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Recensione del video della presentazione del n. 240 della rivista “Fermenti"

Recensione del video della presentazione del n. 240 della rivista “Fermenti,” con considerazioni su parti dello stessa, non prese in considerazione durante la manifestazione.
 
            Martedì  29 ottobre 2013 – ore 18.00
            Presso Libreria Empiria, via Baccina 79,  Roma 
 
Presentazione rivista “Fermenti” n. 240
dal 1971 periodico a carattere culturale, informativo, di attualità e costume.
 
 
Numero da collezione
 
Relatore
 
Francesco Muzzioli
 
Coordina Velio Carratoni
 
Interventi degli autori presenti
 
(con la collaborazione della Fondazione Marino Piazzolla di Roma).
 
 
            Il video della presentazione del n. 240 della rivista “Fermenti”, svoltasi a Roma, suddiviso in due parti, emerge come una testimonianza nel panorama letterario culturale dell’Italia attuale. 
            Indubbiamente l’esistenza della contemporaneità, nel nostro Paese, di una rivista come “Fermenti”, diviene un’espressione del pensiero divergente.
            Viviamo in uno scenario mass-mediatico dominato dal trash che ci offre la televisione, una forma sottile e liquida di dittatura mediatica, anche se la stessa, raramente, trasmette film e documentari degni di essere seguiti.
            La rivista trova, tra i suoi lettori, persone che preferiscono e scelgono  una pubblicazione completa nel suo contenere brani narrativi, poetici e immagini artistiche, oltre a saggi filosofici  e scritture critiche.  
In essa canone essenziale è la bellezza nei suoi vari generi.
            Attraverso Fermenti  come tramite tutte le altre iniziative artistiche in genere, si svolge anche una funzione produttiva e positiva per la crescita del senso di una fusione, di un avvicinamento dell’essere umano alla natura.
L’uomo nel postmoderno occidentale pare avere perso questo valore, in uno scenario asettico fatto di tecnologia sempre in progress e di materialismo, nel quale domina la percezione dell’avere su quella dell’essere, per ritrovare la propria identità.
            Il volume di oltre 670 pagine, si affianca a molti altri che hanno per tema l’arte e la letteratura, e si delinea come uno dei migliori per l’approfondimento degli argomenti trattati, per la molteplicità dei temi e delle idee affrontate, con grande acribia.
            Un progetto a lungo termine, quello della rivista “Fermenti”, realtà che si sviluppa in vari decenni,  sul parallelismo etico-estetico,
            La serietà e la riuscita dell’intento sono suggellate dalla longevità del periodico, del tutto inconsueta, essendo iniziata la sua pubblicazione nel 1971.
            Da quella data è continuata con costanza l’uscita di “Fermenti” che, nel tempo, ha ospitato molti autori importanti che sarebbe difficile elencare.
            Nell’impossibilità, in questa sede, di riportare tutto quanto è stato affermato, nel corso della manifestazione, si tenta di darne un’immagine d’insieme.
Si esamina alcuni argomenti presi in considerazione in questo contesto, approfondendo, particolarmente il discorso sul cinquantenario del Gruppo ’63,
Questo per fare luce sulla sua importanza e sul suo valore che è vivo nell’ambito della nostra letteratura, almeno come pretesto.
La domanda che sorge spontanea consiste nel chiedersi che cosa sia avvenuto in questi cinquant’anni.
            Per dare una visione d’insieme, in questa sede si prendono in considerazione anche contributi importanti presenti in “Fermenti” 240, nelle sezioni poesia e narrativa, che non sono stati affrontati durante la presentazione, per mancanza di tempo.  
            Il dibattito si apre con la relazione di Velio Carratoni, direttore di “Fermenti Editrice”, della stessa rivista “Fermenti”, e della Fondazione Marino Piazzolla di Roma, che ha collaborato alla produzione del video stesso e all’uscita del numero di “Fermenti” 240.     
            Dopo il saluto preliminare Carratoni sunteggia un e-mail ricevuta da Flavio Ermini, direttore della rivista “Anterem” di Verona, autore dello scritto filosofico Il deserto e il mare in tempesta, situato nella sezione Anteprima, che apre il libro. 
            Nella suddetta e-mail Ermini afferma che si tratta di un numero fantastico, labirintico, di suo gradimento, che si sfoglia, si scorre, si legge, si percorre interamente il testo, si coglie una parola, un verso, anche tornando indietro, insomma un’avventura.
            Quindi il  poeta e critico definisce il fine di questi numeri doppi  e vastissimi, strumenti per i lettori, sia che essi siano critici, poeti o artisti, sia che siano solo amanti della bellezza e del sapere in generale.
            Alcuni argomenti sono più approfonditi: questa apertura sta funzionando e si assiste, nel leggere il periodico, ad una presenza nutrita di tentativi culturali, nell’aprirsi a tutte le tematiche in senso critico, con una critica mai definita che assume diversi generi,  per scoprire nuove possibilità,  evitando la genericità.
  Carratoni mette in evidenza la vastità di questo numero da collezione, una cosa in grande, che fa dieci numeri di una rivista letteraria di media lunghezza.
Nella notevole estensione del periodico, c’è un’ipertrofia e lo scopo è quello di provocare uno shock nel lettore tramite dimensioni inconsuete della pubblicazione, per stimolare interessi in periodi di  incertezze creative.
In un tempo di crisi e privazioni quanto suddetto può apparire una provocazione perché non ci si potrebbe dedicare alla cultura di ricerca e d'investimento, in quanto costa troppo; (ma questa è una visione riduttiva dell’operazione).
Infatti è vero il contrario e cioè che gli investimenti economici e l’impegno imprenditoriale, che stanno alla base dell’uscita di “Fermenti” e della sua diffusione, nonché della casa editrice e delle varie attività della Fondazione Piazzolla, presentazioni, concerti e promozioni, sono iniziative che meritano di essere sostenute.
Uno degli intenti è quello di scoprire nuove possibilità nel campo artistico-culturale.
Lo scopo del lavoro è quello di creare discussioni e dissensi,  evitando la genericità, per stimolare il dibattito.
Viene messa in rilievo la buona veste tipografica del volume e anche l'accurata riproduzione delle immagini, per ricordare opere di artisti  presenti  nella sezione Arte, tra i quali B. Conte, G. Fontana, B. Giacopello, C. Malacarne, G. Napoleone, R. Sanesi, S. Venuti.
Ricordando la ricorrenza del cinquantesimo anniversario del Gruppo ’63 si è approfondito l’insieme degli autori del movimento, i cosiddetti ribelli (ma ribelli contro cosa?), portando dove?
 
