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Déjà vu - proposta di scrittura - i vincitori

déjà vu
 
 

Nel crepuscolo brumoso
le ruote di un'auto
crepitano sulla ghiaia
del viale un po' in salita.

Ho sul capo un cappello
di feltro grigio.
Nasconde quasi interamente
il mio volto.*

 

... © Marco Puma

 

Nel crepuscolo brumoso
le ruote di un'auto
crepitano sulla ghiaia
del viale un po' in salita.
Ho sul capo un cappello
di feltro grigio.
Nasconde quasi interamente
il mio volto.
Gli agenti di polizia
incuranti della notte gelida
danno la caccia al mostro.
Dieci donne sono già state sgozzate
Affretto il passo
Approfitto della discesa
Ho sul capo un cappello di feltro grigio.
Nasconde quasi interamente
il mio volto.
Spero non mi vedano.

 
 

.... © giuseppe pittà

 

… stavolta dovrò farlo, non posso più sottrarmi, ucciderò il Ranocchio. Un compito da portare al termine al più presto, per il bene stesso dell’Umanità. Non sono proprio felice di uccidere, non lo sono mai. Essere un assassino riconosciuto e certificato, pur se mi dona qualche privilegio, non mi è mai veramente piaciuto. In fondo sento di esserci dentro fino al collo, in questa marmellata di concreta conformità, una condizione che mi sottrae, rumorosamente, a quella parte sensibile di me, che mi chiamerebbe alla solidarietà, alla vicinanza verso gli altri, soprattutto a quelle persone umili e sole. Invece mi spinge al dovere, a pur sporco meccanismo del dovere, di una consegna da rispettare, bullone di un ingranaggio che mi vuole necessario a dar vita alla macchina, che, stritolando idee, sogni e pensieri, costruisce il futuro. Ma niente ciance, stavolta deve farsi e si farà. Il Ranocchio è davvero un pericolo vagante, bisogna sopprimerlo, prima che sia davvero troppo tardi. Perciò obbedirò alle direttive, novello James Bond mi sacrificherò per non sacrificare il mondo. Agirò senza tentennamenti, preso totalmente dal più alto senso del dovere. È lo Stato che me lo chiede, la Patria o come diavolo chiamate voi questo senso di appartenenza, che ci scatta a tutti certe volte, soprattutto nelle difficoltà dei tempi, nelle corse della Ferrari e nelle partite di calcio della Nazionale. Me lo sto dicendo, ormai, da giorni e giorni, troppi. Ogni volta accampo, a me stesso, sempre tante scuse, un numero davvero impressionante di stupidaggini. Tutto ad evitare il momento decisivo. Ma stavolta davvero non posso più rimandare. Sara me lo ha servito come portata principale, me lo chiede a gran voce, il suo è un incipit che chiama all’azione. Mi tocca il ruolo più sgradevole? Lo so. Ebbene lo farò (in vero lo sto già facendo). Devo annullare ogni pericolo. Troppe Principesse in giro. Un bacio, ormai, è cosa più che normale. Non possiamo permetterci un nuovo Principe, ne va del nostro futuro. Giuro, lo farò fuori. A mani nude, in padella, impanato e fritto, la morte sua più giusta. Fanculo al Ranocchio. E che sia almeno buono da mangiare. Eh si …

.... © ScintillaElis

 

 Io non sono io
sono la ruga che ti viene
a lato dell'occhio quando sorridi
e quando piangi
sono i pensieri che non capisci
quelli che ti frullano in mente
la notte e che non sai proprio fermare.
Non sono io
perché non ho la forma di un sasso
anche se l'acqua mi scivola addosso
non sono neanche polvere
perchè mi sento compatta e se
mi taglio sanguino
io non sono io, sono te, quando ti giri
e non capisci, non sono
quella che ti fissa l'iride
e sostiene il discorso che manca
sono l'iride
che vorrebbe uccidere il silenzio
che gioca in mezzo alle bocche.
Non sono
presente in ogni momento
sono cattiva e non me ne rendo conto
sono cattiva e poi mi pento, amo l'universo
abbraccio il mondo e stringo troppo
soffoco. Soffoco io - soffoca lui
mi abbandono e cado ma non sono
un oggetto volante, sono a mezz'aria
nell'aria che stai respirando
e d'un tratto non soffoco più.
Non sono quella facile
né quella difficile.
- Non sono -
e ancora non mi conosco
ma a volte mi rivedo in te.

déjà vu
 
 

*Poesia di Sara Cristofori

 
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Progettazione grafica e web editing: Anna De Vivo

 
 
 

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