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Poesia

E' Il Ricordo Più Bello

E' il ricordo più bello,
che si voleva stare a letto

nudi abbracciati fermi
mentre i bimbi dormivano.

 
      loripanni               

La solitudine delle panchine.

Traguardi posti senza alcuna partenza
con l’andare nei cordoli fatte riposo
per i solfeggi delle ossa quasi a dondolo
quando le gambe prendono una certa piega di sonno.
 
S’incamminano a fila dagli occhi,
ma paiono soldati di riserva ai sacchi di terra
o al culo del fucile che fummo:
sono trincee; sono ferme per riparo.
 
Stanno appropriate ai corpi come sarcofaghi:
dal legno al marmo un passo breve.
 
Chiunque può vedere
come andrebbero agli sposalizi
se libere di amare
quando si amano i figli.

Terrestre

Associazioni di scadute tendenze
associabili a ritorte incisioni
Mi associo alla perduta speranza
Dissociandomi dalla mancata presenza
Cosi disperdimi i sensi all' orgiata frenesia
come di biscotto la resina della schiena
smuove la cavalcata ossea del brivido
Accostami all' angolo d' ovatta come miele impastato
Mi appiccico alla nube e mi sciolgo al calore
Amami con follia che gronda dal tuo alare rintocco
Conosci la voglia mia di slegarmi dall' inconscio
sai di onnipotenza nel tuo conscio sentire
Quassù non arde che incanto rimuginar di passione
Scendimi con implacata energia discostandomi dal Sole

Come piccolo il mio cuore

In un cielo grigio e spento
mi rifugio
Tutto è confuso
quasi quasi
mi ci affogo
scavo scavo
ancora addentro
Che mi frega del profondo...
si troppo avvezza al mondo
lo so...
parlo parlo
canto e rido
come un cantante poi pentito
Mi guardate come se
fissaste quel cielo
con gli occhi
di uno spettatore
Ora cercatemi nel buio
nelle cose che amo...
in quella stella con poca luce
nascondo le mie noie
le mie paure
sembrerei solare e folle
a voler riempire un cielo intero
mi chiamereste quasi per nome
gialla splendente
a volte anche sognante

Presenze.

sudore gelato lungo la schiena
e’ dietro di te la presenza aliena
la voce che stride deflora il silenzio
nascondi la testa prevedi lo strazio
 
nessuna minaccia, il tono pacato
sorriso sghimbescio, fare affettato
siede a te accanto, tende le mani
tu le respingi, invochi il domani
 
lei di rimando ti chiede che vuoi?
tu mi hai cercato, non son fatti miei
ogni qualvolta ti afferra la pena
tu mi rinneghi, mi volti la schiena
 
eppure ti servo pei giochi perversi
per farti più bello, agli occhi diversi
un uomo sensibile, con tanti misteri
che parla coi vivi, già morti da ieri
 
mi giro nel letto un urlo mi strozza
di nuovo la luce i miei occhi carezza
lenzuola bagnate, che importa se poi
l’aliena presenza non è più tra noi
 
spengo la luce, ma sul comodino
dalla foto sbiadita mi fo l’occhiolino
ritornano i brividi lungo la schiena
son proprio io la presenza aliena
 

Memorandum

Il pezzo contorto di lamiere,
il tronco mezzo tagliato dal giardiniere,
la terracotta al calor bianco della fucina,
il ramo di rosmarino nella cucina -
vanno lasciati dove sono.
 
L'avambraccio forato dall'ago,
la donna segata in due dal mago,
l'ustione nella fiamma di benzina,
il passeggero nell'aereo che s'inclina -
vanno pensati senza un suono.
 
A intervenirci sul mondo lo si peggiora.
A menzionarlo il dolore ci si addolora.
 
[02092009]

La crisi di mezz'età

Sull'onda del deliquio
arrivo al bagnasciuga.
Sin qui, tutta la vita
come una tartaruga
ad arrancare in salita
e ora finalmente i due deliri esilaranti
della cima e della china che l'ha seguita.
Ma io me ne vado in dirigibile come niente!
La zavorra gliela mollo in testa agli astanti!
Mi faccio una dozzina di amanti!
Me ne frego di dire grazie scusi prego,
e niente salvagente:
tanto lo so che non annego.
La boa del ritorno la punzecchio e la colo a picco.
Vi dico "piatto ricco mi ci ficco''.
Io tra la libertà e la licenza
oggi, a differenza di prima
scelgo entrambe di conseguenza.
E mi sbarazzo
dell'imbarazzo.

oh mio pin

diventiamo microscopici ,nei ,
catturati da un battito di ciglia,
al di qua di quelle palpebre
nel niente di fatto ,nel nulla.
nel complesso specchio usurato
ma di miracolo fornito.
Qua irideo filma e trattiene in sé
ogni dettaglio.adesso so
perché ogni qualvolta poso
lumi,ogni posto é casa.
sta dentro la stanza 
dei libri illustrati,
in ogni nostra pagina 
la risposta,la vista.
attento, sei dietro una lacrima
spostati,
lei ha urgenza
di raggiungere la vita.
pensa mio caro che dolore
e gran disgrazia sarebbe
se non potessimo sfogare
questo interno mare, in gocce
 
sull'esterno prato ,su di una viola mammola. 

Briciole d'amore.

no, aspetta
non buttare quelle briciole
abbiamo  pasteggiato
del nostro amore
bevendo calici di fiele
mangiando orride parole
distruggendo ogni sapore
 
no, aspetta
non buttare quelle briciole
metà mi appartengono
me ne ciberò allora
quando la tramontana
porterà l’inverno
nel mio cuore
 

Se la follia è un getto di melma della laguna

Se la follia
ci sporca gli occhi
se lo fa Ezra
io non so a chi credere
io non lo so.
Hai un straccio nero
sugli occhi
ed Eliot ha paura
delle tue livide
occluse meditazioni
e poi Confucio
non vale quanto una donna
la notte in laguna.
Ma Eliot dice che sei un poeta
un grande poeta Ezra
non io
io che bevo birra irlandese
io che non ho demoni
dentro il cuscino Ezra
io
non ho capito il senso
di questo novecento
che ci hanno cucito addosso.

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