Ponendo domande sul senso delle novità che il movimento ha favorito, si è approfondito l'argomento posto dallo stesso direttore con  L’Avanguardia negli anni Sessanta. Tanto rumore per invocare il silenzio.
La cifra di questo scritto consiste nel fatto che l’Avanguardia, con il Gruppo ’63, si è innestata in un sistema letterario stabilizzato, costituito da  autori che avevano fatto il loro tempo svolgendo una funzione antagonista nei confronti di quest’ultimo.
Il potere culturale, in un certo senso, è stato messo in crisi dall’affermarsi del Gruppo ’63, anche se certi autori come Moravia hanno continuato a rivestire una posizione di leader indiscussi.
Infatti, a livello letterario, si può parlare di vere e proprie associazioni di forze, che non persero la propria egemonia.
Come scrive lo stesso Carratoni, Moravia occhieggiava sospettosamente forse per timore di mosse improvvise che avrebbero offuscato il fenomeno di mercato da lui rappresentato? Da allora, tramite “Nuovi Argomenti” si aprì molto ai giovani, favorendo un contorno di leccapiedi.
Sono seguiti gli interventi di Francesco Muzzioli, esperto del tema riguardante il Gruppo ’63, e di Donato Di Stasi.
            Di Stasi descrive la cornice della scrittura di “Fermenti” 240 costituita, tra l’altro, da Anteprima, La critica letteraria oggi in Italia, Saggistica. Narrativa, Traduzioni, Arte, Poesia, Recensioni, Costume, per finire con l’ Inserto Fondazione Piazzolla.
            Citando la sezione Arte il nostro rifacendosi all’assunto hegeliano della morte dell’arte, si è chiesto: che arte facciamo oggi? Che uso facciamo del gesto artistico?
            L’Avanguardia va bene poiché, nella sua impossibilità, si fa sperimentazione. Se fosse possibile non varrebbe la pena di perseguirla.
Per la rivista conta la quantità che si accorda alla qualità.
Il saggista afferma che una seria riflessione critica debba partire da un principio che il materialismo dialettico di Engels ha messo in evidenza centocinquanta anni fa, utile per capire il tempo in cui viviamo.
Il filosofo ha messo in luce che  andavamo incontro ad una legge dialettica per cui la quantità diviene qualità (nel campo letterario vendita dei libri equivale a qualità dei libri).
Si assiste così all’abbandono del principio di non contraddizione.
Non a caso  uno degli autori che va per la maggiore ha asserito: la qualità di uno scrittore si giudica dal suo conto in banca e questo è poi quello che noi ascoltiamo sostanzialmente.
Engels fu il primo a capire che la legge delle merci consiste nel fatto che tutte le merci divengano uguali e che tutte le cose divengono uguali e che la quantità deve diventare una qualità necessariamente.
Uno può chiedere: però noi pubblichiamo una rivista che è una quantità, di oltre seicento pagine.
Però questo è un tentativo, una qualità che vuole rivaleggiare con la quantità, non è una quantità che tende alla qualità.
Nel nostro scenario letterario, l’improvvisazione è elevata a sistema e  ci s’improvvisa poeta o critico.
Non c’è dicotomia tra autori professionisti e dilettanti.
Certo non tutti i saggi sono dello stesso spessore; ognuno di essi ha la sua voce, il suo respiro; e questo nel labirinto ci può stare.
Le riviste e “Fermenti” sono assolutamente necessarie perché le idee si muovano, in quanto, per stagnazione, possiamo sicuramente morire.
“Fermenti” va contro la semplificazione e porta alla complessità.
Bisogna ridare complessità alla scrittura.
 
