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Lettura Poesie degli Autori di Rosso Venexiano

Lettura Poesie degli Autori di Rosso Venexiano
"Questa sedia è sghemba - Dove sei ragazza" di Gil

♦a cura di Ezio Falcomer membro della Compagnia di teatro sul web Accademia dei Sensi Leggi tutto »

I miei colli

Cari amici, sono diventa pigra, infatti uso un post che ho scritto settimana scorsa e pubblicato su un multiblog. 
Ho fatto qualche piccolo ritocco da farlo sembrare originale... 
Il tema è scottante...perchè tocca la nostra parte intima.
"La libertà "  
Se qualcuno  mi chiedesse se siamo liberi, a botta calda, risponderei “no, non siamo liberi, ma siamo molto organizzati”. 
Non ricordo da quanto tempo, forse da sempre, sento dire,  "che si stava meglio quando si stava peggio", da piccola credevo che chi diceva questo  fosse  solo scontento, solo da grande  ho capito cosa volesse dire  questa frase.
Allora  vivevo su questi monti, credevo nel progresso e lo sognavo mentre con lo sguardo osservavo la valle.
Aspettavo che mi venisse incontro e pensavo che la felicità fosse racchiusa li dentro. 
Quella frase io allora non la capivo, nella mia piccola mente era una contraddizione.
Il progresso ci ha cambiato le  abitudini, si è presentato a noi con  orologi sempre più precisi e più rigidi.
Ci  ha dato tanto, ma ci ha tolto molto di più.
Con tempo ho imparato che  la libertà non sta a valle, ma sta in cima al colle, ma per toccare la cima di quel colle  bisogna percorrere una strada ripida tra rovi e ortiche.
Spesso la si vede davanti, ma ci mancano le ali e non riusciamo a raggiungerla, e allora noi tutti ci mettiamo a sognare,  vorremmo essere dei gabbiani e volare fino a poterla toccare con le nostre mani.

Il gatto

Il viola il verde il sabbia
e l'azzurro sotto
fatto a disegno di cesto
quell'azzurro che potrebbe essere blù
come un rito sommario
la notte, quand'è blù
Il gatto, che poggia il collo
sui vimini, tiene
chiusa la bocca e
poi balza, di scatto
i piedi, rosati
come il ghiaccio per terra

 

Per la settima anima parallela

"per la settima anima parallela
non avremo addosso le braccia
le identità o le ossa inutili
neanche una tomba
così si saprà il destino
e che conteniamo
una dimensione sospetta
lo dicano e se ne parli
che rinnova il crematoio
e che la morte ci compatta
in estremo migliori
perché è la prescienza
la Sindone della pace"

inedito per: l'opera cieca
27 ottobre '09

L’uomo in grigio / 2

S’era sbarbato nello stretto gabinetto, risciacquato il viso e pettinata la folta capigliatura nera, appena striata di bianchi fili. Poi s’era infilata la cravatta luttuosa oltre il naso aquilino, apprestandosi - bagaglio a mano - a lasciare l’aereo. Ma inaspettato - però - appena aperto lo sportello alle spalle della cabina di pilotaggio, era salito qualcuno che, scambiate poche parole con un ufficiale di bordo, gli s’era avvicinato. Era un funzionario del Ministero di Giustizia - come da documento d’identificazione - in missione speciale. Avrebbe dovuto proseguire il volo fino a Roma, e da Roma risalire fino a Bologna in treno. A Palermo avevano saputo della morte della madre e del suo inatteso rientro. Forse perfino del volo preso. E lo stavano probabilmente aspettando nell’aeroporto di Linate. Per liquidarlo.

L’uomo in grigio non fece neppure una domanda. Accettò la strategica mossa, un cellulare d’argento, i biglietti prepagati e un foglietto piegato in quattro pieno d’indicazioni. E tornò quindi alla sua poltrona, mentre sfollavano i passeggeri giunti a Milano.

In volo verso Roma rivide ad uno ad uno gli episodi che aveva confessato ai giudici istruttori dopo l’arresto nel ’96. S’era pentito e aveva fatto nomi e cognomi, indirizzi ed ampi dettagli. E due anni dopo l’avevano fatto espatriare a Santo Domingo con i documenti di un certo Nicola. Esposito Nicola, nato a Bari ecc. ecc. Era stato fin troppo facile, non avendo una sua famiglia. Gli erano rimaste la madre e una sorella, entrambe sparite da Agrigento subito dopo la sua decisione di cooperare con la Giustizia. Quelli del Ministero le avevano sistemate rapidamente nel Settentrione. Prima a Bolzaneto e poi - vicino a Bologna - a Trebbo di Reno, dove la madre ieri era morta.
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In questa sera di buio

Questa sera guarderò le stelle una ad una … cercherò di coglierle, per donarle, come si fa, con i fiori di prato. Le poserò sulla tua pelle morbida e con le dita cercherò il piacere in ogni parte del tuo corpo….Consumerò i miei occhi e le mie labbra….in questa sera di buio

Odo Tinteri

chagall danseuse

Per te, dolce Manuela

Qual è il mondo reale?
Quello di uomini fatti d’insoddisfazione
di rabbia e di catene,
uomini che hanno un viso
ma indossano una maschera
e ogni giorno fingono..
fingono d’esser sinceri, compresi, felici
e se non fosse questo…
se il mondo vero fosse
fatto d’esseri sereni,
che in libertà si nutrono d’uno sguardo
d’un sorriso, dell’emozione di una parola
esseri che si incontrano
e sanno già di potersi fidare l’uno dell’altro
che di sincerità vivono
e non chiedono altro…
e se invece il mondo vero fosse
il tuo capanno, il tuo isolotto
nel tuo mare di dolcezza
perché no, piccola Manuela
casomai…
io saprei anche cucinare,
ma all’occorrenza
non credi
che abbiamo ancora molto da imparare…

E' notte

E' notte sul lungolago d'esilio
col cuore scuro nell'acqua
deposte le ali del volo
eppure spontanea la vista
s'acquieta dentro il riflesso
di mille luci e vi nuota.

parole formiche

forse presto un giorno lo distruggerò
questo formicaio di parole espresse
che dai cunicoli dell'anima sono
in quelli della mente passate stipate
prima trasportatrici di emozioni
intense immediate commoventi
in un viavai fattivo continuo attivo
or son un casellario mnemonico
neppur tanto efficiente che spesso
non ricordo più di averle scritte.
da laboriosi imenotteri dei sensi
in flussi continui di associati versi
hanno fluito per tanto tempo ormai
diventando gangli del mio sentire
e da giorni dopo giorni son blese
espressioni d'una vita che ha
un tormento solamente : essere.
migliaia di ettere sono diventate
laboriose ma solo meramente vive
se nuova linfa non portano
al modus mio vivendi che ne farò
semmai dovessi ancor vivere tanto

 

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