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blog di Giovanni Perri

senza titolo

prima ti parlo con l’orto di mio padre, che anch’io per poco ho faticato:
le cose che non vedi, i miei raccolti, sono messi così, per te, nella tua mano:

una sera di pioggia

Camminava piangendo ed io non ebbi il coraggio
di chiederle perché piangesse.
Aveva i capelli della madre, l’eco delle volte affrescate:

Sentinelle

dietro è ciò che resta, ciò che abbiamo abitato:
detto perché tornasse a riprenderci.
Corpi convocati eccovi soglie rientrate,

Angoli

vorrei tradurre piano la gioia:
fermare il mappamondo con un dito,
mettere casa in un fosso di sabbia dove
scorpione e sagittario si amano:

Come

invecchia bene il tuo sorriso,
tiene ancora quel vizio di nascondersi
dentro una guancia, partire come
da un batticuore, turbare una malinconia.

zia Adelina

seduta al tavolino, mamma sbucciava le patate. Ogni tanto si fermava, guardava fuori, e poi riprendeva. Ci eravamo trasferiti da poco e questo era il primo natale senza nonna.

senza titolo

Mi creo dalla tua voce un piccolo destino momentaneo:
esce una pioggia che batte sui tetti, un vino che impasta la luce:

Corpi

ora piovere è il bene
occupare uno spazio dove
qualcuno accoglie la parola
e fuori o dentro è lo stesso tremare
dell’ombra

L'ora propizia

quand’ero piccolo avevo un sogno ricorrente: spaventato da qualcosa urlavo, ma non usciva la voce.

Isole

oppure lentamente arrendersi
e dire una parola in meno,
un'altra tenerla nascosta
nel fondo della bocca
dove l'intelligenza posa

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