Teatro della Cucina - Parte iniziale del II° Tempo | erotismo V.M. 18 | Winston | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Teatro della Cucina - Parte iniziale del II° Tempo

"Albeggiò sulla Mancia; l'Aurora mi parve arrossire perché si era ricordata di quel luogo..."
Quevedo
 
Anfitrione:- Or rifugi te stesso nella riservatezza Eumolpo famoso, eviti le labbra ristoratrici; com'io non t'avessi visto poc'anzi di persona vilipeso a mò d' un canide, sbalzato dalla rocca di questa città antica di glorie e di memorie e rifiuti a me benefattore largo di grazie e d'anca, ciò che serbavi invece per queste prostitute. Or dimmi, di quale onestà tu parli, di quale probità? Anch'io son fatto per imporre disciplina alla mia casa, ma so distribuire punizioni e premi a seconda che taluno aggradi o le offerte le respinga. Questa è la rettitudine qual'io possa intenderla.
 
Eumolpo, sbracato sul fianco, sfatto nello sforzo prolungato, implume eppur grondante, sudaticcio, i capelli scarmigliati a fiezze rade e giallastre, guazzando in mezzo a quanto figlia e vedova, visceralmente unite dall'indissolubile legame loro quale una parola, una volta stappate da tre giorni e tre notti univoche, finalmente gli hanno fontanato addosso sull'inguinaia e sul petto candido, può memorizzare allora un' infernale visione: il servo suo, quel vendicativo contadino calabrese di Corace, e percorrere a ritroso il perché tutto ciò possa essergli accaduto. Perché possa essere rovinato in quella villa, Indirizza allora allo stesso servo tutta l'animosità finora, dall'animo suo alieno alle passioni, trattenuta.
 
Senza più curarsi del liberto, delle sue farneticazioni filosofiche, inizia, in lingua colta, non locale, rivolto al soffitto a cassettoni, con uno di quei raptus poetici che l'hanno reso giustamente famoso per tutti i porticati, a rivangare ad occhi spenti
- Turning and turning The world goes on
. …................
Together to the end, to the end.
...es bicyclettes de...Park
Carry us side by side
And hand in hand we will ride,
Turn your magical eyes.
Round and around
, ...es bicyclettes de Park.
Spinning and spinning,
The dreams I know
, …...................................
...es bicyclettes de...zz...p...p...
 
- Assomigli di più ad un Britanno, ad uno di quei capelloni zazzeruti, ad uno short pubblicitario, Eumolpo, che ad un rispondere pari alla tua fama. Non siamo certo qui a servire per questo. Comprati occhi e orecchie, si certo, ma a qual fine?
 
Così venne spinta in alto la voce di un nano in fondo alla pletora di spilungoni saltimbanchi e giocolieri giunti su un carro dal profondo Est, innalzato all'improvviso dai compagni sulle spalle in quanto aveva manifestato loro di aver qualcosa da dire.
 
Anche Anfitrione c'era rimasto male, per la bassezza delle argomentazioni che non s'aspettava e, toltasi la parrucca, pur sapendo con quel gesto di insozzarla, la battè più volte sull'inguine moscio del filosofo biscazziere che l'aveva lasciato all'asciutto. Ma non voleva limitarsi a questo, l'alterno poeta; così, rimasto calvo, con trimalchionesca: (tri -m-l-k) maschera, battendo su e giù le lunghe ciglia, diresse, a mò di un cieco, i passi verso il proscenio e provò a rifargli il verso, (poiché tra i suoi attuali precettori v'era un Gallo transalpino resosi necessariamente impellente al suo commercio di patate e lumache., ed egli, galvanizzato dalla facilità del proprio apprendimento, non vedeva l'ora di farne mostra). 
 
- Ci provo Eumolpo, compatiscimi dall'alto delle tue conoscenze, e tu Ascilto, non mi ciondolare perennamente davanti quel pennacchio; non cercare di confondermi.
Datemi sette invece voi tre, per il piede, che all'ottavo levo!
 
