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David Hamilton


 
   
   
Nasce in Inghilterra nel 1933. Studia architettura e interior design prima di rivolgersi alla fotografia. Mentre è art director della rivista inglese Queen,acquista la sua prima macchina fotografica. Trasferitosi poi a Parigi all’età di 20 anni inizia a lavorare come art director di Printemps, per poi dedicarsi esclusivamente alla fotografia. Inizia a collaborare con la rivista Elle. Alcuni anni dopo, a Londra, collabora con il Queen Magazine. Di ritorno a Parigi, lavora come direttore artistico del Printemps. Parallelamente, prosegue la sua carriera artistica: pubblica foto su riviste quali Ralits e Photo, e collabora con Nina Ricci e Chanel. Nel 1971, la pubblicazione del suo libro "Rves de Jeunes filles", presso Robert Laffont, lo rende noto al grande pubblico. La sua immensa carriera è costellata da film, edizioni di libri e moltissime esposizioni. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo, come nei centri internazionali di cultura di New York, Tokyo, Londra, Amburgo, Milano e Parigi. Attualmente vive in una casa ottocentesca vicino a St.Tropez, Francia.

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David Hamilton... "Cacciatore dì sogni, l'uomo dagli occhi chiari insegue farfalle adolescenti con ali tenui, appena uscite dalla crisalide. Con delicatezza, per non sciuparle, le imprigiona immediatamente in una grande casa perduta, la sua casa, dove le osserva a lungo... Il fantomatico cacciatore di camera in camera, silenzioso come le sue farfalle.

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Con queste parole, undici anni fa, Alain Robbe-Grillet presentava il primo volume di David Hamilton "Reves de Jeunes Filles" (Sogni di fanciulle). È l'inizio di una straordinaria carriera e, al tempo stesso, culmine di una ricerca d oltre dieci anni, ricerca di una realtà diversa, indefinibile cui erano con tutte le caratteristiche che, ancora oggi, fanno di David Hamilton qualcosa di più di un fotografo, di un personaggio alla moda, di un maestro dell'erotismo tenero.

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Lo scatto iniziale si verificò nel 1969, quando la rivista testimoniò, nelle sue pagine, un incontro fondamentale: quello dell'uomo con la poesia.L'incontro cioè di David Hamilton con la canzone di Léonard Cohen, Suzanne, che lo colpì profondamente e intensamente, consentendo esprimere pienamente il suo talento artistico.

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Le immagini di Suzanne, pubblicate da "Twen" nel 1969, racchiudevano per la prima volta tutte le qualità che, nel loro armonico complesso, costituiscono la sua peculiare sensibilità artistica: la luce sfumata e incerta del crepuscolo, la penombra segreta dei tendaggi socchiusi, l'intimità, il riserbo, il pudore e, in apparente contrasto, l'abbandono totale, senza riserve, della modella rivelarono al pubblico il giardino segreto di David Hamilton.

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Giardino rimasto, poi, sostanzialmente inalterato nel tempo, ma incessantemente arricchito a ogni incontro con una donna-fiore, o con una sfumatura un armonico accostamento di colori in grado di affascinarlo. Dopo l'esordio su "Twen", Hamilton è divenuto un personaggio pubblico: in una decina di opere ha dischiuso il suo giardino magico allo sguardo di artisti, critici, dilettanti e appassionati che ne sono rimasti immediatamente affascinati.

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E l'incanto continua, perché nell'arco degli anni, in ogni sua opera, Hamilton non ha rivelato che un angolo del giardino. Non perché l'artista abbia deliberatamente voluto celarne alcune zone, ma semplicemente perché non gli è ancora venuta l'idea di esplorarle.

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David Hamilton in realtà è un figlio del suo tempo, che vive intensamente e che approfitta senza falsi pudori della fama e della gloria per viaggiare, per raggiungere il sole che ama profondamente, per esplorare il mondo alla ricerca di nuove modelle e fonti di ispirazione, per vivere una vita da divo.

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Egli sfrutta il suo talento senza problemi, ma sempre in senso positivo, senza mai fare concessioni o cercare facili consensi. Ha sempre saputo rifiutare le occasioni che non trovavano rispondenza nella sua sensibilità artistica. Non è mai caduto, per esempio, nell'erotismo banale e di facile effetto che gli proponevano coloro che non lo avevano evidentemente capito. E poiché il fulcro della sua ossessione artistica, della sua sensibilità è sempre la fanciulla, nel momento in cui si apre ancora inconsapevole alla sua vita di donna, David Hamilton ama troppo intensamente questa sua fonte d'ispirazione per non circondarla di una purezza, di un'essenzialità, fino a dare quasi l'impressione di voler cancellare il suo intervento di artista; e queste caratteristiche sono costanti e si ripropongono con evidenza in tutte le sue opere.

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Il primo libro, "Réves de Jeunes Filles" consacrò la sua fama dopo il successo di Twen. Diede la prima occasione di penetrare nel giardino segreto, compiendo una scoperta, in qualche modo ambigua. Erotismo o ambiguità compiaciuta? Questo è il primo dubbio che l'opera di Hamilton suscita, dubbio che non sarà mai risolto e lascerà intatta l'ambiguità sottile delle visioni del fotografo "sonnambulo errante in lande sconosciute, alla ricerca della casa perduta", come scrive Robbe Grillet.