            Il discorso si approfondisce per la multidisciplinarietà delle forme artistiche trattate e per i rimandi che vanno dall’una all’altra,
            Come si evince dal video e dalla lettura dello stesso libro, il comune denominatore del discorso affrontato risiede nel valore di tutti gli interventi.
Essa si raggiunge sia in sede critica che artistica e letteraria e non bisogna dimenticare che “Fermenti” s’interessa anche di costume e politica, nella sua completa organicità. 
 
            Afferma Muzzioli, nella sua esposizione, di essere stato colpito dalla mole del numero.
Il tema della vita delle riviste, che hanno fatto il Novecento e le Avanguardie,  è fondamentale, e  lo stesso Gruppo ’63 si è sviluppato secondo questo sistema; infatti nasce  con le riviste e muore con “Quindici”.
Quando il gruppo ebbe inizio aveva contro una società letteraria che si ribellò contro i suoi  giovani. rappresentanti.
 
            La vastità del volume attesta il prestigio della linea che la sigla “Fermenti” persegue e della sua vitalità, espressione di qualcosa che fermenta, di energie vive ed attive, di una consistenza di base nell’ambito culturale, come dal nome della casa editrice.
            C’è una valenza critica che la rivista vuole assumere, come terreno generale, e questo è uno stimolo importante e non a caso è presente la sezione La critica letteraria oggi in Italia.
            Si assiste attualmente ad una crisi della critica e della criticità.
 