- Avec le temps, va, tout s'en va
trad:Col tempo, va via, tutto se ne va via
On oublie le visage et l’on oublie la voix
trad:ci si dimentica dei volti e della voce
Le coeur, quand ça bat plus,
trad:il cuore, quando non batte più,
C’est pas la pein’ d’aller chercher plus loin
trad:non vale la pena di andare a cercare più in là
…................
La gara stava inasprendosi e, nell'emiciclo, già c'era chi stava propendendo (sondaggio reale: fifty fifty diciamo) per i testi in originale e quelli con traduzione simultanea, quando Gitone se ne venne con una frase sibillina
 
- Come la sera, Ascilto, in cui mi rapisti e, tutta notte, giocammo alla carriola.
Ciò che fece scolorare, letteralmente, Encolpio, finissimo intenditor di poesia, convinto assertore che il discorso poetico assomigli come altri mai al far presa su di un vaticinio.
 
Continua con la seconda parte del II° Tempo subito dopo lo spuntino - intervallo pomeridiano fornito gentilmente dal marmista-crapulone ospite.
Sulla scena del triclinio ora campeggia lo striscione "Pinella & Abinna - Marmisti della Real Villa - Fin dal 50 d.C."
 
Con un colpo di genio, per questa seconda parte, Eumolpo ha modificato e poi integrato il corso degli eventi con la versione latina dell'endiadi della giovinetta, prostituta crotonese. Eumolpo stesso, in tal modo, riuscirà ad avere il sopravvento nella singolar tenzone instaurata con il liberto Anfitrione, avvalendosi a tal fine dell' utilizzo di un preciso stile poetico: quello della non somministrazione della traduzione richiesta a gran voce dal pubblico rimasto fuori.
 
Prima ancora che inizi il gorgheggio, assistiamo alla scena di Eumolpo ed Anfitrione che passeggiano sgranchendosi le ginocchia con un mano uno spumantino, i quali protagonisti si informano con il cameriere che li segue ad un passo, sorreggendo un vassoio di peltro, di quale annata di Falerno si tratti e da quale vigna, se da Baia o Brindisi, provenga il prosecchino.
 
Nel durante della lunga, amichevole e costruttiva chiaccherata, il Poeta laureato disserta con il padrone della villa sui costumi del popolo di Κρότων, sull'etica lì imperante, sull'origine mitico-achea del medesimo e del perché Eracle in persona volle ridisegnare l'urbanistica di quel promontorio assegnandogli un nome nuovo, quello del proprio compagno di viaggio dandogli una futuristica impronta turistica..
Di come i Samiti vi abbiano lasciato, con le loro strambe idee iniziatiche, vestigia solamente simboliche, buone, tuttalpiù, per un turismo esclusivamente esoterico, di nicchia. 
 
Anfitrione si mostra interessato. Osserva che, a suo parere, i Samidi son giunti in una successiva ondata immigratoria: quella dei poveracci che hanno raggiunto Capo Rizzuto a remi su barconi che è un delitto chiamarli così. Pescati e salvati in extremis dalla Guardia costiera italica e poi subito trasferiti dalla stessa in un recinto nei pressi della cittadina di Crotone, senza alcun diritto di cittadinanza.
La sistemazione è, in perenne, necessariamente provvisoriamente gestita in attesa delle contribuzioni da spartirsi con le Famiglie.
I due pescano a più riprese calici dal vassoio che il cameriere offre loro. Il poeta autodidatta si informa se alle pendici del promontorio Eumolpo abbia potuto vedere spiagge o calette isolate oppure solo scogli.
 
Eumolpo lo ragguaglia sia sul lato jonico della costa sia sul lato tirrenico e lo rassicura che, da testimonianze raccolte e ritenute attendibili, tigna e scabbia già preesistevano. Che, nonostante le dicerie diffuse ad arte su questi Samiti, già la popolazione italica preesistente sembra ne fosse affetta. Ciò risulta inequivocabilmente dal fatto che il loro sistema sanitario pubblico fosse così carente e corrotto che nemmeno gli ulteriori insegnamenti democritei sulle proprietà delle piante e delle pietre, una volta importati in tale città, riuscirono punto a scalfirlo.

Ciò è attestato su una lapide a futura memoria appositamente scolpita in onore del concittadino più illustre, nella piazza della Rocca di Le Castella.

