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Sprofondati silenzi mi avanzano

Sprofondati silenzi mi avanzano
lesinando respiro parole
Mi trafiggono luci e ricordi
ho lo sguardo
e la vita mia in viaggio

Ho smesso di fare il poeta
recitando la parte pirata

Girerò ora vuoto curvando
quello spazio nel tempo d’un niente

Seguirò lì diritto davanti
sino a quando trovando le spalle
di me uomo e abbracciando calore
troverò finalmente il mio senso

Morte d’Amore

E un giorno mi costringerai
a domandarti dell'istante
esatto
in cui il piacere
fin troppo contaminato
l'ha attraversato il dovere?

Che io muoia
prima
che non sappia mai
quanto soffre
un amore che soffoca di perché.
 

Guardiano del tempo

SCHIENA
 
Schiena liscia
e sinuosa,
t’è compagna
la penombra,
mentre rechi
su di te
antiche pene
che ti inflisse
la luce.
(Poesia tratta dalla silloge)
 

 

Vincent

Puro alla tela affidasti le domande
sfiorando Dio nell’estasi dell’amore
che dal tuo soffrire attingevi i gialli
ed i cipressi, fra la terra e l’infinito.
 
Infiniti i giorni del contatto negato
elemosinando una carezza umana
a studiare le tecniche d’accademia
spazzate via da nubi e cieli ventosi.
 
Quante calde lacrime hanno diluito
nell’indigenza di chi è senza amore
i colori del tuo divenire immortale
sino al silenzio dopo lievi corvi neri.

Tra il dire e il fare.

Uscire di scena così

dopo aver detto o scritto
solo quattro parole in croce
su cose trovate al mercato sotto casa
da ambulanti che non ti conoscono
e di te non importa nulla
brucerà il sogno di lasciare orme
anche incise poco profonde.
Forse basterà averci provato
fantasticato ali grandi in volo alto
ma sporcate poi con nani percorsi
di vita domestica utilitaria.
Oppure non è mai esaustivo
in tentativo lo spendersi e allora
ucciderò almeno un giorno
di questa esistenza triste
facendone cosa memorabile
inequivocabilmente mia
da incisione non solo lapidea.
Lo farò prima o poi.

Ancora nella furia

ancora nella furia
e di nuovo l’abbondanza di una luna
scritta lì
e sempre illesa
e tanto distante dalla fisica della morte

Si muore senza ti amo

"si muore senza ti amo
con gli occhi serrati da una spina
e si ha fiato sottile
e non si hanno carezze chiuse in una fronte
e non è nulla Leggi tutto »

pittura

di Odo Tinteri

Voce

Vaga
nel muto mondo
di mare sassi e vento
voce solitaria
 
il canto giunge
tra pieghe di una notte
straziandomi il sentire
 
falsandone le note
vibro come di pianto
dipinto al muro
 
come di foglia
lieve cadendo
in volo sottile
 
quando
-tu dimmi quando-
potrò ascoltare ancora
e non morire.
 

Ti regalerò un sogno

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(Sulle note di Adelita di David Waters)
 
Niente
non dire niente
imbavaglia le grida al tuo dolore
e almeno per un po’
la catena slaccia alla caviglia.
 
Ascoltami
 
come di fronte al riverbero dell’incanto
lasciati catturare dalle onde calde della fantasia
e al luccichio dell’inatteso
gli occhi schiudi
amata brezza che le gocce secca.
 
Ascoltami
 
ti regalerò un sogno
soave come il canto degli usignoli
quando il cielo di vermiglio si colora
ha il sapore buono dei biscotti della nonna
coccole e cuore caldo quand’è sera.
 
Papaveri rosso amore
e fili d’erba tra le ciocche dei capelli
delicato come la voce della gioia quand’è pura
risa e corse a perdifiato
panni stesi ad asciugare al sole.
 
Come se
giochiamo come allora
ma adesso al come se
scivola senza tasche dentro al sogno tuo
e lì rovista a caccia del piacere.
 
No, non dire niente
e lascia stare tutto il resto:
ad occhi chiusi il vero si ribalta
il desiderio realtà diventa
e il vero falso.
 
tiziana mignosa
10 2009

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