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Se

Lirica di Vittorio Fioravanti
dedicata ad Irmgard Barth
* Stoccarda, 6 aprile 1934
+ Stoccarda, 31 ottobre 1996

Se non t’avessi incontrata

Se in quell’ora
in quell’angolo
ci fossimo passati accanto
senza sfiorarci

Se non t’avessi seguita

Sarebbe bastato un gesto
e t’avrei sorpassata
me ne sarei andato via
da un’altra parte

Se non m’avessi risposto

Se le tue parole
si fossero disperse nell’aria
ed io non t’avessi capito

Se non ci fossimo conosciuti

Se quell’ora fosse trascorsa
senza comprenderci

Se ci fosse subito stato
appena un addio

Se non avessi visto nascere
quel tuo strano sorriso
il tuo sguardo nel mio
le tue mani tra le mie dita

Se non avessimo confuso
quei nostri respiri

Se non t’avessi incontrata

Se

Novembre 1996

Odo sogna

di Odo Tinteri

buon compleanno Mara

Photobucket Rieccomi a cercare di scrivere i miei sentimenti verso di te, di farti sentire tutto l'amore che ho per te.
Diciotto anni fa ancora non ti avevo abbracciata, non ti avevo nemmeno vista, solo un vuoto grande dentro me, mi sentivo derubata e sola, già mi mancavi.
Mara, quante volte hai voluto sapere della tua nascita, i primi filmati, quel tuo arrivare all'improvviso, lo scompiglio e la mia paura.
Ricordo tutto sai?
Quel 31 ottobre era un giovedì freddo e piovoso, ricordo che stavo male, pressione alta, lo sai che la tua gestazione è stata sempre a rischio, tanta è stata la paura di non poter arrivare alla fine, paura di andare incontro a un'eclampsia
La rottura delle membrane mi ha colto all'improvviso, non era così che doveva andare, e non così presto!
Durante il tragitto verso ospedale pensavo a una mia collega, ricordando un aneddoto poco simpatico, non ridere, ma veramente per me era un incubo.
Vilma era nata il 2 novembre, come consuetudine di reparto in queste date si regalavano dei fiori, peccato che la caposala arrivò un con un enorme vaso colmo di crisantemi!
La festeggiata scoppiò a piangere e a urlare, a nulla servì rassicurarla del fatto che in Giappone era il fiore dell'amore, Vilma continuò tutto il giorno a singhiozzare disperatamente.
Ecco io non volevo farti nascere il 2 Novembre!
O prima o dopo, questo era garantito.
Per tutta la notte abbiamo parlato in silenzio io e te, cercavo di aiutarti ma il mio corpo non voleva lasciarti uscire, geloso e possessivo ti voleva per sempre dentro di se.
Alla fine stremata e delusa mi arrendevo al secondo taglio cesareo.
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un soffio e poca carne

 
Vapori di uomo
in zolla tornano eternità.
Già Paradiso
con l'aria e con i silenzi.
Ed è pietà di magra fiamma
memoria che tace.
La morte sporca la vita
di dolore,
strappa l'ultima cellula,
umilia la luce e le pietre,
rompe sangue che matura.
Un soffio e poca carne
lasciano amore di mare
e tramonti
a riparo di bacio d'ali.

 

Grande Poetessa

Ti Ricordo così...
Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.
 
Alda Merini, da "La Terra Santa" 1983
Ci Mancherai

 

Gli occhi di Alda

Erano belli i tuoi occhi
Alda
dolci come quelli dei cani abbandonati
dolorosi come il lamento degli agnelli
la vigilia della Pasqua
caldi come un nido trattenuto tra le fronde di un castagno

nascondevano sotto le ciglia
urla e risate blasfeme
incubi
solitudini precoci
il cuore umano dei mutanti

arcani
vibravano di luce cristallina
di desideri oscuri
per le strade labili della mente
nel buio che ingoiava la tua carne
impazienti nelle tue sere giocate a carte con la pazzia
in uno slargo di sole
in un sonno d'altri tempi

ammaliavano
stanchi di una travagliata vita
scossi di torpore
nascosti come rospi sotto i sassi
nello sbattere lento delle tue parole appese al vento
lame di luce percossa
naufraghi e viandanti in notti di fine inverno

gemevano alla luna
in eco al suo latrato
feriti
celati tra le ombre
fiochi di lacrime che ti rigavano il viso
nascosti in un vecchio specchio delle brame
languidi come amanti esuli

raccoglievano smarrite dolcezza
agri di amori perduti
i tuoi occhi di fiaba sussurrata
che oggi hanno visto il paradiso.

I giorni dei morti

 Sono giorni corti
che incendiano le foglie di colori
e velano di nebbie umide i monti.

I marmi lustri dentro i cimiteri
adorni sono di lumini e fiori
ad onorare i taciti inquilini.

Entrano tanti dai cancelli aperti
meditabondi con i visi mesti
sui cari estinti nel ricordo vivi.

Escono infine con i cuori lievi
perché alle tombe lasciano i dolori
e prendon forza per combatter fuori.

D'oro e d'ombra

Tre fili d'erba nella mano di Marcella

Tre fili d'erba
un sorriso perso nel mare
ed una vita colorata di rosso.

Tre fili nella mano di Marcella
salvando l'ultimo fiore
mentre un vuoto scontroso
la portava lontano da un amore.

E la casa colorata di giallo
aveva un camino fumante
ma nessuno seduto
nella sala da pranzo.

Tre fili d'erba
per un amore mai dimenticato
nelle mani di Marcella
in un giorno di maggio
sulla riva del mare.

ciao Alda

ho avuto il privilegio di conoscerti, di ammirare la tua carismatica dolcezza unita al profondo dolore che albergava nel tuo cuore. Tu però hai saputo trasformare in parola e poesia, impresse nelle nostre coscienze per sempre. Eri fragile e forte allo stesso tempo. Non sarà facile pensare che non ci sei più. O meglio: sei altrove e stai già scrivendo la tua nuova poesia immortale.

R.

Alda Merini

Eri una mia amica anche se non lo sapevi, adesso sì, adesso lo sai, ne sono certo!

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