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A quel tempo, colpiti dalla bellezza e dalla straordinaria intensità dell'espressione, alcuni pensarono che Hamilton sarebbe inevitabilmente rimasto prigioniero e vittima della sua stessa originalità e non sarebbe mai riuscito a rinnovarsi e a evolversi.

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In Réves de Jeunes Filles sembrava infatti aver dato il meglio di se stesso ed essere quindi destinato a rimanere, nel mondo della fotografia, come una stella cadente, straordinariamente luminosa, ma effimera. E questo senza contare che nel 1972 si riproponeva con due libri "Les Demoiselles d'Hamilton" (Le fanciulle di Hamilton) e "La Danse" (La danza) giudicati all'epoca dal Figaro come "una patetica ricerca della bellezza". Il tema centrale di entrambe le opere era sempre la fanciulla, l'adolescente.

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Nelle Demoiselles si provava la stessa intensa emozione che già avevano suscitato i "Réves de Jeunes Filles": un nuovo inno al trionfo della donna-bambina, alla tenera dolcezza dei corpi giovani, all'innocenza non più completamente inconsa-pevole, alla sensualità quasi presagita sotto la grana sottile della pelle, già presenti e intensa, ma ancora irraggiungibile, perché protetta dalla purezza dell'infanzia.Dopo la dolcezza soffusa, ancora smaterializzata e impalpabile delle Demoisel-les, nella Danse si poteva cogliere con chiarezza ciò che si nascondeva - e si nasconde tuttora - dietro lo sguardo di David Hamilton: l'atmosfera, che egli materializzava collocando il suo sogno in un ambiente particolare, quello della danza, anzi della scuola di danza, ancora più intimo e segreto, così da porre la fanciulla in una specie di scrigno in cui i suoi gesti e i suoi atteggiamenti assumessero un significato particolare, pregnante. Così accostandosi in maniera più naturale e disincantata all'artista, di cui ormai si conoscevano l'anima e gli impulsi più segreti, era possibile affrontare la scena aperta dell'ambiente.

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Proprio in quest'opera infatti si rivela tutta l'importanza che l'artista attribuisce allo sfondo: non quello da studio di posa, che Hamilton sempre rifiutato, ma quello costituito da situazioni assolutamente reali, in cui luce è naturale e il riflesso della sbarra ha la lucentezza particolare, conferii dalle migliaia di mani che l'hanno stretta, ogni giorno. Quello in cui le fanciulle vivono effettivamente, si allacciano le scarpette da ballo, non per essere fotografate, ma per compiere i loro faticosi esercizi davanti allo specchio che, in alcuni punti, è scheggiato od offuscato. Il luogo in cui, se la fanciulla è nuda o se si ria una ciocca di capelli, tutto avviene in maniera spontanea.

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Il terzo volume di Hamilton ha dimostrato inequivocabilmente come egli, quanto artista autentico, sfugga al rischio dell'usura e della ripetitività: il talento reale, unico e inimitabile elude le oscillazioni del gusto e delle mode. Dopo questa testimonianza che rimane fondamentale nell'ambito della sua affermazione, David Hamilton si è concesso una pausa di due anni. Questi due anni gli hanno consentito inoltre di preparare un'altra passeggiata suo giardino, le cui porte si sono aperte nuovamente al pubblico, nel 1974 "Souvenirs" è una nuova scoperta. Tema centrale rimaneva, sempre, la donna sublime e smaterializzata, di fronte al mare e altrettanto importante si rivela però, la spiaggia, nel momento in cui la marea cala, il tripudio della giornata si spegne, i bagnanti se ne vanno e le fanciulle camminano pigramente nell'acqua "Souvenirs" segna l'apparizione dei paesaggi, della luce biblica della Tunisia.

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Completamente diversa è l'atmosfera di "Collection Privée des David Hamilton", pubblicata nel 1976, l'opera più audace dell'artista. "Una visione lucida e precisa della sensualità femminile". Molte persone, a quell'epoca, aspettavano con ansia l'occasione per penetrare in questo particolare sentiero del giardino di Hamilton, ma chiunque sperasse di imbattersi in immagini scandalistiche era inevitabilmente destinato ad avere una profonda delusione. Quest'opera dimostrava infatti, ancora una volta, che il talento, l'intensità espressiva di Hamilton si identificava con l'assoluta purezza e la semplicità della sua visione.

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Forse perché segna il superamento di questo nuovo stadio della ricerca espressiva, Collection Privée è l'unica opera di David Hamilton in cui i vari capitoli sono ispirati a un'unica modella. Per esempio Bambina: "Bambina non sorride al fotografo. Appare contrariata o imbronciata o forse pensa semplicemente al gio-vane che stamani l'ha seguita...". Sono temi ricchi di una sensualità ambigua, fatta di innocenza e di un atteggiamento inconsapevolmente provocatorio, costan-temente rivolta, però, completamente ed esclusivamente ai pensieri e ai sogni della modella, al mistero della sua femminilità che, sul punto di schiudersi, provoca profondi, oscuri turbamenti. Enorme successo commerciale Collection Privée costituì, in un certo senso, lo stimolo per l'opera successiva di David Hamilton "The Best of David Hamilton", pubblicata anch'essa nel 1976.

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- Fotografie:  Fonte web
- Testi: Fonte web
- Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano - Rosso Foto
- Direttore di Rosso Foto:  Paolo Rafficoni
- Supervisione: Manuela Verbasi
- Editing: Emy Coratti, Paolo Rafficoni, Cristina Desogus, Anna De Vivo
 

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