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Nazario Pardini -Hoc mihi contigat - Poesie e prose- Guido Miano Editore .Recensione di Raffaele Piazza

Nazario Pardini
HOC MIHI CONTINGAT
Recensione di Raffaele Piazza
Il composito volume, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Maria Rizzi centrata, intensa e ricca di acribia.
Il testo è scandito nelle seguenti sezioni: Elegie, Dalla vita dei campi, Alla ricerca di voci, (Proverbi e detti raccolti nelle campagne pisane), Attorno al focolare (Racconti brevi), Massime.
La poetica e lo stile di Pardini possono considerarsi tout-court neolirici ed elegiaci come avviene raramente nel panorama letterario a livello globale di questo inizio di Terzo Millennio.
Una grazia, una leggerezza e una levità, che nella chiarezza sublime s’impreziosiscono di bellezza, sono il comune denominatore di questi componimenti poetici e di queste prose che sembrano avere per modelli le poesie e le prose storicizzate dei lirici greci e latini.
Pare ovvio, trattandosi di una materia come quella suddetta, che la natura svolga un ruolo di primo piano nel contesto attraverso le atmosfere prodotte da Pardini estremamente suggestive e c’è il tema della metamorfosi nell’interanimarsi del poeta con il verde delle piante quando dice con urgenza che il suo animo come le foglie diventa verde in una mirabile sinestesia: c’è anche il tema di un’estatica felicità nel contesto naturalistico quando il poeta afferma che quasi per una resurrezione le foglie autunnali cadute sul viale, immagine per antonomasia della morte, erano vive e che c’erano i piedi nudi dell’amata ad accarezzarle per dare luce nella metafora vegetale quando la donna stessa si fa pianta e di conseguenza sensuale e recettiva, vitale e misteriosa, portatrice di una luce interiore che si esteriorizza e questi elementi sembrano riportare alla mente la poetica della raccolta di Giovanni Giudici Lume dei tuoi misteri a proposito del fascino intrinseco della donna stessa.
Il poeta si rivolge in un modo accorato ad un tu femminile con sentimenti sinceri in uno slancio vitale che sfiora la linearità dell’incanto esprimendo una meraviglia per l’eros per l’ammirazione e la gioia nel contemplare l’anima e il corpo dell’amata in un contesto naturalistico, appunto, che ha qualcosa di quella che si potrebbe definire mitologia ed epica postmoderna.
In Laura e il bosco degli ulivi pare esserci una fusione ontologica della donna stessa con la natura come quando nell’incipit il poeta scrive: «La vita di campagna l’arricchiva / si fermava estasiata ad ammirare / il sole che diviso in semicerchi / per metà si dava alle acque / e l’altra continuava a illuminare…»
Scrive Maria Rizzi nella prefazione che «…Un Sogno agreste, l’onore e la gioia più che “mi potessero capitare in sorte”, è scrivere sul Poeta che ho seguito “Alla volta di Lèucade”, ovvero nell’isola dalle acque color cobalto, famosa per il tuffo di Saffo dalla rupe e per essere divenuta il suo universo artistico, il blog di poesia più importante d’Italia, dove moltissimi amici dediti a varie forme di cultura si ritrovano per confrontarsi, crescere. Arricchirsi».
È presente anche la tematica del tempo per esempio in Giorni scorciati: «I filari nascondono i corpi / densi di pampini vecchi; / sibilano arie di monte / di mare, confuse / tra i tabacchi dei vitigni; / ritorti usciti da terre infuocate, / mille volte rinate, / parlano ai venti alle brezze…».
Scrittura in prosa precisa e luminosa quella del Nostro nella quale il lettore piacevolmente affonda nella mirabile ricerca della felicità e dell’equilibrio che è sintesi di vita che vuole rinnovarsi in contesti nuovi con paesaggi dipinti con la penna che hanno qualcosa dei quadri impressionisti di Monet dalle tinte forti e anche dalle sfumature che tendono al surreale.
Un senso di sogno ad occhi aperti costella la produzione sia in poesia che in prosa di Pardini, una linearità dell’incanto che raggiunge una fusione incontrovertibile tra uomo e natura e come si diceva gli antecedenti di questo poiein sono proprio i greci che nel mondo attico costruivano il tempio sacro espressione della loro religiosità pagana in collina appunto per avvicinarsi ai loro dei con un maggior contatto con la natura.
I paesaggi interiori dell’anima e della mente sembrano collimare con quelli esteriori in tracce estatiche di sublime bellezze che tendono allo streben il senso dell’infinito decantato dal romanticismo tedesco ma qui trattandosi di materia neolirica ed elegiaca prevalgono l’equilibrio e l’armonia trattandosi di una materia solare più che lunare quando prevalgono la quiete e la rassicurante pace e l’amore ricambiato s’innesta in scenari naturalistici incantevoli che fanno da sfondo e controcampo ai sentimenti più vivi dell’io-poetante che ritrova se stesso mandando nel mare, che potrebbe essere anche quello del web, messaggi all’amata della quale sono detti pochissimi e vaghi riferimenti così che il discorso si fa vivo, carico di mistero, magia e malia.
Senza dubbio Pardini emerge come il portatore di una delle voci poetiche più significative del panorama italiano della poesia contemporanea e dice nei suoi versi (e questo è un grande merito) cose che tutti noi avremmo voluto dire ma che non sapevamo dire, spostandole dall’inconscio alla coscienza se è vero che la poesia per dirla con Borges proviene da zone profondissime da quello che i greci e i romani chiamavano musa, gli ebrei e i cristiani Spirito Santo e gli psicoanalisti definiscono appunto inconscio.
Un’ansia controllata trasuda da questa scrittura mirabile e piena di senso che attraverso l’ipersegno si mette in gioco con straordinarie tastiere analogiche pur essendo il discorso chiaro e leggibile e comprensibile fin dalla prima lettura nonostante la densità metaforica e sinestesica veramente molto elevata nella sua vibrante frequenza che sfiora l’indicibile non solo perché la poesia e sempre metafisica e perché in poesia tutto è presunto e carico di un senso che va ben oltre la mera datità e per la prosa del Nostro si potrebbe parlare di prosa poetica senza ombra di dubbio e indiscutibile è il fascino che trasuda ed emerge dalla sua opera in toto in questo superlativo volume di immensa portata che emoziona e appaga il fortunato lettore che in esso s’imbatte, un esercizio di conoscenza per emergere nella luce di verità che si fanno dono del poeta e inno alla gioia della vita.
Raffaele Piazza
Nazario Pardini, Hoc mihi contingat, pref. Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 184, isbn 978-88-31497-79-4, mianoposta@gmail.com.

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