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L'ultimo combattimento di O' Guerriero

 Pietro Taricone guerriero grande fratello
 
Potrebbe sembrare la parafrasi di un famoso film di Bruce Lee, manco a farlo apposta, morto in circostanze del tutto mai chiarite, quasi in uno strano incrocio del destino più o meno alla stessa età.
Il macho, ma pur sempre dotato di un incredibile cuore d’oro, dall’espressività parte nopea e parte di Caserta (tanto per citare il principe De Curtis!), del quale andava fiero, lo condiva con il suo disquisire che sfiorava il boccacesco, ma che nel contempo riusciva a catturare l’attenzione con citazioni colte tipiche dell’intellettuale affermato.
Ciociaro di nascita, Pietro Taricone visse successivamente a Caserta fino a quando, dividendo il tempo fra la giurisprudenza e l’amministrazione dei condomini, sbarcò quasi per caso sull’astronave in partenza dell’allora nuova prospettiva televisiva del reality, il Grande Fratello.
Dico quasi per caso, perché nessuno dei concorrenti né tantomeno la produzione, avrebbe mai pensato un successo senza precedenti da proiettarli nell’Olimpo dei divi.
Dico ancora quasi perché Pietro, certamente, era andato al di là delle previsioni, aveva visto oltre gli occhi degli italiani che quello sarebbe stato il palcoscenico per il suo lancio, il suo palcoscenico, quello che l’avrebbe staccato dalla corda che lo legava al resto dei concorrenti. Non vinse alla lotteria del televoto, ma fu il vincitore in assoluto, O’guerriero.
Opinionisti (quasi tutti lo diventarono a Buona Domenica!), qualcuno tentò con la musica, qualcun'altra con la moda.
Pietro voleva essere un attore, e attore fu!
E quando lo si vedeva sullo schermo, non sembrava diverso dal concorrente gieffino che avevamo conosciuto.
Era riuscito a portare sul set, ciò che tanti attori non sono mai riusciti: portare sé stesso, la sua genuinità, la sua spontaneità tipicamente terrùn, il suo essere Pietro Taricone!
E non è per e da tutti!
La critica (nella sua immane ipocrisia) lo dava perdente, perché il solo fatto di essere approdato da quella che è diventata TV spazzatura, lo ammarava fra i flutti dei futuri dimenticati.
Ma lui ha fatto di tutto e di più: l’uomo popolare, l’uomo d’azione, l’animalista fino al ruolo brillante di Ermanno in "Tutti pazzi per amore".
L’uomo qualunque, quello che potremo incontrare ad ogni angolo della strada. Quello stesso che s’inchina alla bellezza delicata e insieme sconvolgente di una ex modella polacca, certa Kasia Smutniak che, tempo ci volle, attrice s’affermò.
Questa chiacchierata love story, si completò con la nascita di Sophie, il 4 settembre 2004.
Quella stessa splendida bimba, che il 28 giugno 2010 è stata spettatrice dell’ultimo combattimento del suo papà, di O’guerriero, che ha sfidato la falce mortale per oltre dieci ore, forte del suo voler vivere a tutti costi, quella stessa falce che aveva tentato in precedenza di portarsi anche la bella compagna.
E che aveva fallito.
Ma non questa volta.
Con la grande variante, che O’ guerriero ha vinto la sua ultima battaglia con la critica, che ancora adesso sta ipocritamente innalzando un monumento all’artista, come ha ipocritamente sempre fatto per tanti suoi colleghi morti prima di lui.
E’ vero.
Lo avrebbero dovuto farlo quand’era in vita, ma l’affetto che gli hanno mostrato i tanti blogger che, come me, l’hanno sostenuto per tutte quelle ore attraverso ogni tipo di social network, significa che dopotutto, quelle "cesoie vocali" che hanno la sola priorità di demolire ogni approccio di bell’arte, erano state debitamente sconfitte due volte lo stesso giorno.
Come solo O’ guerriero era capace di interpretarne il suo ultimo e meraviglioso canto del cigno.

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