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Storia della letteratura italiana (Dalle origini ai giorni nostri)

  
 
di Francesco Anelli
 
 
 
 
Storia della letteratura italiana  ( Dalle origini ai giorni nostri )

 

La letteratura allegorico-didattica
 
 
 
La storia della letteratura italiana ha inizio nel Duecento, quando nelle diverse regioni della penisola si avverte l'esigenza d'incominciare a scrivere in lingua italiana con finalità letterarie. Gli storici, i linguisti e i critici fanno risalire l'inizio della tradizione letteraria in lingua italiana nella  prima metà del XIII scolo con la Scuola siciliana di Federico II di Svevia Re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, sebbene il Cantico delle creature di San Francesco di Assisi sia considerata l'opera che vincola praticamente l'avvio della letteratura italiana. Ciò che risulta evidente, comunque, è che la trasmissione del messaggio poetico partì dalla corte e, nel momento in cui uscì dai confini per diffondersi senza più vincoli legati al latino nei comuni toscani e a Bologna, restò tuttavia per molto tempo il privilegio di una ricca e vasta borghesia comunale. L'aspetto interessante di questa lenta trasformazione s'avverte nel fatto che i primi poeti italiani provenivano da un alto livello sociale, specificatamente in ambito notarile e legale. Tali letterati arricchirono, pertanto, il nuovo volgare dell'eleganza del periodare latino che conoscevano molto bene perché avevano studiato poeti come Cicerone, Ovidio, Lucano, Virgilio, ect. ect. Ed è proprio in questo scenario storico, che va dal 1224, presumibile data della composizione del Cantico delle creature, al 1321, anno in cui Dante morì, che si colloca l'origine della  letteratura italiana. A questo punto, si può entrare un po' più in profondità nell'analisi delle correnti e degli autori che hanno animato questo periodo.
 
 
 
 
Sempre durante il XIII secolo, accanto alla letteratura allegorica-didattica, fiorisce pure quella didattica-morale. L'esponente più illustre di tale espressione letteraria è Giacomino da Verona (1255  - 1260 ca). Quest'ultimo fa parte dell'ordine dei frati minori e scrisse due poemetti didascalici: il "De Babilonia civitate infernali" e il "De Jerusalem celesti". Di Giacomino da Verona si conosce molto poco, in quanto negli annali di Wadding, testo composto da Lucas Wadding, teologo e censore dell'Inquisizione romana, non si fa alcun riferimento a lui. È quindi presumibile per logicità che non dovette prendere parte ad alcun incarico pubblico attinente all'ordine ecclesiastico francescano. Si pensa che sia stato coevo di Bonvesin de la Riva, come tutto lascerebbe pensare la  metrica e le idee escatologiche che li accomunano. Il pensiero escatologico, piuttosto diffuso a quel tempo, verteva sulla convinzione di una fine del mondo imminente e per questa ragione la vita si orientava in modo tale da poter affrontare il giudizio divino scevri da peccati. Altro letterato d'importanza considerevole di quel periodo è di certo Bonvesin de la Riva (Milano, 1240  - 1315 ca). Fu magister gramatice e dopo un periodo d'insegnamento a Legnano si reca a Milano entro il 1288, anno di composizione del suo "De magnalibus urbi Mediolani", sintetica storia di Milano. Entrò nell'Ordine degli Umiliati e fece parte dei decani dell'Ospedale nuovo. Dopo un breve periodo s'allineò, più per prudenza che convinzione politica, ai Visconti, se è vero che i "Carmina de Mensibus"  allegorizzano il tentativo di ribellione di Napo della Torre, esiliato dopo la sconfitta del 1277 a Desio. Ebbe una vita privata piuttosto impegnata e da i testamenti che ci lasciò si evince che ebbe due mogli, ma per via di alcune incongruenze notate all'interno della stesura degli stessi è necessario essere cauti nell'affermare ciò. Il "Libro delle Tre Scritture", opera in volgare, è un poemetto in cui si raccontano le dodici pene dell'Inferno, la Passione di Cristo e le glorie del Paradiso. Scrisse inoltre dei Contrasti dove mette a confronto la Vergine e Satana, la mente e il corpo, la viola e la rosa, il Trattato dei mesi, ove gennaio, pigro, viene posto a confronto con l'operosità degli altri mesi dell'anno e un piccolo poemetto sulle buone maniere da seguire quando ci si mette a tavola intitolato "Cortesie da desco".
 
 
La letteratura religiosa
 
 
 

Nel 1260, in Umbria, nasce la lirica religiosa in concomitanza con l'avvento della confraternita dei Disciplinati sotto la guida di Raniero Fasani. Tale confraternita usava di consuetudine, come strumento d'espiazione, la flagellazione pubblica e il rito si accompagnava con canti corali strutturati con schema della canzone a ballo profana, cioè in ottonari. Il successo di questa forma artistica bisogna individuarlo proprio all'interno del suo contenuto primariamente religioso, ma di contro, tuttavia, non bisogna dimenticare che in quell'epoca il verbo della chiesa era diffusissimo e il suo potere si manifestava ovunque. Ed è attraverso proprio le laude, le liriche drammatiche, pasquali o passionali che il movimento si diffuse in tutta l'Italia stabilendo il suo epicentro a Perugia e più precisamente ad Assisi. Il più antico componimento in volgare italiano è il Cantico delle Creature di San Francesco, mentre con Jacopone da Todi la lauda diventa l'espressione più rappresentativa di quella letteratura. Le laude erano componimenti  che cantavano le lodi dei Santi, di Cristo e della Madonna e, il più delle volte, si raccoglievano in manoscritti chiamati "laudari". Nella maggior parte dei casi le laude venivano scritte in forma di dialogo con carattere di dramma sacro e si recitavano durante ricorrenze religiose di una certa importanza. Le laude di questo periodo sono per la maggior parte anonime e,  pur nella loro povertà sintattica, conservano un carattere assai semplice ma estremamente sincero, ed è proprio tale caratteristica che le rende penetranti e appassionate. Tra le descrizioni meglio riuscite e ricolme di religioso e commosso sentimento, va ricordata quella della Vergine che contempla il Bambin Gesù e quella del pianto della Madre ai piedi della Croce. Ora, dopo aver delineato sinteticamente lo scenario ove tale letteratura si manifesta, vorrei avvicinarmi ai due più importanti esponenti dela letteratura religiosa... [ continua ]

 

 
-testo di Francesco Anelli
-correzioni di Antonio Ragone
-editing di Anna De Vivo

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a cura di Ezio Falcomer

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