 
- Hai mai sentito parlare delle 'ndrine? Chiede a bruciapelo il Poeta? :- Ora pare che oltre che costituire una forte linea di resistenza antistatale, esse presuppongano un'etica strutturale tutta loro, in tutto e per tutto para-statale. 
 
- Shhhhhhhh, zitto! Andiamo verso il giardino. Vuoi offendere te stesso? Suicidarti? Eppoi potresti offendere l'orecchio di Dioniso!
Eumolpo: - Sono un rompicoglioni...a me pare Dionisio. Dionigi, insomma.
 
Anfitrione: - Sai, vicino l'Aretusa! Ho invitato tutti gli amici. Com'è lo sanno tutti: i sesterzi non hanno odore. Non offendere la mia casa. Cosa è poi mai questa nuova filosofia? Pensa alla Poesia piuttosto: canta i tuoi guai individuali e nessuno ti romperà mai il culo, per così poco. Piuttosto, dimmi degli Ur-aniani: gli abitatnti di Ur. La sai la storia?
 
- Quelli che s'inventarono i caratteri cuneiformi?
 
- Già, proprio costoro. Che tosti! Ebbero la sfacciataggine di segnare le anfore di vino con il peso e le misure del contenuto in codice e tutti zitti, di fronte agli stranieri. Così poterono fotterli come volevano: nessun altro che loro ci capiva un cazzo. Mica pecore od oche, o libbre di orzo e cereali. Queste è gente da ammirare! Pare siano venuti da un altro pianeta. Dei trogloditi, al loro confronto, gli Egiziani, i Maia, gli Aztechi, i Mississippiani, non trovi?
 
- Sei una miniera di scienza, Anfitrione.
 
- D'altra parte lo dice il mio stesso acronimo: Trimalchione son detto.(tri-m-l-k): ladro tre volte.
 
- Quindi,..
 
- Si, si, certo, metaforico. Semitico tre volte. Se vuoi, se hai tempo, ti racconto anche questa storia. Sembra, non voglio compromettermi, che vi fosse confluita un sacco di gente in questa Terra di mezzo, e di lato vi scorresse un gran fiume, anzi due; ed era un fluire d'acque mai visto prima dall'uomo: canali, rigagnoli, ecc. ecc. Un vero paradiso, tanto è vero che lo dissero Eden.
Eumolpo:- Mitico!
Trimalchione:- Come sai, di tutti i figli avuti da cortigiane, concubine, serve, contadine, pastorelle, tendaiole, Noè, questo figlio di puttana che ebbe l'intelligenza, diciamo l'acume, non voglio usare preveggenza, di prevedere che sarebbe venuto il diluvio, alla fine ne dovette riconoscere solo tre. Tre è il numero magico. Bene, alla fine, ne riconobbe solo tre. Così, non distrasse più di tanto il proprio patrimonio. Eppoi li disperse: altra grande furbata.
Eumolpo:- Andate, andate...
 
Anfitrione:- Si, andate, andate...
 
- Correte verso l'ignoto, figli miei. Ribadì il Poeta.
 
- Ho freddo, disse improvvisamente Anfitrione. - Si è fatto freddo all'improvviso, ti prego, rientriamo. Sei un lettore attento, e questo ti basti, per ora.
 
I prosecchini erano terminati da tempo; Anfitrione rialzò i lembi della tunica sulle spalle ed insieme i due rientrarono nella grande sala manducatoria ove avrebbe dovuto aver luogo la gara poetica.
Qui, vedendo Encolpio malinconicamente disteso sul letto davanti al cibo rimasto: rimasugli di trippa di bue e coda alla vaccinara, Eumolpo gli si avvicinò.
 
