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L’orologio è stato

 

 

Interroga sulla vita e suona in silenzio 

dal quadrante numeroso. E sette 

sere di seguito: percorse, tumefatte da un ticchettio:

ore e ore prigioniere dell’angolo di casa con cui mi accordo.

Non è un argomento da prendere con le molle. 

Il calderone della fronte inventa borbottii,

avverte il nulla com’è pungente, aguzzino.

Il nulla, dove non vola una mosca, non è per qualcosa, 

ma è per niente indicato sui generis.

Noi, la mosca, il cefalo, la rosa, il pappafico.

Ha regole che non speri di mantenere in vita,

né ai polsi, né alle pareti.

Vengono dall’incoscienza dell’universo.

Dalla stessa inconsapevolezza di farne parte

del suo creatore. Noi, la mosca, il cefalo, la rosa

tutti nello stesso calderone in ebollizione.

La pentola della casa cuoce un altro giorno 

e fa chiarezza alla via così, dando ordine

di salpare dal divano alle ombre. 

L’ombra è quella raccolta di valori 

che porti con te come un borsellino

di respiri da spendere: guarda,

la tua ombra si mantiene con un soffio. 

 

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