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Architettura dei pagliai nel territorio

Oliveto a sesto irregolare e regolare Fonte Wikipedia.jpg
Costa nord-barese
 
Nella costa nord-barese e nella fascia premurgiana dei comuni di Trani, Bisceglie, Molfetta e Giovinazzo, il tipo di capanna più comune e dominante è sicuramente quello a gradoni (fino a quattro o cinque), costituito da una sovrapposizione di tronchi di cono di diametro decrescente, esistente sia in soluzioni monocellulari che doppie, in tal caso con estradosso unico per le due cupole in aggetto.
 
Secondo studiosi del settore, questa tipologia è diffusa dall’Ofanto sin quasi alla S.S. 96 (Bari-Altamura), con tendenza a rarefarsi e a ridursi di dimensioni a mano a mano che si procede dalla costa verso l’interno. Se ne può più esattamente vedere l’area di maggior frequenza limitata al tratto di costa compreso fra Barletta e Palese (Bari); e, all’interno, dai centri di Andria, Corato, Terlizzi e Bitonto.
 
Le dimensioni dei pagliai gradonati sono quasi sempre notevoli, potendo arrivare a 20-25 m di circonferenza ed a 6-7 m di altezza. Ve ne sono anche a pianta rettangolare con spigoli arrotondati e le dimensioni, anche in questa variante, superano i 6-7 m di lunghezza, 4-5 di larghezza  e 5 di altezza. Inoltre, sono presenti costruzioni gradonate a due piani nell’area di Giovinazzo.
 
L’uso di dividere con soppalco in legno la struttura creando l’accesso a livelli differenti si ritrova anche in molte caselle liguri, nelle capanne gradonate abruzzesi, e, in Puglia, nel “Trullo di Papa Fedele” in territorio di Patù (LE).
Casèdde a quattro gradoni dell’agro di Bisceglie, sita all’interno dell’abitato. Presenta pianta ellissoidale all’esterno e quadrangolare all’interno. Un altro edificio, ora in gran parte crollato, sorge perpendicolarmente al primo. Entrambe le capanne erano in origine intonacate con un impasto di calce e bolo di cui residuano attualmente poche tracce. L’utilizzo dell’intonaco, è tipico anche delle capanne del litorale sud-barese e, probabilmente, doveva assolvere ad una funzione protettiva, oltre che igienica, nei confronti dei venti marini carichi di salsedine fortemente corrosiva.
 
Nella campagna tra Molfetta e Bitonto si rinvengono spesso anche capanne a tronchi di piramide sovrapposti e, secondo un altro esperto del settore, in genere gli angoli sono leggermente smussati e i “piani dei gradoni sono inclinati verso l’esterno e coperti di terriccio”.
 
Le capanne gradonate della costa nord-barese sono realizzate soprattutto con il calcare di Bari ma, a volte, anche con il tufo delle Murge e con la calcarenite (crusta) (ad esempio nella costa a nord di Trani), in base al substrato geologico su cui sorgono. In genere, specie nelle aree più vicine alla costa, il paramento murario sia interno che esterno della capanna veniva intonacato col bolo e scialbato con più strati di latte di calce per garantirne l’impermeabilità. Le superfici orizzontali (i gradoni e la parte terminale della capanna), prima di essere intonacate, venivano riempite e livellate con uno strato di ghiaietto o di terriccio e stoppie.
Nell’area interessata da questa tipologia a torre gradonata, vi è la prevalenza colturale dell’oliveto e del mandorleto e, di conseguenza, l’utilizzo che ne veniva fatto, era quello di ricovero per animali e contadini durante il raccolto e di deposito degli attrezzi agricoli.
 
Un’altra tipologia di capanna, che però si incontra in maniera più sporadica rispetto alla forma gradonata, è quella estradossata cupoliforme-sferica. Sebbene diffusa soprattutto negli agri di Giovinazzo, Modugno e Bitonto, in realtà, questa tipologia è presente in maniera più o meno discontinua da Bisceglie fino a Palese, e sembra essere stata adibita in passato ad abitazione permanente: queste costruzioni sono, infatti, quasi sempre presenti in aggregazioni di più ambienti quadrangolari intonacati, imbiancati e spesse volte comunicanti internamente, e vi è la presenza fissa dei focolari interni con fumaiolo esterno.
 
Inoltre, in alcuni casi, come a Giovinazzo e a Palese, queste costruzioni sono presenti nell’abitato e sono state inglobate da esso, testimonianza di un loro utilizzo come abitazione permanente fino a tempi recenti.
Quando non presenti nell’abitato, queste strutture possono trovarsi in siti originariamente caratterizzati dal vigneto e dall’arborato misto (Bisceglie), oppure da colture orticole e legnose, specie l’oliveto e il vigneto (Palese).
 
 
Strutturalmente si presentano secondo un grosso basamento parallelepipedo o rotondeggiante in lastre di pietra poste in opera a secco o su strati di intonaco di bolo. Il coronamento è sempre effettuato con conci di tufo squadrati. L’estradosso delle coperture, di forma emisferica, veniva ricoperto originariamente con un intonaco a base di bolo o, più di recente, con intonaco di coccio pesto e calce.
 
È frequente notare la presenza di piccoli conci sporgenti dalla superficie della copertura che un tempo servivano come gradini o appoggi per ispezionare la cupola in vista di una sua manutenzione periodica.
 
