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Duetto (Riscrizioni di sinapsi)

 
Accidenti
C'è dell'altro nel bicchiere
sul tavolo rimasto accidenti
Accidenti
c'è dell'altro nel bicchiere
mi dico prendilo in mano,
sul tavolo rimasto,
mi dico prendilo in mano,
alzalo e guardalo controluce
ma poi penso che non ne valga
la pena
sollevarlo ad ostentarlo,sollevarlo ad ostentarlo,
a palesarlo come un augurio
a tutti i presenti,
se ci fosse qualcuno
alzalo e guardalo
controluce
ma poi penso che non ne valga
la pena
sollevarlo ed ostentarlo,
a palesarlo come un augurio
a tutti i presenti,
se ci fosse qualcuno

(ormedelcaos)
 
Se ci fosse qualcuno
dicesti
sulla lacrima riscritta
guance rosate
di vento e fuga.
Dall’angolo dolce mi tuffai
ancora
e ancora
come giostra di vere parole
e canti
e le gambe ballavano.
Ora voltati
che nessuno ti veda.
Come anime che stanche ritornano.
 
(ventodimusica) 
 
Come anime che stanche ritornano ai loro
affetti e si rincorrono ad una ad una così noi
tra i blog e i tanti siti, fra le varie ed irrisolte mete
come ogni pascolo che tira ad altro pascolo,
scoprimmo i buchi oltre le siepi, scoprimmo che
Pasqua non viene di giovedì.
Come stanchi che porta ad altro stanco,
come zampillo dell’acqua che ancora trema. 
 
(ormedelcaos) 
 
Come zampillo dell’acqua che ancora trema
fascia asciugata di passione contorta
sappi che la conferma non c’è stata
del mio agire all’incontro.
Tra graffi alle pareti
trovammo il modo per colorare il vuoto
quando il mattino volava all’incerto
del nuovo domani.
Di pace sogni.
 
(ventodimusica) 
 
Di pace sogni.
Sogni il colbacco, la vodka, il genuflesso,
il potere mancato, l’astuzia, il veliero, i quattro
remi quando la barca approdi alla deriva sull’ultimo
ruscello, alzi il piede, lo allunghi in acqua, e guardi
intorno. C’è pace oggi al ruscello, mormori. Una pace
che quasi stanca.
Nel frattempo l’ultima sigaretta sta per bagnarsi
e con le mani, tese a colabrodo, cerchi di tirarla su.
 
(ormedelcaos)
 
Cerchi di tirarla su
ma il volto coperto non ti lascia fare
il gioco dell’oca contraddistingue il selciato
e da bambini volgemmo lo sguardo al cielo.
Non valgono i falsi timori
ora che sei lontano dalla meta:
tutto ricircola in cammino
mentre in campagna la domenica
i fuochi accesi
ti rapirono gli occhi
e la sera
fresca ancora di sole
lasciava alla luce
il volto nuovo di una dimenticanza.
Come il parco.
 
(ventodimusica)
 
Come il parco e l’oscillante,
come le rose e il contrario di due,
la tassonomia, il randagio,
avremmo 100 euro da dipanare,
il nibelungo, l’ossidiana,
il 45 di piede,
il menestrello che torna a casa
di domenica, la semiotica,
le assonanze, i paralleli,
le varie, le disinvolte,
il tulipano che ancora arrossa
al sole di lunedì.
Nei passi stanchi, nel volo di una rondine.
I mestieri. Le transumanze. 
               
  (continua...)
 

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