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Scorcio di vita

  Felix attraversò la porta scorrevole e il caldo afoso di un agosto che non era che agli inizi lo abbracciò, senza che lui ne avesse troppo bisogno. Gli bastarono pochi secondi per rimpiangere la rinfrescante aria condizionata del centro commerciale.
Nonostante ogni singola fibra del suo corpo lo implorasse di fare marcia indietro, il ragazzo s’incamminò lungo il marciapiede, fortunatamente all’ombra, che portava verso casa sua. In mano reggeva un sacchetto della spesa, in tasca l’ennesimo pacchetto di sigarette. Aveva diciannove anni, ma non li dimostrava: era troppo basso, troppo esile, la faccia troppo sbarbata. Gliene davano quindici di anni, ed era sempre una lotta per convincere il tabaccaio che lui era maggiorenne e quindi poteva benissimo comprarsi le sigarette. Un vero fastidio.
  Si fece largo tra la massa di gente che andava nella direzione opposta alla sua, domandandosi che gusto ci fosse nel passare il proprio tempo in un posto del genere. Era abbastanza sicuro che fosse tutto merito dell’aria condizionata. Insomma, i negozi erano sempre li stessi, dietro a facce diverse si nascondeva lo stesso animo abbandonato alla monotonia e all’insignificanza dei giorni. Ma Felix sarebbe uscito da quel circolo vizioso, ne era certo! Lui aveva dei progetti, per vivere la vita che aveva sempre desiderato, aveva un sogno. Il peso dell’abitudine non avrebbe piegato la sua schiena, i sogni infranti della gente non sarebbero riusciti a legare i suoi piedi, perché lui avrebbe ballato, avrebbe continuato a muoversi. Sempre.
  Felix era un ragazzo di diciannove anni minuto, ma il suo sogno lo rendeva grande. Quelle poche parole che mi rivolse mi bastarono per sentire la differenza tra lui e me, due mondi distanti che per qualche minuto avevano percorso la stessa orbita, ma che mai più si rincontreranno.
  Felix stava per scendere in strada, quando con la coda dell’occhio scorse una figura seduta su un dissuasore giallo. Si bloccò un attimo, voltandosi completamente verso di lei. Era una ragazza, i capelli tinti di azzurro, gli occhi persi nel vuoto. Le labbra del giovane si incresparono in un sorriso. Infilò una mano in tasca, tirò fuori il pacchetto di sigarette e se ne accese una. Fece un tiro e poi si incamminò verso di lei, che ora l’aveva notato. Era una sua impressione, o aveva strabuzzato gli occhi in un modo stranissimo?
-Ciao, aspetti qualcuno?-, domandò, sedendosi lì affianco.
Lei lo fissò un attimo, meravigliata e imbarazzata. Poi gli rispose.
 
 
 
                                                                                  Silvia Ferro
 
 

 

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