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Raffaele Piazza . Del sognato - Seconda Edizione Recensione di Carlangelo Mauro

IL SOGNO MARINO DI RAFFAELE PIAZZA
di Carlangelo Mauro
Il Mediterraneo ha un forte presenza nella poesia di Piazza, nel suo “dire meravigliato” (Fresa) che offre al lettore un caleidoscopio del suo sogno marino, associato talvolta all’Eros, talvolta alla regressione al grembo materno, alla rinascita… Nella rilettura del volume Del sognato, grazie ad una nuova edizione (2023) con prefazione di Marcella Mellea per Guido Miano editore  ̶  il libro era uscito una prima volta nel 2009, con una nota critica di Gabriela Fantato, per La Vita Felice  ̶  si coglie la forte presenza di questo tema marino. Giustamente Fantato aveva sottolineato la presenza «in questi versi di piazza» di «un altro mondo» (corsivo nel testo), oltre a quello del Mediterraneo cui si intitola la prima sezione: «quello dei messaggi al cellulare, delle comunicazioni e-mail e di un muoversi (sovente senza spiegazione  e senza direzione)  nel bagliore azzurrino della rete Internet». C’è quindi, aggiunge, un «doppio sguardo» tra «dimensione locale (il mare, la costa campana)» e «dimensione mondiale» della «globalizzazione». Tra l’una e l’altra dimensione, aggiungerei, fa da cerniera quella presenza insistente della figura femminile, su cui si sofferma nella prefazione anche Mellea:  «la donna […] sembra essere tutt’uno con l’ambiente circostante, un paesaggio caldo, ricco di sfumature, di luci, di ombre, di colori mediterranei, di mare e di sole». Si possono leggere, infatti, nella raccolta versi come i seguenti: «lei ride come una donna / sul bordo del Mediterraneo / lui è la sua eco, felice nello specchio».
Leggendo gli altri libri di Piazza, si comprende che questa figura femminile, da un lato, è celebrata come essere sacrale, al contempo sposa e madre; dall’altro  ̶  anche qui la presenza di un “doppio sguardo”  ̶  come felice, innocente figura adolescenziale, libera e deresponsabilizzata, che corrisponde alla protagonista della seconda sezione eponima del libro, Alessia. La prima figura è quella dà senso, armonia, unità interiore all’io lirico, salendo dal fondo del sogno marino per esprimersi in parola:
Sparsa nel sogno di marea attende lei,
fondali di scrittura, liberazione
di unità a farsi parole […].
I paesaggi marini sono contemplati dalla città in cui risiede il poeta, Napoli, oppure dall’isola amata, Capri; per anni l’isola è stata, concretamente, luogo di vacanza e di riflessione di Piazza. Ad apertura di pagina nel libro si colgono riferimenti al mare o all’elemento dell’acqua, trasformati, direbbe Bachelard, nella materia del sogno. Nella poesia “Il mare che continua” Piazza scrive:   
si scivola lungo l’infinità del sentiero
dei sogni e della veglia
per giungere all’azzurro degli scogli [...];
in un altro testo, “Trittico a Capri”:
Poi riscopri i greti, una liquidità di pensieri
levigati: i diari li riprendono gli angeli
si deve elaborare l’attesa a delta
gioirne dopo e prima dell’incontro […].
Nella poesia “La rotta del mare domestico” il tema marino si salda a quello della casa, spazio protettivo e prediletto:
Si spiana la distesa acquorea e rimaniamo
senza altre parole che quelle che solcano la liquidità
della percorrenza rinata tra le cose di sempre […].
La «liquidità di pensieri» e di parole non è da prendere, mi riferisco però al contesto specifico di questo testo e non all’intera raccolta, nell’accezione, ormai vulgata, di Bauman. Condivido l’osservazione della Fantato che dice di una «identità fluida», presente nel libro, «immersa in un mondo liquido», citando il celebre filosofo e sociologo polacco; ma Piazza vuole riferirsi in questo testo alla sua ossessione marina che sfocia nella quotidianità, nella vita domestica «tra le cose di sempre», perché ogni angoscia, ogni marea dell’anima trova pace in essa, nel nido familiare, in cui “il mare continua”, come scrive in un’altra poesia della raccolta.
Un termine, poi, che ricorre più volte nella raccolta è “delta”; lo sbocco nel mare, «nel delta della gioia» (cfr.“Domenica infiorata”) attraverso varie ramificazioni di materiali e rivoli tematici, è la cornice in cui si colloca tutta l’esperienza poetica di Piazza. Non è certo un caso che la raccolta uscita nel 2022, sempre per Guido Miano Editore, si intitoli “Nel delta della vita”.
Nel libro le due dimensioni del sogno e della veglia sconfinano l’una nell’altra e le due sezioni, in cui si articola la struttura del libro, intitolate: “Mediterranea” e “Del sognato”, sono anch’esse speculari. I contorni sfumano, la quotidianità familiare viene investita dal flusso marino, la persona cara porta “il mare delle parole senza male”, le parole consolatrici arrivano nella casa (“La rotta del mare domestico”). Poesia del mare infinito che si ribalta quindi in “poesia della home”. La sposa, la famiglia, nell’ambito di quel cattolicesimo domestico di Piazza, che ho già messo in risalto altre volte, rimangono porto sicuro contro il naufragio, centro a cui ritornare dopo il sogno, l’errare altrove dietro i sogni di Alessia, proiezione della libertà dell’adolescenza. In fin dei conti la casa e lo spazio familiare costituiscono un unico esorcismo, che Piazza celebra come una endiadi contro l’angoscia del vivere. Basta leggere con attenzione la sua poesia-preghiera che ho citato più volte, “La rotta del mare domestico”, che viene ad essere centrale nel libro e che è una delle più belle, in cui il poeta evoca il
foglio di carta velina verde
resistentissimo
dove mai affondare nelle maree dell’anima.
La metafora marina in Piazza non si lega ad avventura esotiche o pericoli di naufragi per viaggi verso terre ignote, ma ai luoghi conosciuti. Il viaggio si avvolge su stesso ed è sempre un ritorno a casa, agli affetti familiari («Tu tocchi la mia solitudine e dalla ferita / viene fuori una combinazione di noi»), un ritorno al tavolo dove poter scrivere su fogli fragili («di carta velina») le poesie, come scrive anche nel testo d’apertura intitolato “Piacere”, specificando alla fine che si tratta di tutt’altro «piacere» rispetto a quello dannunziano; di un «piacere / di redenzione»:
Aprile in verde esce di scena ci lascia
il tavolo di lavoro con le copie dell’anima [...].
La ripetizione, il discorso tautologico richiedono poi l’apertura di una finestra su un’evasione innocente, fanstamatica, rispetto alla prigione familiare, meta di ogni viaggio o allontamento. La figura di Alessia («sta nel file segreto / il suo nome», “Camere per internet”), proiezione del vissuto adolescenziale («le finestre dell’adolescenza», “Adolescenza di fragola”), viene ad essere questa necessaria apertura e variazione del discorso poetico. Ma dopo «il gioco di trasgredire» (cfr. il testo “Collezione”), il discorso ritorna al suo centro, alla «casa del sogno» come nella poesia “Adolescenza di fragola”:
sconfina la traccia del libro,
ma poi si ritorna, con la fotografia in tasca
e la conchiglia s’intravede della nascita
sulla mensola che adesso dà parole
se non rifugio, casa del sogno a sfibrarlo
a raccoglierlo, archiviarlo ancora nell’albero
della notte  […].
 

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