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Il rugby

Come la maggior parte degli sports il rugby è nato in Gran Bretagna nel 1866. Si è sviluppato subito nell’area britannica e nel Commomwealth australe dove si hanno i mitici All Black (Nuova Zelanda), Wallabies (Australia), Springbox (Sud Africa). Inoltre agiscono, sempre in quell’area, delle buone nazionali: Pumas (Argentina), Samoa, Tonga e isole Figi.
In Europa abbiamo ottime squadre come l’Inghilterra, la Scozia, il Galles, L’Irlanda unita, la Francia e l’Italia. Queste ultime nazioni danno luogo ogni hanno al notissimo torneo delle sei nazioni.
Concludo la premessa dicendo che a partire dal prossimo settembre si terrà in Nuova Zelanda la VII Edizione della Coppa del Mondo.
Il gioco del rugby ha un grandissimo valore educativo soprattutto nei bambini. Perché oltre alla socializzazione, al rispetto delle regole, dell’avversario e dell’arbitro offre ai ragazzini la opportunità di confrontarsi con la propria ed altrui aggressività nel contesto del gioco.
E’ uno sport di contatto ma anche di situazione. Contatto perché il confronto fisico fra i giocatori è una costante di gioco. Situazione perché nella sua evoluzione diventa sempre più importante la capacità di capire il contesto momentaneo in cui ogni fase di gioco si sviluppa concretamente.
Attualmente ogni buon giocatore oltre al suo ruolo “naturale” devo adattarsi a qualsiasi posizione in campo e in tutte le fasi del gioco.
E’ una evoluzione che io, pur amandolo, non ho visto sinora nel calcio. Soprattutto per quanto riguarda le regole che nel football sono sempre le stesse.
E’ uno sport di nobili origini. Gira una “storiella” dove si dice: “il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini, il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie, il football americano è uno sport bestiale giocato da bestie”.
La mischia, la palla ovale, la touche, la ruck, il passaggio indietro con le mani, i principi, il vantaggio, l’antigioco, i ruoli ed il famoso terzo tempo, sono dei temi che l’attore Paolini ha sviluppato in alcuni corti.
Onestamente il rugby, anche per la variazione costante di regole, non è facile a comprendere. Non è facile capire talvolta il perché del fischio dell’arbitro. Però è uno sport che attrae e che nuove grandissime folle negli stadi. Sport di grande lealtà e correttezza anche se il costante contatto fisico può provocare delle scintille che a volte possono sfociare in piccole zuffe. Zuffe che si sedano da sole. Eventuali “litigi” si risolvono in campo. Al fischio finale non rimane nessun rancore.
Nel rugby il padrone assoluto è l’arbitro che si avvale dell’aiuto di due segnalinee che intervengono e aiutano il direttore di gara a differenza di quanto avviene nel calcio. Se un giocatore ha la pessima idea di protestare si becca una penalità di 10 metri quindi si guarda bene dal parlare.   Da qualche anno è entrata anche la tecnologia. In caso di dubbio su una segnatura (meta) o qualche altra fase difficile da giudicare, l’arbitro ferma il gioco e si avvale della moviola (TMO).
Anche il pubblico segue la partita correttamente. Non ci sono divisioni fra i supporters delle due  squadre. Ognuno tifa per la sua, ma mai contro. Inoltre quando si eseguono dei calci di punizione il silenzio è assoluto. Non si disturba mai il calciatore.
Finisco citando una frase del Paolini: “il rugby sta al calcio come la prima sta alla seconda guerra mondiale”.
 
 

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