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Vorrei trovare le parole


Vorrei trovare le parole
per spiegare quello che ho dentro,
sfiorarle con le dita
per sentirne la consistenza,
vederle volare in alto
con la speranza che arrivino a qualcuno.

Vorrei trovare le parole
per trasformare i sogni in realtà,
e le fugaci visioni in durevoli verità.

Vorrei trovare le parole
per tutto questo,
e presto le troverò.

Franco

i miei alberi

Odo Tinteri

I miei alberi si colorano sempre a festa, quando possono. Non sono sempre vestiti di verde, come la consuetudine, comanda ….se ne fregano loro, di ciò che pensa, la gente

E che dirai?

  
Così sui ciclamini a dorso della sera
galoppa col si dice cavalcato a pelo
un dubbio
in questa aperta appendice d’affetto
senza mostrarne forza
 
ma poi ricordi… e che dirai?
 
Eppure apprezzeresti un gusto o, che so, qualche inghippo
piuttosto che i vacui voli
finchè ti dura l’ala,
così che allora scivolando un indice a memoria
sulla verticale a schiena nuda,
provassi un brivido - inarcando sul piacere - e un mugolio
ti aprisse un fiordo di sorpresa
per il mio mare inteso a sfruculiare coste.
 
E quindi tornerebbe il gusto - casomai l’inghippo -
voluto dal curato.

sirena strozzata

"ricerca cantora d'immenso
sospesa la volontà d'espressione
sillabe di muti colloqui
salati consensi unilaterali,
che fare di un mare d'amore,
l'annego,
con noce di spirito
straccia vela all'orizzonte
e s'allontana."

Sapore di corteccia le sue gote,vedo cose che non vedete...(Cristiana)

fiorecagnetti,corteccia,gote

Il rumore del silenzio

Quanto rumore fa il silenzio
Quando hai molto da dire
Ma nessuno ad ascoltarti...
Quanto fa male la pace
Quando è tutta la vita che la rincorri
ma lei si ostina a scappare...
Quanto bagnano le false lacrime
versate da un amico bugiardo
Quando ti vorrebbe saper compatire
Ma tutto quello che sa fare è fingere...
Quanto rumore fa il silenzio
Quando hai molto da dire
Ma nessuno ad ascoltarti...

Panorama

si tuffa Febo nel sanguine là in fondo
e scure punte come lance pungono
l'orizzonte su e giù per le colline tonde
piccole luci al serotino calmo richiamo
ad una ad una come lucciole spuntano
dai muri delle case nell'agro sparse
illuminano il desco consueto preparato
seppur muto il vento raccoglie e porta
storie e facezie del travaglio usato.

La luce spenta di un piccolo diamante

Non sapevo che il nero profondo del buio potesse accecare come un lampo improvviso nella notte. Eppure brancolo nel buio accecante del profondo dell’anima sperando di ritrovare il filo rosso che mi riporti alla luce naturale, allo splendore del rosso acceso del mio cuore. Sprofondato nel nero assoluto anelo la gioia dei colori della poesia. Piccolo, iridescente diamante sfaccettato, racchiuso nella mia mano che da tempo ha spento i suoi meravigliosi riflessi. Ti metterò lì, incastonato, vicino al cuore. I suoi battiti ti faranno rivivere, tornerai a regalarmi l’iride dei tuoi colori.

Il futuro era ieri

Hai fatto un lungo cammino per arrivare sin qui.
Hai sbagliato molte volte la strada, perso nei meandri di un’incosciente apatia.
Ora che sei qui, davanti alla porta, il cuore sbianca, perdi coraggio.
Forza, varca quella soglia, un paio d’ali ti attendono ormai da troppo tempo.
Indossale ora che la notte ti protegge dal calore del sole, e raggiungimi qui, sulla tua nuvola.
Non temere, ti sosterranno, sono abituate a traghettare anime irrequiete.
Non voltarti, il passato è lastricato delle buone intenzioni disattese per ignavia.
Apri quella porta, indossa le ali e spicca il volo, ma svelto!

Il futuro era ieri.
 

notizie

In onore dei partecipanti, degli organizzatori, dei relatori e di coloro che hanno contribuito alla presentazione della mia prima raccolta di versi in vernacolo dal titolo “Acqua ti fiume”, Poesie…diciamo così, in dialetto, mi sono permesso di regalarvi questo piccolo pensiero. 

Na sera ti paru
 
 La raggia strazzò li jesti.
Chiamò ti nuembre,
na sera comu totte l’addhre
moti cristiani cu llu core piertu,
fiatandu,
ddiscitò li lengue ca mai eranu mpannatu.
Li razze li fece ddintare nuegghe ti bbandiere,
li carni, rosse pale ca fascianu jentu.
Springendu li palore ti l’amicu
pi llu mundu.

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