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Mostra Egitto mai visto a Trento

 

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Assiut1, foto di Giorgio Salomon
A oltre cento anni dalle scoperte due sorprendenti collezioni provenienti dall’antico Egitto si svelano al pubblico. All’importante raccolta egizia conservata fino ad oggi nei depositi del Castello del Buonconsiglio di Trento, sono affiancate straordinarie scoperte dovute agli scavi condotti da Ernesto Schiaparelli fra il 1905 e il 1920 nelle necropoli di Gebelein e Assiut, la mitica città dove, secondo la tradizione copta, trovò rifugiò la Sacra Famiglia nella sua fuga in Egitto.
L’esposizione permette di ammirare oltre 800 affascinanti ritrovamenti mai visti che, insieme a suggestive ricostruzioni scenografiche, sveleranno segreti della vita quotidiana e dell’Aldilà nell’Antico Egitto. Sulle orme degli esploratori che fra l’Ottocento e gli inizi del Novecento portarono alla luce queste testimonianze di civiltà sepolte, rapiti dal loro fascino misterioso, i visitatori possono rivivere l’emozione delle scoperte. Dal Museo Egizio di Torino esce per la prima volta una straordinaria selezione di sarcofagi lignei stuccati e dipinti, accompagnati da corredi funerari costituiti da oggetti d’uso quotidiano, vasellame, vesti e modellini in legno giunti fino ai nostri giorni in uno stato di conservazione eccezionale. In mostra sono pure presenti alcune mummie di Primo Periodo Intermedio e Medio Regno, una sepoltura in tronco e una in cesta. L’esposizione riveste una notevole rilevanza scientifica, poiché per la prima volta si affronta uno studio completo di questi materiali portati alla luce dalla importante Missione Archeologica Italiana.
Queste magnifiche testimonianze del passato saranno affiancate dalla sezione egizia del Castello del Buonconsiglio, donata a metà Ottocento dal trentino Taddeo Tonelli, ufficiale dell’impero austro-ungarico, colpito “dall’Egittomania” che in tutta Europa vedeva studiosi e avventurieri in gara per accaparrarsi preziosi “cimeli” da sfoggiare nei salotti della nobiltà.
La raccolta comprende stele, maschere funerarie, monili, resti di mummie umane e animali, numerosi ushabty (modelli miniaturistici di servitori funerari il cui compito era quello di sostituire il defunto nelle attività dell'Aldilà) e centinaia di amuleti. Tra gli oggetti più curiosi spiccano una mummia di gatto di epoca tarda, animale sacro che simboleggia il calore benifico del sole, alcune statuette in legno delle divinità Nekhbet raffigurata con le sembianze di un avvoltoio, la divinità Uaget, rappresentata in forma di cobra e di Osiride, dio dell'oltretomba.

Elemento decorativo di sarcofago raffigurante
 il Dio Sokar, XXVI Dinastia
Nel percorso della mostra è allestita la tenda e lo studio dell’archeologo, una tomba rupestre, il pozzo con il sarcofago e tutti i modellini che accompagnavano il defunto: barche con equipaggi, portatrici d’offerte, scene di lavori agricoli, offerte di alimenti e vasellame. Attraverso un’attenta scelta espositiva il visitatore viene guidato alla lettura di alcuni geroglifici che sveleranno l’ascesa del culto di Osiride e la conseguente “democratizzazione” delle concezioni di accesso alla vita eterna, tipica di questa fase della cultura egizia.
 
 
 
Intervista a Sabina Malgora
Il gemellaggio tra Trento e Torino ha permesso di realizzare un evento di straordinaria importanza. Venerdì 29 maggio alle 19 viene inaugurata al Castello del Buonconsiglio “Egitto mai visto”, due collezioni inedite di 800 reperti egizi, provenienti dal Museo Egizio di Torino, e l'altra di appartenenza al Buonconsiglio, celate alla vista da molti anni e mai rese pubbliche.
Il direttore del museo Franco Marzatico ha affidato la curatela della sezione trentina a Sabina Malgora, piemontese d'origine, archeologa, dottore di ricerca in Africanistica-archeologia predinastica egiziana presso Istituto Orientale di Napoli, tra le esperte più qualificate del settore.
 L'egittomania nell'Ottocento era una moda molto praticata tra la borghesia e il lascito trentino, si deve alla donazione di Taddeo Tonelli, ufficiale dell'Impero Austro Ungarico, originario della Valsugana, che nel corso della sua vita raccolse centinaia di oggetti acquistati nei mercati antiquari. Reperti preziosi chiusi in casse di legno e ora grazie al lavoro di restauro saranno visibili al pubblico.
Sabina Malgora ci spiega come si è svolto il suo lavoro “dietro le quinte”.

