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La poesia

La poesia   
 
*La poesia è l'espressione del bello mediante parole artisticamente intessute fra loro.* (J. Luis Borges) 
E’ la necessità umana di fondere musicalità, passione e comunicazione in un unico, potentissimo mezzo espressivo.
Dal dizionario della lingua italiana: "arte e tecnica dell'esprimere in versi una determinata visione del mondo".  
Dall’etimologia della parola: dal latino poesis a sua volta dal greco poiesis, nome d'azione di poiein che ha il significato di "fare", "creare”.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
 
La poesia è l'arte di usare, per trasmettere il proprio messaggio, tanto il significato semantico delle parole quanto il suono ed il ritmo che queste imprimono alle frasi; la poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere emozioni e stati d'animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa.
Una poesia non ha un significato necessariamente e realmente compiuto come un brano di prosa, o, meglio, il significato è solo una parte della comunicazione che avviene quando si legge o si ascolta una poesia; l'altra parte non è verbale, ma emotiva. Poiché la lingua nella poesia ha questa doppia funzione di vettore sia di significato che di suono, di contenuto sia informativo che emotivo, la sintassi e l'ortografia possono subire variazioni (le cosiddette licenze poetiche) se questo è utile ai fini della comunicazione complessiva.
La poesia è nata prima della scrittura: anzi le prime forme di poesia erano essenzialmente orali, come l'antichissimo canto a batocco dei contadini e i racconti dei cantastorie (Omero era uno di loro, senz'altro il più famoso).
Nell'età romana la poesia era quantitativa, si basava cioè sull'alternanza tra sillabe lunghe e sillabe brevi: il metro più diffuso - specialmente perché metro dell'epica - era l'esametro. Essa doveva essere letta o declamata scandendola rigorosamente a tempo.
Dopo l'anno mille, il volgare, da dialetto plebeo qual era fino allora, si innalza a dignità di lingua letteraria: si svilupparono così, per la nuova lingua, nuove forme di poesia e nuove metriche. In Italia la poesia, nel periodo di Dante Alighieri e del Dolce Stil Novo, si afferma come mezzo di intrattenimento letterario e assume forma prevalentemente scritta: questo porta i poeti italiani a comporre opere più strettamente aderenti ai canoni grammaticali e stilistici del genere, e a prestare maggiore attenzione alle qualità visive della parola scritta, come la rima e l'alternarsi dei versi.
Nel XIX secolo, con la nascita del concetto dell'arte per l'arte, la poesia si libera progressivamente dai vecchi moduli e compaiono sempre più frequentemente componimenti in versi sciolti, cioè che non seguono nessuno schema particolare, e spesso non hanno né una struttura né una rima. Via via che la poesia si evolve, si libera dai suoi schemi sempre più opprimenti per poi diventare forma pura d'espressione.
Con l’avvento dell’ internet, dei blog e dei forum letterari la produzione e il consumo della poesia sono aumentati notevolmente. Alcuni esperti stimano che ogni anno circa 5 milioni di poesie vengano pubblicate sulla Rete, in migliaia di siti di scrittura on-line.
 
 
La parola poesia porta esemplarmente in sé “le cose che dice e insieme l’universo di tutto ciò che può dire e adombra”(Bruno). È questo il senso che si può percepire dalla lettura di un’opera poetica. Questa ci viene proposta come una finestra sul mondo, una finestra che è di per se stessa tutto il mondo. Lo sguardo dell’artista è l’universo delle cose che vede, che determina, contorna e allo stesso tempo è l’universo delle cose che “non vede ma che sente, percepisce, riflette, perché capace di custodire il senso del tempo, del ‘prima’ e del ‘poi’, dei giorni e delle notti, della luce e dell’ombra.” 
 
Cos'è la poesia?  
dici mentre fissi nei miei occhi 
l'azzurro dei tuoi occhi; 
cos'è la poesia?  
E tu me lo domandi? 
Poesia... sei tu.
 
- da Rime di Gustavo Adolfo Bécquer 
 
La poesia è discreta, tollerante; insomma, democratica. Non ha un'unica e sola interpretazione. Ai versi poetici il lettore dà il senso più vicino alla propria personale sensibilità, che può essere diversa, se non addirittura contraria a quella dell'autore. La lirica del Novecento è imprevedibile. È rivoluzione del tempo, dello spazio; soprattutto rottura di tutte le regole, sintattiche, metriche, grammaticali… sovvertimento di valori e di ogni tradizione. Spesso da poesia nasce poesia: ossia, molte liriche ne ispirano altre di altri poeti. La moda di vestire attuale accetta tutto e il contrario di tutto: abiti larghi, stretti, colorati, grigi, lunghi, corti, addirittura inesistenti come quelli dell'imperatore della fiaba di Andersen. Allo stesso modo la poesia: accetta tutte le regole, tutte le mode e i modi espressivi, metrici, sintattici e via dicendo. Certo, non ci sono regole: ma i rischi e le difficoltà sono maggiori. La poesia è allusione, finzione, gioco. La sua forza sta nell'evocare idee, immagini che non trovi tra i versi ma, nascosti tra rima e rima, emergono magicamente se trovano il poeta e il lettore giusti. Perciò il poeta fa riferimento non alla ragione ma all'intuizione, alla fantasia, quasi fosse un profeta, un giullare, un vate…
Franco Buffoni ( Poeta Docente Universitario)
 
 
Perchè i critici di poesia non scrivono poesia  
giacchè sanno tutto della poesia?  
Sapessero forse preferirebbero scrivere poesia che di poesia.  
I critici di poesia sono come i vecchi  
Anch'essi sanno tutto dell' amore. 
Quello che non sanno fare è l'amore.

Izet  Sarajlic 

 

 

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