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Il pianeta delle scimmie.

Parliamo qui di due, più uno, giganteschi peccati della storia, su cui si è presto adagiata la cenere della dimenticanza, o della colpevole e malintenzionata sbadataggine dei responsabili politici del tempo, fattispecie di quelli “buoni”.
Nell’agosto del 1944 la città di Varsavia insorse contro le bestie naziste che l’avevano sottomessa. L’esercito russo, stanziato lì a pochi chilometri, non intervenne, nella fosca aspettativa di entrarci a cose fatte e occuparla al posto dei nazisti. Churchill, l’eroica “volpe” di Londra, benché si trovasse in casa il governo polacco in esilio, se ne fregò, avendo già promesso all’altro grande dittatore russo il premio sottratto al grande dittatore tedesco, cioè la Polonia intera. Così la carogna nazista ebbe facilmente ragione degli sventurati insorti e la vendetta fu pari all’atroce fama del Reich. Varsavia venne abbattuta interamente: quando i russi vi entrarono un anno dopo, non trovarono che un immenso e allucinante ammasso di rovine.
Un anno dopo, siamo a Dresda, uno dei più straordinari gioielli dell’ingegno umano. La città bellissima sulle rive dell’Elba che il passato ha concesso al presente di ammirare ancora. Ancora per poco. A Dresda c’è solo la bellezza: non ci sono industrie, non ci sono caserme, non ci sono mezzi, né blindati, né punto. Una guarnigione di soldati la difende da eventuali attacchi. Nel febbraio in un paio di notti, prima gli inglesi, con l’avallo e anzi sotto la pressione sempre del nostro beneamato Winston Churchill, e poi gli americani scaricano su questo “quadro” di Canaletto qualcosa come 4.000 tonnellate di bombe, tra incendiarie ed esplosive. Il terzo giorno Dresda non esiste più. Come Varsavia, di lei non restano appunto che i quadri di Canaletto che aveva dipinto entrambe con la sua arte quasi fotografica. Dietro ai due insulsi massacri si ergono le figure degli autocrati, sia “buoni” che cattivi, a cui dobbiamo parimenti la responsabilità di aver tolto all’umanità, e non soltanto ai polacchi e ai tedeschi, dei beni che non gli appartenevano.
E levo oggi ancora la mia protesta contro l’abiezione macellaia dei militari e dei politici biechi e avidi, che per saziare i loro crudeli impulsi non arretrano davanti all’annientamento del piano alto, colto, nobile della civiltà, ossia quello cui non hanno mai avuto accesso. Un piano che costoro possono occupare soltanto con la violenza.
E veniamo a noi, al pianeta delle scimmie. Un pianeta ove agisce un sedicente “stato islamico”, una sorta di “Jurassic Park” in cui degli umanoidi assetati di sangue e potere, farneticando intorno a deliri di stampo religioso, fanno strage e razzia di tutto ciò che trovano. Chiamando “Dio” tutto quello che è negato dai dieci comandamenti- rubare, ammazzare eccetera…- sperimentano sulla terra l’idea di un potere basato solo sulla crudeltà e la sopraffazione. E l’egoismo e l’ignoranza. Ma l’ignoranza qui è assoluta: il non sapere di niente di tali trogloditi li raccorda piuttosto ad ere geologiche anteriori all’uomo, ai tirannosauri, ai velociraptor, che a sia pure ominidi e proscimie. E, ovviamente, contro cosa sfogano i loro ancestrali pregiudizi? Dopo aver ammazzato tutto quel che si muove? Chiaro, l’arte, la cultura. Siamo ancora e sempre a Varsavia e Dresda. Si vuole l’intelligenza retrodatata a tempi pre-linguistici, ridurre l’essere al balbettio sanguinolento di un marmocchio pestato.
Chi ha visto “Schindlerlist”, il film che ritrae la tragedia del Lager di Krakòw-Plaszòw, ricorderà la definizione che l’amante (coatta) del capo del Lager gli affibbia dopo che lui ha fatto un po’ di tiro a segno su un innocente, freddandolo. Gli dice: “Smetti di fare il bambino stronzo!”. Ecco, è la stessa cosa che dovremmo dire a quei killer fanatici, ai naz-isis: smettetela di fare i bambini stronzi! 
 
 
 

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