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Vorrei l'amore!

Vorrei l’amore
faticosamente per risalire
ho mente fredda alla scrittura
che tutto gela ed allontana.
Io che ho sempre visto e copiato
pagine lunghe di parole
da foglie gialle
da luce assente
dal sole della notte
e dalla vastità del vuoto
scompaio dal divino mondo del pensare
e torno inabile al dov’ero prima
senza mani, senza vista e senza volto!
 
Vorrei l’amore!
 
M’accorgo di non dir poesia
ho perso l’oro
l’abito bianco
ho perso gli occhi
l’udito e anche la vita.
Nell’oltre metà del mio declino
l’anima è stanca
l’anima è offesa
l’anima è insulsa
non cerca più pace
non ha più tenuta
né più attese
nessuno più potrà cercarla!
 
Vorrei l’amore!
 
Nella verità c’è l’universo esoso
e nel pensiero un limite alla natura esterna,
la mente è chiusa
consuma per se stessa la sua gloria,
asciutta e scarna
non scrive più per non dire!
In cuor mio c’è una sola perla
rimasta indenne alla furia del digiuno
vive silente e sola
con quel soffio del mistero
adesso altrove assente
e non sa con chi parlare, respirare, ambire.
Invano attende un’altra vita
che non sarà mai come quell’alba
bevuta insieme in estasi
di rosso, di profumo e di tepore.
 

Cose Così [hammam]


opera di Salvatore Ciaurro Leggi tutto »

Il giallo

Guttuso Vuoto d'amore
 
Di tutti i colori il giallo non amo,
se non fosse il colore del sole,
del cuore della margherita,
dell'ambra, del miele, del topazio,
non sarebbe altro che la gelosia.

 

Arabeschi di Fango

 

Gronda di instabilità collegate alla terra quest'AnimaMia
 Addensandosi nell'eterno divenire  si scioglie di quel che resta
 nelle Sequenze di Ombre
 Sono presenza/sentenza verso spirali di lucidi silenzi
 Mi spoglio al cospetto dell'immaginario
 che ho affisso alla parete di questo grande Muro chiamato Vita
 come gocce di Luce strappate al cielo
 Mi avvinghio con corde di seta all'Amore
 sedotta dalla passione ..intrappolata dai sensi
 nelle grida dell'essenza ...nel disordine della pelle
 ..questo mi resta in memoria
 Esangue di speranze piango dai miei stessi occhi
 Brucio dall' invadermi di buio
 impazzisco di Illuse ragioni  che si affannano sotto i piedi
 ad esser risposta per questo corpo mio
 ormai lontano dal Nome della Luce
 a cui ho donato la Sopravvivenza dei Sentimenti
 riflettendo d'inchiostro rubato al cuore
 dita mescolate di tinte taciute
 ..e Respirando ancora Arabeschi d'aria immobile
 resto sospesa in questa Danza
 come per finire nel Respiro dal nome improvvisato
 di Dolore contro  Fango
 
-NellAnimaMia & RuNa-
 

Ritrovarti

Ritrovarti a poco a poco,
vicino ad un fuoco
che scintilla nei tuoi occhi.
Riempire l’aria col tuo nome
senza i dolori dell’amore
e con dolcezza
lasciarsi andare
negli intimi segreti
che ci dividono
dal mondo e dal rumore.

Franco

Non può finire

Non lasciarmi traboccare
dalla voglia di annaspare
nel tappeto della tua tenerezza
non posso ancora contenere
il vispo pensiero delle notti
nostre compagne di passioni
indimenticabili emozioni
che non possono sbiadirsi
in dimenticanze di sorrisi
e sguardi affamati tra noi
che ci cerchiamo e ci sfumiamo
tra la gente ignara che forse
ancora saremo li a sfiorarci
mentre tutto scorre e lascia
spazi istanti di attimi
cosparsi di rose e rosse
labbra accostante da un bacio

 