- Ti prego, Encolpio, ho timore di commettere degli spropositi, di cadere nel turpiloquio. Tu che hai assistito in prima persona alla scena della vedova che si gettava sulla figlia, sul nostro medesimo letto, cantala tu..."De stomachi tui recusatione non habeo quod timeam. Sequetur imperio, si promiseris illi pro unius horae fastidio multorum bonorum pensationem. Operi modo oculos, et finge te non humana viscera, se centies sestertium comesse. Accedit hue, quod aliqua inveniemus blandimenta, quibus saporem mutemus".
Racconta, prima ancora di iniziare, a questi gozzovigliatori, l'antefatto. Io ero lì per una speciale libidine che m'aveva preso: quella di spezzare una volta per sempre il cordone rettale che unisce madre e figlia. Spezzare un anello vitale della catena e così smetterla, di farla vivere questa specie. Il servo Corace mi stava dando una mano, ma era soltanto un primo esperimento. È Filomela che ci si è gettata di suo istinto.
 
- Ok, ci sto. Ma perché non appaia una cosa costruita - fa Encolpio - dammi prima una battuta, dì qualcosa.
 
Eumolpo:- Va bene. Ora alzo le mani e cerco di attrarre la loro attenzione; è dura cosa sollevar loro la bocca e i denti dal pasto, ma ci provo. 
 
Nitrisco come un cavallo, salgo su uno sgabello, alzo le braccia al cielo e nitrisco di nuovo come un cavallo.
 
- Signore e Signori, c'è del marcio in Danimarca! Mi sarei rotto un pochino i coglioni di essere il solo a vedere la tragedia nella tragedia dell'uomo come quell'inetto di Amleto..
 
Nessuno, tranne un colosso biondo, che riconosco come il ganzo scandinavo della moglie di Abinna, la quale sul momento si sta slinguazzando Fortunata fin nel profondo delle tonsille, muove penna.
 
- Sei quasi perfetto come cavallo. Esclama Encolpio, sorpreso piacevolmente della mia performance. :- Dovresti solo curare di più la criniera. Basta così o vuoi continuare?
 
- Vorrei solo aggiungere una cosetta, un omaggio a Saviane, al suo "Mare Verticale". Ma se hai fretta di stravincere, ora ti lascio il passo. La aggiungerò all'ultimo, quando tutti saranno strafatti dalle ulteriori portate e da questa storia in originale.
 
- Bene, allora comincio. In quanto mi immalinconisco sempre più con l'assenza di quei due. Anche a voler essere democratici, una massa incredibile qui m'avvolge.
Ed Encolpio attacca, distratto dall'arrivo, trafelato alquanto, di Gitone ed Ascilto che rientrano anch'essi dal giardino.
"Luxuriae rictu Martis marcent moenia.
Tuo palato clausus.pavo pascitur
plumato amictus aureo Babylonico
gallina tibi Numidica, tibi gallus spado..."
 
- Non questa, non questa. Gli urlo, precipitandomisi sù. Bensì quella della prostituta giovanetta, di Corace sotto al mio letto, che spingeva con la schiena...
 
Ma in quel mentre fanno il loro ingresso in sala due omaccioni corpulenti che guidano una schiera infinita di schiavetti lungochiomati, dando loro disposizioni ben precise di dove posizionare sulle tavole gli spiedoni che il cuoco aveva fatto arrivare. Spiedi di ferro norico in cui erano stati infilzati ghiri e fischioni, una specie di uccello dal becco corto ma saporitissimo, e poi gran moltitudine di tordi, pivieri ed allodole, cicogne ricoperte di miele attico.
Subito Anfitrio- Trimalchio prende la palla al balzo e, rivolgendosi a Nicerote, lasciando stare i preamboli:- Questi due Germani che vedi sono il Maxx e Gretel, o Hretel come lo pronuncia lui stesso aspirando perché non ha più i denti. Quei due che comprai, il primo dove il Tamigi s'infossa e ci hanno fatto un gran piazza di schiavi, e l'altro che ancora se ne usciva strisciando dalle sponde del Reno, scalzo e lacero, dopo la batosta che il nostro Giulio aveva dato loro.
Per contrappasso, come vedi, li tengo incatenati l'uno alle caviglie dell'altro, né mai darò loro la libertà, ché continuano ancora a borbottare come un paiolo di rame, invece di ringraziarmi di averli portati con me ed averli salvati, questi lumpenproletariat, l'uno dalla palude in cui stava precipitando, l'altro dalle sue selve oscure.
 

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