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A cena con Peter

IL vecchio Micheal stava camminando per la strada (…). Si sedette tutto solo in una panchina per parlare con gli uccelli (…) . gli abitanti del sottosuolo comunemente conosciuti da noi mortali come vermi,furono eccitati da questa esperienza musicale e il loro re, che era un bavoso lungo 5 pollici esclamò che quel ticchettio che stavano sentendo non era altro che pioggia (…). Il vecchio Micheal guardò il cielo ed iniziò a fischiettare una melodia (Jerusalem, inno inglese). Il risultato fu stupefacente perché nel linguaggio degli uccelli la canzonetta significava che la cena è pronta!

(Storia dell’Old Micheal di Peter Gabriel da Genesis, Il Fiume Del Costante Cambiamento). 

 

Al preambolo iniziale seguiva il fiirioso canto evocativo di Supper’s ready (Genesis), accompagnato dalla dodici corde ed  i fraseggi pregevoli di pianoforte.

 

La cena è pronta.

A cena con Peter.

Primo: pennette al sugo utopico.

 

Dialoghi scomposti, sproloqui alchemici contornano il pasto.

Una cena psichedelica in cui tutta la realtà si disperde nereggiata da Magog;  empie monadi tinte di rosso vermiglioso.

Ospiti della serata, i sette angeli rivelatori di vizi e virtù.

Bene e Male.

Giusto o Sbagliato.

Chi può dirlo, chi ha, chi ebbe la presunzione di erigerlo a dogma!?

 

Secondo: filetto ai ferri “cultura media”.

 

Il giusto, la morale è una legge astratta impressa nella memoria collettiva.

(Young la chiamerebbe archetipo).

Il giusto fu deciso dai grandi avi mentori del passato nel senso comune ed in nome del senso comune.

Imperituro dura nel tempo coevo.

Il nostro è un patrimonio culturale che non sempre corrisponde a verità  o certezza.

Vi è un divario di idee morali non indifferente in confronto alle altre esistenze conosciute.

Ne sono un esempio le sacralità della vita, il concetto di “dono”.

 

Si prosegue a Willow farm per pregustare il dessert.

 

Peter mi offre un delizioso tiramisù alla crema di mascarpone. Lo assaporo piano, temporeggio.

L’ aria è melodica a Willow farm, ogni cosa animata e non, sembra disegnata su un pentagramma a chiave di violino, di cui Peter e compagni ne sono gli esecutori.

I 7 peccati prendono forma corporea, si distinguono nella partizione in tonalità differenti, come nella Divina prendono forma i dannati logorati dal contrappasso.

In simbiosi io e Peter pensiamo alle dolci terzine del quinto canto.

La consolazione di un abbraccio, non smosso dalla bufera infernale che colpisce pietosamente Paolo e Francesca, ci unisce tenero.

Coronati al capo da petali arancioni,  siamo spettatori  indiscussi della favola esistenziale.

Astanti.

Il dolce accarezza la lingua con fare insidioso lasciando un retrogusto amarognolo sul palato.

È l’ora dell’apocalisse.

Dolce e Amaro, Bene  e Male., c’è sempre un’antitesi.

L’una per convalidare l’esistenza dell’altra.

Mellotrom in crescendo depura i due rifocillanti  con armonia stilnovista, magica e potente quanto i canti orfici.

Innovativa al rinnovo, depuratrice d’impurità.

“Tesoro, indossa la mia collana di perle, il mantello nero non serve più, Magog è andato via perdente. Vieni con me, la cena è terminata”

 

And it's hello babe your supper's waiting for you.
Hey my baby, don't you know our love is true

nota:

Essenziale è comprendere il valore degli oggetti verso cui son dirette le passioni.

La ricerca del senso di un atto compiuto..

"isoformismi"

 

 

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