            Il relatore sottolinea, come punto essenziale delle problematiche trattate, l’apertura verso i giovani ,a livello universitario, dove c’è qualcosa che si sviluppa nei giovani stessi,  ma il problema è che non c’è più la palestra dove i ragazzi stessi crescono e si fanno i muscoli critici.
            È molto importante che ci siano questi spazi, se no le energie e le particelle devianti di questo sistema così onnicomprensivo dell’immaginario collettivo di consumo, alla fine finiscono per inaridirsi, se non trovano degli spazi dove potersi manifestare.
           
            A proposito della considerazione del valore del Gruppo ’63, afferma ironicamente Muzzioli che egli stesso rischia di sembrare più convinto dell’importanza e del valore dell’iniziativa, rispetto ai reduci della stessa esperienza e si autodefinisce commesso viaggiatore dello stesso Gruppo ’63.
            Anzi gli stessi reduci se la cavano con una battuta (non c’è mai stato).
            In uno scenario nel quale veniva, fino a qualche anno fa, pronosticata la fine della rivista cartacea, sostituita dai siti Internet di poesia e letteratura, le dimensioni di “Fermenti” creano un sobbalzo e i lettori hanno di fronte una civiltà letteraria.
            È interessante nella rivista una compresenza di interventi creativi e critici..
            Il Gruppo ’63 nasce per una contingenza fortunata, per la presenza e l’attività della casa editrice Feltrinelli e l’opera dell’organizzatore Balestrini e di tanti altri.
Si tratta di energie spesso positive, che si possono sviluppare perché trovano una sponda.          
Molti rappresentanti del Gruppo ’63 sono stati apprezzati durante la contestazione.
            A suggellarne gli inizi ci fu un convegno palermitano di musicisti che si rivelò un punto di unione per i suoi rappresentanti, propedeutico per le sue attività.
 
            Il movimento agiva nell’ambito di una società letteraria contraria.
            Alla base del Gruppo ’63 c’è l’antologia, uscita al tempo della sua fondazione, nella quale sono inseriti trentaquattro autori, che avrebbero bisogno di essere ripubblicati.
 
            Interessante durante la presentazione l’intervento di Mario Lunetta che ha una valenza anche sociologica e politica.
            Partendo da una concezione di base fondamentalmente pessimistica, di un pessimismo antico, del tipo di quello di Marx e di Leopardi, già espresso nelle sue scritture, egli afferma che è positivo che esista un luogo di resistenza, nel nostro panorama, come la rivista “Fermenti” stessa, che definisce un macrotomo.
 
 Aggiunge che qual cosina si stia muovendo, piccole situazioni stanno fermentando, come il Convegno organizzato dal Sindacato scrittori intitolato La cultura e gli italiani, che è un gesto di qualche significato ed un vero e proprio atto d’accusa contro la politica italiana.
Concomitante alla suddetta iniziativa, è apparsa su Il Corriere della sera una lettera di protesta di molti teatranti internazionali, che hanno accusato i governi attuale e quelli di Berlusconi e Monti, di aver lasciato in balia del caso e della burocrazia asfissiante la vita del teatro italiano.
Si sono rivolti all’allora premier Letta, affermando che l’Italia rischia così di uscire dall’Europa.     
Anche questa missiva è un segnale positivo.
Viviamo in un contesto politico sociale di crasi e non di crisi, in cui siamo costretti a soffrire e il nostro parla di dissocietà. 
C’è un’impossibilità di subire questa situazione nella quale l’ intelligenza è frustrata
            Lucidamente Lunetta afferma che la stessa società italiana ha patito negli ultimi vent’anni il berlusconismo, che ha avuto come trampolino di lancio il craxismo, durato dieci anni e che lo stesso Craxi era un latitante.
            Qualche spiraglio di luce si è intravisto nell’establishment italiano solo negli anni dopo la seconda guerra mondiale.
            Questi fenomeni hanno fatto si che l’Italia non è più un Paese ed è priva di società e spetta alla cultura vera ed elevata fare ritrovare alle persone la propria vera dimensione.  
            Quindi, in uno scenario, nel quale il berlusconismo ha perso potere  e ci si  apre a tentativi democratici, si possono intravedere energie concrete che potrebbero venire alla luce. Sempre che la politica non prosegua la sua azione ambigua e omissiva. 
            A proposito del Gruppo ’63, il critico e poeta ricorda che anni fa, nell’ambito di una manifestazione culturale, disse a Sanguineti che, nella genesi e nel successo della stessa iniziativa, molto del merito, oltre che alla qualità dei testi degli autori partecipanti, si deve dare all’editore Feltrinelli, promotore, con la sua genialità e il suo entusiasmo, della riuscita dell’intento.
            Bruno Conte ha creato la nuova grafica della copertina, che comprende un’opera di Giulia Napoleone.
            La stessa artista è presente con grafiche e pitture ad olio, con  incisioni e figure; le stesse incisioni sono state eseguite venti anni fa.
            Molte delle sue raffigurazioni sono ispirate a poesie di Sbarbaro e vertono sul tema del mare.
            Le opere della Napoleone sono espressione di una realtà mentale, strutturata e non hanno nulla di figurativo e la pittrice, nel suo intervento, illustra il suo poiein, ci apre la sua officina, illustrando le varie fasi delle produzione delle sue opere e gli strumenti e i supporti usati. 
             