Proseguendo da Palese in direzione di Bari città, riaffiora il materiale calcarenitico (tufi delle Murge) lungo la costa, e le costruzioni trovano nuove soluzioni formali. Già in agro di Palese, nel sito Cappella di Bovia, si trova un manufatto, con originaria destinazione di abitazione permanente, che presenta un corpo con impianto rettangolare modulato su tre campate con ingresso in testa; in aderenza è presente un volume minore ad unico vano. La struttura muraria è in opera incerta di spezzoni di tufo con coronamento di tufi squadrati; gli interni sono rivestiti da un impasto di bolo e imbiancati. L’estradosso delle tre coperture è stato ricoperto da un cumulo di terra vegetale.
 
Inizia da qui un accorgimento formale, frequentissimo nei dintorni di Santo Spirito, che consiste nel mantenere i cupolini della cupola in aggetto entro un unico corpo. Mentre nella tipologia dalla forma estradossata cupoliforme-sferica, analizzata precedentemente, la tendenza era quella di mantenere le coperture separate e nel ricoprirle di intonaco, qui probabilmente a causa del diverso materiale (meno resistente), si è preferito consolidare la struttura con un consistente riempimento lapideo tra le cupole, in modo da avere un unico corpo esterno.
 
La gran parte di queste costruzioni, poi, aveva, come nel caso precedente, come principale destinazione quella di dimora permanente e, di conseguenza, l’impianto interno è sempre a base quadrangolare; l’esterno può assumere o una forma ellissoidale oppure quadrangolare a spigoli arrotondati. Ma la soluzione formale più tipica di S. Spirito è quella che prevede l’aggregazione di due ambienti quadrangolari con copertura in aggetto e ricoperti esternamente da abbondante materiale lapideo e terra vegetale; il tutto veniva poi intonacato con il bolo e scialbato a latte di calce. Inoltre, esternamente venivano posti per ogni ambiente voltato, in corrispondenza delle pietre in chiave di volta, dei pinnacoli cuspidati che sono l’unico modo per attestare, dal di fuori, la presenza di più ambienti interni. Spesso è presente un bastione anulare esterno al basamento con funzione di contrafforte: su di esso, e fino alla copertura del tetto, sono presenti spuntoni di pietra a mensola con andamento a spirale che permettevano la manutenzione periodica della costruzione.
 
L’interno di questi edifici è in genere fornito di mangiatoia per gli animali da soma e di un piccolo focolare ricavato entro lo spessore murario. Occorre rilevare, inoltre, la diversa destinazione d’uso dei terreni che in quest’area erano, fino a tempi recenti, adibiti a seminativo e non ad arborato misto.
 
In agro di Bari, nelle zone retrostanti la cimosa costiera, in aree un tempo occupate dall’arborato misto (oliveto e mandorleto), troviamo tipologie abbastanza simili a quelle della costa di S. Spirito, con ambienti quadrati disposti in serie con ingresso unico e estradosso delle cupole ricoperto da abbondante pietrisco e cumulo di terra. La differenza consiste nella destinazione d’uso che essendo qui solo temporanea (stalla per animali da soma e da lavoro e ricovero attrezzi agricoli), non richiedeva tutti quegli accorgimenti estetico-formali, come l’intonacatura e la scialbatura esterna, necessari nelle costruzioni precedenti.
 
Queste capanne sono presenti negli uliveti, distinti in due tipi:
 
Oliveti a sesto irregolare (primo piano) e regolare (secondo piano), in Puglia
Un oliveto è un terreno piantato a olivi, ma può essere considerato anche come il complesso degli olivi che vi sono piantati. È anche frequente come toponimo.
Dalla coltura di tale pianta si producono le olive dalle quali viene prodotto l'olio. L'olio ottenuto dalla spremitura di olive sane è detto extra vergine, in quanto ha subìto solamente processi meccanici e fisici, cioè frangitura ed estrazione o spremitura, e deve avere acidità massima di 0,8, oltre il quale è classificato come vergine o vergine corrente sino al lampante, quest'ultimo non commestibile. Tuttavia è impossibile trovare in vendita oli che non siano extra vergini.
 
L'olio di oliva che troviamo comunemente in vendita classificato appunto "Olio di Oliva" è ottenuto dalla raffinazione chimica degli oli lampanti e vergini con piccola aggiunta di extra vergine. Questo processo si ottiene con deodorazione e decolorazione mediante solventi chimici. Stesso discorso vale per l'olio di sansa, anch'esso ottenuto tramite solventi chimici.
Secondo gli ultimi dati Ismea del 2017, le regioni con maggiori piantagioni di oliveti sono la Puglia, la Calabria e la Sicilia.
 
Piana degli ulivi millenari
 
Nel brindisino, vi è la cosiddetta "Piana degli ulivi millenari", in cui si trovano le più vaste distese di ulivi millenari al mondo. La zona comprende i comuni di Fasano, Ostuni e Carovigno, in special modo le zone tra Montalbano, Villanova e la borgata Serranova di Carovigno.
 
 
Fonte Wikipedia e M. Miosi autore della prima sintesi sulle capanne in pietra a secco con cupola.. Il libro intitolato : Tholoi d'Italia. Trulli e capanne in pietra a secco con copertura a tholos é uscito nelle Edizioni di Pagina nel 2012.
 

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