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Resti di un cuore negro

Resti di un cuore negro
in un piatto di plastica
aggrovigliato ad una azalea
sporcato con il mio animo maledetto.

Resti di un cuore negro
si negro
per non cancellare i giorni dell'amore
per non ricordare quelli del pianto.

Resti, rimasugli
lasciati a seccare
sotto un sole malato
in un giorno lontano dal mondo.

Oppure datemi dei pesi

 
 
Pensavo di alzare un dito
mi sono visto prima di pensarmi
Né ho mosso gli occhi
ancor prima che eruttasse
prima, molto prima del frastuono
a piedi infissi nel cratere
Oppure datemi dei pesi
 

Nel giorno della commemorazione dei defunti - Io le foto non le guardo

Io le foto non le guardo
anche quelli sono morti!
 
Senza graffiarmi le mani
sollevo la pietra e la terra
riporto il cielo
dove il tempo è chiuso
riporto mio padre
per vivere mio padre
nella sua faccia che non scordo
nel suo cuore che mai si ferma
nella sua carezza che ancora sento.
 
Io le foto non le guardo
fui bambino
sul viale dei giganti verdi
nell’odor del muschio nell’aria
nella cera sciolta sui foschi basamenti
nei fiori per un solo giorno.
 
Io le foto non le guardo
porto gli occhi
solo dove le anime chiamano!

Quando passeggio nei tuoi silenzi.

Quando passeggio nei tuoi silenzi
e passo a passo inseguo suoni che non odo
sguardi che non mi scrutano,
dita che non mi percorrono,
arranco fino alla cima dei miei pensieri
per trovare una eco della tua voce
o l’orma di una vecchia carezza.
 

andante con colla vinilica, cinema d’annata ed alcune prospettive d’altro leso futuro

rops1.jpg

pornokrates, 1878 - félicien rops

vado
via col vento
cercando di centrare
il centro esatto del tempo che rimane
che ha forma di destino a mix di temporali
nel sogno di un letto sfatto e della tua buona pelle
che odora della stravaganza dei petali del tuo miglior mistero
nel sangue della follia di questi giorni destinati alla ricchezza del killer
giù verso i baratri della totale subdola distanza del sole
dove conto i minuti che rimangono nella tenerezza

vado
solo nel fuoco
nelle vesti del soldato
precipitando nel solito vortice
dei tuoi seni dai grandi capezzoli scuri
duri pugnali per le mille ferite disseminate nel mio mondo
che è mondo complesso di labirinti e mostri e disastri di soluzioni
ma che sa donare tutti gli istanti del tuo movimento di attrazione e ferocia
nei denti che scintillano e colpiscono così bene nell’affondo
nella distesa della mia feconda e suprema ultima resa

vado
nei tuoi abbracci
elencandoti tutti i desideri
uno ad uno mostrando la validità del perdersi
mentre cerco l’anima nel triangolo infernale del tuo inguine
salvandomi soltanto per queste labbra indemoniate che si nutrono di te
nelle gocce di questo tuo miele che distilli di brace come liquore per gli dei
della lingua che scava nelle pieghe della più regale delle mie voglie
provando di sacralità ogni volta questa specialità di morte
nello stupore mai confuso del più morbido risorgere

 

Lieve di canto

Frale di vano amore
vive nel colmo di due ali al cielo
il verso e il canto
Ultima nota che vibra
quel tuo silenzio spento
tra le rime dell'anima.

A.M. 2 Novembre 2009

Non è l’ora buona questa per vivere un nuovo giorno.

(ad Alda Merini - memoria per l’arrivederci)
 
Sarebbe stato meglio un sogno
dissennato di piccoli passi nel parco
appena affranta dalla vita malandata
con le ossa negli occhi
la criniera pendula ammansita
leonessa di parole.
 
Sarebbe stato meglio
un vino un fumo un uomo caro
un verso audace
nella pace
quella che ti lascia una fiamma spenta
 
- una voluta grigia ti conserva agli angeli -
 
separa l’aria
e fissa gli occhi alla metà che voli.
 
 
 

L’Uomo in blu / 2

Ed ecco l’America sotto i loro sguardi ...ecco l’Italia!.. La mostrava al figlio con orgoglio e passione, sorvolando il Mediterraneo.

- Ecco l’isola della Sardegna! ...ecco il Tirreno! ...la costa italiana! ...Napoli non si vede laggiù a destra! ...ed ecco, questa quì sotto è proprio Roma!

L’aereo argentino scese sulla pista come un grosso uccellaccio, ad ali aperte e il becco a scavare il solco dell’estrema rotta. Riportava in Patria un espatriato partito anni fa in disperata ricerca di fortuna nell’eldorado d’America. Riportava un uomo con dentro un’ansia rinnovata di superazione e di gloria, un uomo ricco di tante amare sconfitte subite a denti stretti, ma mai battuto. Era andato via con un povero bagaglio a mano, tornava con qualcosa di molto prezioso: un figlio. Un pezzo di cuore ardente. Un "crack", uno che sapeva portare palla, dribblare, calciare di destro e di sinistro e fare gooool! Tanti gol, decine e decine di gol! Un Maradona II, ecco!..

Misero piede a terra, e l’uomo in blu volle prostrarsi a baciare quel suolo per lui sacro. Il figlio gli rimase in piedi, imbarazzato tra le occhiate, con le due borse sulla spalla. Attraversarono la dogana come stranieri, come extracomunitari, così come alcuni africani, una mezza dozzina di arabi, tre o quattro cinesi, due indios ed un apolide. Il cognome italianissimo dell’uomo in blu per l’agente di guardia al casello non contava un centesimo d’euro. Inutile il battibecco patriotardo, una perdita di tempo e basta. Così dovettero correre con le valigie in mano per cercare di prendere il treno locale che li avrebbe portati alla stazione Termini.

Correre con quel peso non era un compito facile. L’uomo in blu cominciò a sudare e poi ad ansare, sbuffando e schizzando saliva.

Se

Lirica di Vittorio Fioravanti
dedicata ad Irmgard Barth
* Stoccarda, 6 aprile 1934
+ Stoccarda, 31 ottobre 1996

Se non t’avessi incontrata

Se in quell’ora
in quell’angolo
ci fossimo passati accanto
senza sfiorarci

Se non t’avessi seguita

Sarebbe bastato un gesto
e t’avrei sorpassata
me ne sarei andato via
da un’altra parte

Se non m’avessi risposto

Se le tue parole
si fossero disperse nell’aria
ed io non t’avessi capito

Se non ci fossimo conosciuti

Se quell’ora fosse trascorsa
senza comprenderci

Se ci fosse subito stato
appena un addio

Se non avessi visto nascere
quel tuo strano sorriso
il tuo sguardo nel mio
le tue mani tra le mie dita

Se non avessimo confuso
quei nostri respiri

Se non t’avessi incontrata

Se

Novembre 1996

Odo sogna

di Odo Tinteri

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