           
           
 
            Nella rivista in Poesia incontriamo L’eterno ritorno della poesia di Umberto Piersanti.
Nell’articolo Chiara Maranzana, in un brano in prosa, che contiene anche poesie, ci parla della sua frequentazione di casa Piersanti e dell’autentico e forte legame di Umberto con il figlio Jacopo, destinatario di molti pensieri e poesie da parte del poeta.
            Del suddetto brano non si parla nel video della presentazione di “Fermenti” 240, ma è importante  citarlo vista la sua rilevanza ai fini di un’analisi completa del fascicolo.
            Jacopo è un ragazzo sensibile nella sua soave semplicità, amatissimo dal padre.
            Nei luoghi naturalistici, mitizzati da Umberto, in tutta la sua produzione poetica,  padre e figlio si dedicano a  lunghe passeggiate.
Jacopo corre felice ed ingenuo, godendo della bellezza della natura, nei quali il genitore lo conduce, con tutto il suo affetto empatico.
Non a caso le descrizioni idilliache paesaggistiche sono peculiari nella poetica del nostro e molti libri del poeta di Urbino riprendono titoli suggestivi in senso naturale.
            Seguono le poesie di Umberto Piersanti Presso il tronco del tiglio e Se t’inquieta primavera, che possono essere considerate dei poemetti.
Questi presentano  il carattere di una forte verticalità della scrittura.
            Entrambi sono caratterizzati dalla suddivisione in brevi segmenti ed iniziano con la lettera minuscola.   
Protagonista delle due opere pare essere un'estensione rarefatta, rocciosa, fatta di campi, monti, alberi, elementi che vengono praticati dall’io – poetante, in tersa armonia e sintonia col tutto e non senza uno sforzo fisico, nelle passeggiate e nelle escursioni compiute dal poeta assieme al ragazzino.
            La scrittura di Piersanti è cristallina, nitida e leggera e si plasma in un perfetto dominio della forma, per cui i versi sgorgano senza sforzo, gli uni dagli altri, pieni di bellezza e nitore.
            Si respira quasi un senso di epicità del quotidiano, in questa poetica ricca di bellezza e precisione.
C’è un tu che accompagna il versificatore nelle sue ricognizioni en plein air, che si svela, presumibilmente, nella figura dello stesso Jacopo, che viene interpellato con molti riferimenti. Altri poeti presenti: Roberto Rossi Precerutti, Marco Caporali, Marina Pizzi, Marco Furia, Maria Pia Argentieri, Italo Scotti, Luca Succhiarelli ecc.
 
Nel fascicolo in Narrativa sono da sottolineare i racconti Nancy lo sa di Gemma Forti e  La figlia del vicino di letto di Velio Carratoni, oltre ad altri di Enzo Villani, Ignazio Apolloni, Silvia Pascal.
 