Ad occhi chiusi

Ho gli occhi impastati di fango
che scende nelle vene
e soffoca i miei sorrisi
ansante risale il corpo
e la pelle brucia di dolore
Gente avvolta nel cuore
che lento recide le dita
che contenevo in calici
delle mani vellutate
di sogni e speranze
rimaste solide illusioni
che ciò possa accadere
e di nuovo tuffarmi
nell ' inferno di fuoco
che disperde le fiamme
dell' anima e  chiede
di sognare e rimanere
sospesa nel petto
per non cadere più
ma sorretta dalle ali
che una mano amica
invola per vagare
nel paradiso di
vite pacifiche
che sgambettano
nei miei sogni

 

Come grigio

Ma quanto ti sento
in un respiro che
sgorga dai polmoni
ti sento e risuoni
negli spazi invisibili
che porto dentro 
e che vedo sotto
un velo d' acqua
e la musica che sento
scivola in superficie
giuzzando in vortici
inganni luminosi
del sole che spezza
e infrange l' azzurro
il riflesso d' un torrente
si esaurisce in un
suono distratto
e mi giro verso la distesa
di verde grezzo
di fila d' onde che
si prestano al vento
e lo portano lontano
troppo dalla vista
e si sfrangia dietro
le mie ciglia che
ferite sciolgono
gli occhi e piango
emozioni dal tutto
specchio del Mio
anima gemella dell' Io
che anima dentro...

 

Bianco

Assenza di colore che in sè tutti li assorbe
sei tu bianco davvero segnale per il lutto
così il sudario t'ha perchè simile a morte
mostrata dallo scheletro dal riso cavernoso
il bistrattato nero non è perciò a temere
chè stelle e mondi tanti tiene nell'universo
e nella scura terra s'addorme il nuovo seme
per rifiorire vita slanciata verso il cielo.

Querelle di Budapest

Sono un ragazzo fosfolipidico, alquanto triglicerico, adeguatamente glicemico, politicamente tallassemico. Epatico ed empatico nelle notti di luna piena. Un simpatico adiposo tiroideo, pseudoapollineo, non manicheo.
La mia concezione dei rapporti fra le sinapsi rasenta lo scetticismo.
Adoro assumere sostanze psicotrope come la serotonina, o l’endorfina, o l’adrenalina, o la mia nipotina.
Sono percorso e devastato da processi metacognitivi invalidanti ma esuberanti. Da recessi conativi, incoativi, cogenti; da riflessi speculari ipomaniacali e ancestrali.
In fondo, mi adagio in questa comoda ed ergonomica ciclotimia bipolare per un senso d’innata autodifesa.
Eterogabile, più che omologabile. Non tanto fallocratico, quanto falloliberaldemocratico. In fase postanale e postorale. Epidurale quel tanto da fondere l’inguinale e il supercorticale.
Sono un ragazzo complesso, munito di vocalist, basso, chitarre, batteria e tastiere. Una persona di devastante e ridente espansività leucemica. Con metastasi liriche incontenibili. Con neoplasie espressive risentite e visionarie, fra il dadaismo zurighese, il futurismo russo e il bullismo iraniano.
Ho frequentato la Scuola di Praga, quella di Francoforte. Nel ’68 ero alla Sorbona, nel ’77 alla Sor Maria. Attualmente vado e vengo fuori e dentro la Sor Angelica.
Ho conseguito anche dei Master in linguaggi non verbali a Budapest, L’Avana e Bangkhok.
La mia Bildung è complessa, arabesca, stratificata. Un castello di carta, una rondine primaverile, una paglia infuocata, un polo artico che si dissolve e autoassolve.
Un novyo de la muerte, un picaro de la vida. Una testimonianza vivente delle aporienovecentesche o delle rinascenze romano-barbariche.
Io, Angelus Novus e Homo Consumens, mi godo questo sole geneticamente modificato, tranquillamente seduto nel pergolato, qui ad Eumeswil, nella Terra del Tramonto.

(autunno 2007, dalla raccolta inedita "Querelle di Budapest. Post comici, demenziali, ludicomaniacali")

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