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blog di Antonio Ragone

È come andare per sabbie

È come andare per sabbie
e terre torbose,e lì perdersi nel fumo
delle nebbie appena autunnali,
vedere confusamente
il sottobosco del pino silvestre
di brughi, mirtilli, ginepri e ginestre.
 
E lì smarrirsi, nelle zone palustri,
acide e melmose,
tra il volo del falco e la poiana.
 

Antonio Ragone    (Da "I Passi sul sentiero sconosciuto" Liberidiscrivere.eu 2009)

Immemori

Queste nostre città devastate dalla solitudine
insinuata tra la folla distratta e indifferente
ai richiami di cuori immemori di storia
consuma la fretta i nostri passi che si perdono
tra le vie ormai senza più nome assenti itinerari
la notte la notte fontane tristi piangono
al buio nascoste nascoste imbarazzate
le loro lacrime d’acqua gocce di pianto
cani randagi timorosi si dissetano
tra lo straziante estro di gatte in amore
che piangono una bramosia di vivere
uomini uomini sospesi pochi sfiorano il cielo
tra terra e aria e mare il mare come quello lontano
quando appariva al di là d’una nave sconsolata
che lasciava il porto per altri porti lontani lontani
sullo sfondo dell’ultima parte del mare
un rosso tramonto colorato col sangue dei poeti.

Antonio Ragone  (Da "I Passi sul sentiero sconosciuto" Liberidiscrivere 2009)
 

Dedicata al mare

Lo so perché m’incanti,
mare, e i sensi turbi.
Tu espiravi frangenti sui tuoi sassi
sciabordando il tuo schiumoso fiato.

E quando s’era l’onda infranta,
minaccioso e indolente,
l’escrescenza placata,
infastidito inspiravi

nell’ansia d’un fragoroso
silenzio, nuovamente
ti riavvolgevi scagliando
le tue rabbie sul braccio
dell’incompiuto porto.

E io aspiravo che non finisse mai
la tua pacifica smania.

Antonio Ragone  (Da "I Passi sul sentiero sconosciuto" Liberidiscrivere 2009)

Tempesta nella notte

Sento lo scroscio della tempesta
questa notte respira col fumo bagnato,
finalmente la pioggia disseta la notte,
la quiete smarrita nel giorno agitato
si riprende la piazza il gioco rubato
barando s’un tavolo con carte truccate
illusi momenti vissuti di niente
fissando nel vuoto immagini assenti
fuggendo fuggendo la fretta che insegue
insicuro si sente il cuore ferito
non trova dimora selvatica l’ansia
l’ingannevole scena che agita il palco
diffonde finzioni di luci fraintese
si perde il coraggio soffocato da voci
proviene la voce da esterne visioni
falsifica il senso più vero di quella
che sgorga dai cuori assetati di pioggia
come questa che sferza i selci e zampilla
questa pioggia che i rami degli alberi scuote
odora la notte di cose più nuove.

Antonio Ragone   (Da “I Passi sul sentiero sconosciuto” Liberidiscrivere.eu 2009)

La luce rosata dell'aurora

Contavo d’arrivarci al più presto,
prima che la luce rosata dell’aurora
tingesse l’onde lievi,
volevo andar via, prendere il largo,
solo io e il gozzo color striato d’azzurro
mare e bianco d’insistente luna.
Avevo corso tutta la notte,
scendendo giù per l’irrequieta scogliera,
a tratti incontrando solo ombre inesistenti
che infiammavano ancor più la piaga
delle mie amiche le incertezze.
A tratti, come accade per quelle mie vie,
una stretta screpolata stradina
mi conduceva più veloce
verso la meta che anelavo,
timoroso tardi di raggiungerla.
Non c’erano gechi già sui muri screpolati
né serpi tra la scabra e fragrante erba salata,
io solo c’ero, e la mia corsa di fanciullo
invecchiato di sole di mare e di speranze.
Alfine giunsi sulla spiaggia calma
di sole e di rumore, i piedi nudi agitar
facevano la sottile rena. Ecco la mia vela.
E io solo, gli ormeggi sciolsi e presi il largo.

Antonio Ragone  (Da "I passi sul sentiero sconosciuto" Liberidiscrivere.eu 2009)

L'uomo e la notte

Le voci umane
sono tremule foglie
al vento
d’una notte tiepida
d’estate:

e l’uomo quasi
si perde
in questo notturno
silenzio.

Antonio Ragone
   (Da "Viaggi verso il porto" Gabrieli International Editor 2004)

L'assenza

Lo incontrai per una strada di fango
- il buio nascondeva il suo volto e non lo riconobbi -
erano già tutti dentro, seduti accanto
ad un boccale di vino. Mancavo solo io,
io, io fui l’ultimo a giungere al casale dei pescatori.
M’attendevano da tanti anni, e quando
entrai era già tutto finito, quelli già tutti
erano andati via. O non erano mai giunti?
Nessuna macchia di rosso vino sulla tovaglia c’era,
che sempre scorre nel berlo. Uscii.
L’uomo che fuori al buio non riconobbi
non lo conobbi mai, solo perché
semplicemente non era mai esistito.
Percepivo l’odore della nebbia nel respiro,
nessun lampione pur fioco illuminava la fanghiglia.
Ero solo, e se qualcuno avessi mai incontrato,
saremmo stati – io e lui – ancor più soli.
Vagando, vagando, pervenni alfine al porto?
Questo, questo, solo per la salsedine nell’aria?
Non seppi mai se anch’esso fosse mai esistito,
il mare, intendo, così immenso
per essere davvero mai esistito.
Quella notte, una buona volta, niveo da secoli,
intesi che nulla era tangibile,
perché nulla è ciò che in verità aneliamo.
Nella nebbia e nell’odore del mare,
che da sempre per me solo m’ero inventato,
all’improvviso pensai di rivedere
l’uomo nascosto nel buio.
Fu un attimo, poi disparve, perché non c’era.
Naturalmente perché non c’ero anch’io.


Antonio Ragone
  (Da "L'isola nascosta" Ed. Akkuaria 2007)
 

Mìmesi

C’è il mare che appare quieto accarezzando il molo.
Dal quale io miro.

Vuole forse che parti?
Sin laggiù, ancora,
oltre un occaso immemore ed incerto?

Noi, in quale osmosi racchiusi, tra me dubbioso e stanco,
e lui della vita trepidante fascino!

Io, a questa cima ormai,
già mìmesi sono!

Io miro iole rassegnate
sulla bàttima a onde.

I remi abbandonati nei flutti tremano.

Antonio Ragone  (Da “L’isola nascosta” Akkuaria 2007)

 

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