Corredo di Neb-em-Khis, Fine Primo Periodo
Intermedio (2100 a. C. - 1900 a. C.)
 
 
Quali sono stati i criteri scelti per la selezione degli oggetti che avete deciso di esporre?
“La collezione conta ben mille reperti catalogati e di questi ne abbiamo scelti 500. Il criterio è stato quello di cercare quelli più interessanti per soddisfare i gusti del pubblico. Sono oggetti preziosi ma di piccole dimensioni, Chi viaggiava all'epoca non poteva acquistare reperti molto grandi, quindi sceglieva frammenti, amuleti, piccole mummie. Quando abbiamo aperto le casse ho voluto ammirare non solo con gli occhi dell'egittologo ma anche dell'appassionato. Così facendo ho scelto di non esporre nel modo abituale gli oggetti. L'intento è stato quello di guardare attraverso la lente, la vita del popolo egizio, il suo mondo, il divino, la paura della morte, l'estensione della vita terrena che proseguiva dopo nell'aldilà”.
 
Cosa ha trovato nelle casse di prezioso?
“La maschera funeraria, un'eccellenza tra tutti i reperti, il viso fatto di lamine d'oro, le ossa d'argento e gli occhi di lapislazzuli blu. Il volto degli dei avevano sembianze umane e anche animali. Il Pantheon delle divinità egizie era molto ricco, sono simili agli uomini con i loro difetti, tradimenti, e le molte statuette ritrovate sono doni votivi, immagini di divinità, come quella di Bastet, la dea della danza, della musica e della gioia. I pellegrini erano migliaia all'epoca e dedicavano agli dei anche delle mummie di gatti, donate dentro i templi. Gatti che non arrivavano ai due anni di vita e questi devoti le acquistavano.
Nelle catacombe venivano stipate migliaia di mummie di animali. Chi le ha scoperte poi le vendeva alle navi per farne carburante o venivano usate come fertilizzanti”: Una perdita grave per gli archeologi. “C'era anche un uso ancor più strano. Alla fine del '700 e per tutto l' 800 le mummie venivano ridotte a polvere afrodisiaca e venduta in tutta Europa. Sono arrivate a noi parti di mummie, piedi, mani, spesso venivano sbendate perché l'archeologo voleva riportare alla luce gli amuleti e gli scarabei deposti sul corpo”.

Maschera funeraria in cartonnage,
 Epoca Tarda
Come ha lavorato per allestire la mostra?
“Ho iniziato nel febbraio del 2008 ad occuparmene con l'intento di trovare dei confronti. Per capire dove sono stati trovati e da dove vengono gli oggetti. Si va a cercare nelle collezioni di altri musei per la datazione, dal punto stilistico e provenienza. Una statuetta mi ha svelato i suoi segreti. Alta 20 centimetri, rappresenta il servo del defunto e si chiama Ushaybty, colui che è responsabile del lavoro nei campi anche nell'aldilà. Tra le mani stringe una zappa e un falcetto. Reca il nome e il titolo del defunto”.
 
La conservazione e il restauro ha comportato delle difficoltà?
“Abbiamo dovuto restaurare delle statuette di bronzo con un processo di pulitura. La maschera funeraria è in cartonage fatta di stoffa e gesso, e per via che era stata strappata dalla mummia e conservata in una scatola, aveva perso la sua vera dimensione. Il restauro di grande maestria ha permesso di restituire la sua vera forma, grazie al lavoro di Marella Labriola e Susanna Fruet della Soprintendenza di Trento”.
 
Un oggetto curioso o raro che avete trovato?
“Abbiamo esposto un amuleto grande un centimetro e mezzo fatto di pasta vitrea color azzurro verde. Ma ne abbiamo trovati molti di amuleti, di tutte le tipologie. Venivano usati nei corredi funebri e inseriti tra le bende delle mummie. Noi abbiamo ricomposto l'esatta posizione sul corpo. Erano considerati dei portafortuna, sia in vita che dopo la morte. Djed, Osiride il dio dell'Oltretomba era posizionato in corrispondenza della colonna vertebrale”.
 

Tac alla mummia di gatto,
foto di Giorgio Salomon
Roberto Rinaldi

 

-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Editing: Manuela Verbasi, Anna De Vivo
-Recensioni: Roberto Rinaldi
 

Collezioni inedite dal Museo Egizio di Torino e dal Castello del Buonconsiglio di Trento

Luogo: Trento, Castello del Buonconsiglio

29 Maggio - 09 Gennaio 2010
 
Orario: 10.00 –18.00 Chiuso i lunedì non festivi, dall'8 novembre al 10 gennaio: 9.30 - 17.00

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