            In Nancy lo sa viene narrata la condizione dolorosa di una quarantenne ancorata al suo triste passato.
Le descrizioni sono molto minuziose; la protagonista, il cui vero nome è Viola, cambia identità e va a vivere in un’isola.
Nel suo soggiorno rievoca  i ricordi tristi che affiorano nella memoria, sotto forma di incubi, come un urlo dalle viscere.
            Gran parte della narrazione è composta da un’analessi, nella quale viene rievocata la provenienza di Viola che ha vissuto un’intensa storia d’amore con un architetto.
            La descrizione del ritorno al passato viene detta quasi come una vita precedente della donna.
            Viola – Nancy dall’uomo ha avuto un figlio che è morto neonato tragicamente, a causa di un gesto impulsivo del padre, che viene condannato a venti anni di carcere.
            Il soggiorno sull’isola non riesce a lenire le pene della donna che spera di essere uccisa da fattori atmosferici.
Nella sua residenza, vissuta come un esilio, trova conforto nell’affetto dei bambini del luogo..
            Nancy sa che solo lei può essere artefice del proprio destino, ma ha un atteggiamento verso la vita di passività e di rassegnazione e non trova pace.
 
            In La figlia del vicino di letto l’autore si esprime con una scrittura precisa ed equilibrata.
            L’ambientazione si svolge in un ospedale romano descritto in modo minuzioso., come un luogo che dà il senso di qualcosa di squallido ed imbrattato, trattando temi crudi e drammatici.
            Nella clinica si assiste ai passaggi di infermieri, portantini ed addetti ai lavori e la struttura viene paragonata a una caserma trasandata  o quasi abbandonata.
            Il personale medico e paramedico viene descritto attraverso le sue conversazioni che vertono su questioni professionali, sugli stipendi e sulle decisioni della Direzione sanitaria e della Regione
.           Prevale un efficace realismo nelle immagini che l’autore ci presenta.
            Protagonista è l’affascinante misteriosa figlia del vicino di letto, molto affezionata a suo padre ammalato, che va a trovare nella clinica.
            È molto approfondito lo scavo psicologico dei personaggi  e il rapporto padre – figlia è descritto in modo strano. Sa quasi di una dipendenza ancestrale e di un collegamento viscerale che sa di rudezza da scoprire.
            La ragazza, che faceva sempre il suo ingresso lisciata e profumata, ricorda con nostalgia la figura paterna che era stata sana e vitale prima di ammalarsi.
            Secondo il racconto della figlia, il padre, che aveva fatto il macellaio, era sempre stato un genitore iperprotettivo e aveva fatto studiare la ragazza trasmettendole forza emotiva, per superare le avversità, accettare i compromessi.
            L’uomo era stato un padre padrone molto autoritario che generava nella ragazza cariche interiori e un'impronta tanto diversa dalla sua durezza. Un contrasto da lei rivissuto o invocato per definire o confermare se stessa.
            Chiamato familiarmente “Papà”, l’uomo, ormai agonizzante, rispondeva  con occhi tra lo sbarrato e l’immobile, restando in un silenzio prolungato.
            Il malato aveva perso parte delle sue facoltà intellettive e sensoriali percependo la figlia come un’ombra oscura.
            Non manca il tema della velata malizia della ragazza, nel suo prevedibile relazionarsi con la figura del primario, che ha in cura il padre, con il quale si comporta in modo disponibile e aperto, anche se nel plot non viene chiarito nulla in proposito, espresso il tutto come atmosfera o sottinteso tra il malizioso e lo sfrontato. Rimanendo un fatto di sguardi e di movimenti alquanto presunti, equivocamente reconditi.
Dal padre emerge il tema della carne. Dalla figlia la matrice tra carne, atteggiamento, frequenza, tentativo di illusione confortevole. Dal fatto concreto il contrasto tra vita, ultimi istanti, carne sublimata.
 
