visto che zio Putin, probabilmente, se ne approfitterà e ci taglieggerà il gas naturale, come uno stronzo tartaro che se ne approfitta delle difficoltà politico-finanziarie della mia patria, l’impero romano d’occidente, pieno di debiti e di decadenza. Insegnami i segreti della donna, i segreti per far impazzire di piacere la mia donna. Cara nonna di Pocahontas, cara fattucchiera della macumba, del candombe e del vodoo, che sei sopravissuta a tutti i roghi. Svelami, epafinizzami i segreti sontuosi della vita, i misteri del dolore, i misteri del vivere con la morte sempre alla mia sinistra, compagna del guerriero che bordeggia continuamente la sua fine, godendo della vita e delle sue illusioni, del mondo e della sua fiera della vanità. Cara anti-Maria, sorella di Selene e di Persefone, disobbediente, carnale, sardonica e sghignazzante, donna dei serpenti e delle preveggenze. Portami i più astrusi alambicchi d’amore per sedurre ogni giorno la mia futura moglie. Portami tanta tanta forza e calore, il valore della calda vita, che si nutre saggiamente del segreto degli abissi inferi a lungo frequentati.
Ezio Falcomer
 

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a cura di Ezio Falcomer

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