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Salerno (tra noi)

 
Credimi: c’è del tenero
tra la periferia e il cielo. Magari solo si toccano
le guance; dove le labbra mostrano con pudore
le screpolature, sono orizzonte; sottile,
con garbo. La passione nel profilo come una mancia.
La cortesia del vento fa il resto.
 
Ma è convalescente
nella finestra la città che succede alla vista
dal fondo, muffa della costa. Spaesato
dal punteruolo rosso, il lungomare non inalbera
che ombre di palme tagliate per bene. Con somma
eleganza la piazza porta il nome di un luogo
che le sta stretto. Fontanili secchi, passanti senza sete:
niente scorre nel senso. Qualche sangue appena in vena, come
vedi più sotto.
 
Non c’è che una sola via
che usa ancora la tua voce, comprensibile
quando pianti distanze.
 
I
Seghettato come una lama per pane buono, il margine
dei tuoi pensieri, ammonisce
il contorno, ma resta vero, a conquistare
tra le nebbie d'un mattino al mare, l'america.
Non un diniego, non una proposta: una barca
che ti porti via ad ascoltare i marosi estremi. Il sud
t'accoglie in grembo ora e sa di muffa buona.
 
II
dove posi gli ombrelli chiusi
quando l'azzurro rincorre la tela?
 
nei portaombrelli macchiati di rame
appena fuori le porte mute
 
il verde diluito, un boscomenta
toglie il Borsalino, la giacca, e siede.
 
III
offrire alla marea ogni castello
 
poi crescerne nuovi per stupire
della misura d’acqua
 
qui dove il caldo la sublima
ci si immerge senza timore
e la meta rimane non doppiare orizzonti
 
IIII
s'incanta a guardare tra i vetri
quello scacco di sole
color di polenta al paiolo
 
le nebbie lassù
ancora sbarrano il passo,
quaggiù lingue d'acqua
non leccano i ghiacci perenni
 
sguardi e risa tra panni distesi
e pian piano si scioglie
anche la neve dal cuore
 
IIIII
…..e nella notte
le corde pizzicate
di una chitarra
a volte
smarriscono il cuore…
 
sul mare
al nero orizzonte immoto
si riflettono
i bagliori della luna
 
e la linea sinuosa
della città
si inebria di silenzi
scintillando
di tremolii
sulle lame dell’oscurità
 
ti accarezza soffice
il sussurro del vento
come il cavo tepore
di una mano
che la fronte stanca
raccoglie….
 
IIIIII

parlami della luce che sgattaiola tra i vicoli
prima d'incontrare i tuoi occhi
parlami della baia bellissima
e del mare - oh, il mare proibito, la salsa
danza delle onde, il gioco
di noi
che giochiamo a riconoscerci in questi fotogrammi
azzurri, barbagli di parole

 

ceramiche leccate di blu e di giallo
limoni che s'inchinano al sole
gravami di pomodori nelle ceste, ovunque
colore
quello che resta nello sguardo

 

il continuo confronto tra la bellezza
e la vita

 
 
 
 

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