            In conclusione, in un Paese dove si legge poco e male, l’esistenza della rivista “Fermenti” va controcorrente.
           
Il coordinatore, al termine del dibattito, affermando che gli argomenti trattati sono tanti, esorta a leggere la rivista per discuterne più a fondo.
Un’altra piaga consiste nel fatto che molte librerie stanno chiudendo.
Nel nostro ambito culturale, molti sedicenti scrittori producono opere di scarsissima qualità, con  un atteggiamento presuntuoso che dovrebbe essere controllato e vagliato di più da troppi venditori di fumo.
Lo stesso periodico è segno di una persistente presenza del cartaceo, di una fiducia in quest’ultimo, del quale si prevedeva la fine all’inizio dell’era – Internet, cosa che non si è fortunatamente verificata.
Fermenti è sempre stata in sintonia con il clima culturale italiano, come mezzo per la riflessione sulle varie arti e anche sulla politica e sul costume.
La rivista esiste anche in edizione telematica.
Vengono annunciate due nuove uscite di Fermenti Editrice: La vocazione sospesa, su Curzio Malaparte di Giuseppe Panella e La verità della letteratura di Giorgio Bárberi Squarotti.
 
Il fatto che  oggi s’intraveda qualche spiraglio positivo nei cambiamenti politici e sociali in Italia, è un dato che fa sperare anche in una prosecuzione sempre più felice della vita della rivista e del movimento di idee che produce. Ma sono tanti a mettere bastoni tra le ruote.
In generale bisognerebbe rivalutare, nella nostra contemporaneità, la lettura e questo è un discorso che vale soprattutto per i giovani e i giovanissimi, per la loro formazione.
In questo senso va menzionato il saggio di Luana Salvarani, presente nel numero intitolato Mi piace rimare. I giovani descolarizzati e la rinascita della poesia, che ha per oggetto il fenomeno della descolarizzazione, che riguarda, particolarmente, gli alunni provenienti dalle classi meno abbienti e i figli di extracomunitari residenti in Italia.
In questo brano viene affrontato anche il tema del consumismo imperante nella nostra società, connesso a quello della perdita dei valori nel mondo giovanile, nel quale la poesia viene quasi integralmente ignorata.
Vero è che il fenomeno della scrittura poetica e della crescita del numero dei poeti, con blog, siti internet, e riviste è in crescendo.
Ciò avviene anche per la difficoltà di comunicare, per l’afasia che permea la nostra società, e per la solitudine dell’individuo, che ha la sua origine anche nella fine della famiglia patriarcale allargata e nella presenza della famiglia nucleare, come cellula del corpo della società.
In Italia tantissimi scrivono poesie, cercandosi ognuno i propri spazi personalizzati, per superare le difficoltà a relazionarsi con l’altro.
In questo contesto si sviluppano elementi positivi, visto che poesie significative sono state scritte recentemente anche da bambini e che esistono concorsi di poesia per ragazzini, alcuni dei quali già si illudono di lanciare qualche efficace messaggio.
In questo contesto le iniziative culturali, come quella della rivista “Fermenti”, divengono esercizi di conoscenza da non sottovalutare.
Sono tantissimi gli altri argomenti trattati. Per brevità si accennano alcuni proprio mentre è in uscita il n.241, altro numero da collezione, ricco di argomenti, problemi, analisi.
 
 
 
Stefano Moscato
 

con considerazioni su parti dello stessa, non prese in considerazione durante la manifestazione.

 
            Martedì  29 ottobre 2013 – ore 18.00
            Presso Libreria Empiria, via Baccina 79,  Roma 
 
Presentazione rivista “Fermenti” n. 240
dal 1971 periodico a carattere culturale, informativo, di attualità e costume.
 
 
Numero da collezione
 
Relatore
 
Francesco Muzzioli
 
Coordina Velio Carratoni
 
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(con la collaborazione della Fondazione Marino Piazzolla di Roma).
 
 
         
 
Stefano Moscato
 
 
 
 
materiale raccolto da Raffaele Piazza
 

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