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Un lavoro "stancoso"

«È stato un lavoro veramente stancoso».
Se qualche studente scrivesse una frase del genere in un componimento sarebbe redarguito, senza dubbio, dal docente di lingua italiana. Chi scrive, a costo di attirarsi gli strali dei linguisti "ufficiali", non è di questo avviso. Sí, il vocabolo in oggetto (stancoso) non è attestato nei vocabolari, ma non per questo è da considerare errato.
Il suffisso  "-oso"  (dal latino "-osus") è tra i piú frequenti, nella nostra lingua, e indica, genericamente, la 'presenza' di una determinata qualità, quantità o condizione: ozio/ozioso, difetto/difettoso, ansia/ansioso, fiducia/fiducioso, collina/collinoso, stanco/... stancoso.
Si dirà: non esiste "stancante" per dire la stessa cosa? Sí, ma noi faremmo un distinguo: "stancante", participio presente del verbo stancare, quando vogliamo mettere in evidenza che quella cosa, quel determinato lavoro "provoca stanchezza": ciò che dovrò fare sarà molto 'stancante'; "stancoso", quando ciò che è stato fatto ha procurato stanchezza: è stato un compito veramente 'stancoso'. Quest'aggettivo, comunque, "snobbato" dai vocabolari è presente in numerose pubblicazioni. E visto che siamo in tema, ci piace segnalare un sostantivo relegato nella "soffitta della lingua" (ma, a nostro avviso, andrebbe "rispolverato"): stanchità (sinonimo di stanchezza).
 
Fausto Raso

ritratto di Fausto Raso
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