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L’imperio del tuo eloquio

Parlare con te è come rimestare l’arcobaleno.
Le parole sai far roteare come coriandoli
nell’aria più nera e l’anima i dolori
addormenta e si dimentica di soffrire.
 
Interromperei qualsiasi discorso per ascoltarti
e farmi prisma che non fermi alcun raggio
del tuo dirmi. Come vomere mi lavori perché
io ho messo fiori, foglie e radici. Dal calcagno
alla nuca. Dalle meningi all’inguine. Dai bulbi
agli alluci. Oh rabdomante intelligenza del cuore.
 
E se noi non esistessimo e fossimo solo
un’invenzione delle nostre stesse parole?
Se il mio burattinaio avesse inventato me e io te?
 
Di certo so che più povero sono da quando mi
manca l’imperio della tua voce, impercettibile
ma impetuosa. Emporio di rose. Empireo d’azzurro.
 
E la casa color melone su cui s’infiamma il sole
è il mio chiuso segreto da cui ti ho escluso.
I mattoni vi bruciano, la calce arde.
Gli stipiti superstiti dei ripostigli mi spiano
e mi stupiscono.
Ancora resistono nel loro colore glicine
dai riflessi lunari.
Un languore mi percorre che unisce
passi a parole, bisbigli a scricchiolii.
Scusami il silenzio. Ho iniziato mille pensieri
e non ne ho completato uno solo
(quando hai troppi pensieri hai poche parole).

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