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Corali

Nuova corale - partecipate con 4 versi

Lasciato il fianco, la poesia
è ancora figlia delle ciglia. 
La copre il velo che la goccia 
stringe per non dissolversi. 
 
In questo abbandono
inquieta il dubbio
d'aver trascurato l'ascolto
dei suoi sussurri d'aiuto
 
Parole che tremano
rombo e boato di suoni
già l'emozione capitola
e il verso urla la sua appartenenza
 
lontano lontano
se penso riaffiora
il sapore d'arancio
dei versi d'amore
 
Tra imposte socchiuse di ciglia
brilla la luce dello sguardo.
 
Dolcemente richiusi occhi
che l'anima non abbagli.
 
Che può essere il giorno
se il raggio scompare?
Immagina questo barlume
farsi faro: sono salvo.
 
Ogni raggio un tocco
filamento di nota
un'armonia che consola
da trasformare in parole
 
'O raggio?
"-- E se stettero zitte. E attuorno a lloro
addurava 'o ciardino, e ncielo 'o sole 
luceva, 'o sole bello, 'o sole d' oro…"*
 
sole d'oro sole di ghiaccio
sole nero di fulmini sole estinto
 
non v'è sole, amore, non più
da quel giorno di cupa tregenda.
 
Lucciole sulla collina
sovrasta la casa coi muri
di biglie vicino al lago
la scatola dei petali rossi
 
una bolla d'ossigeno crepa:
la verticalità fragile delle domande
evapora, non si allunga,
allarga solo la luce e preme
 
germinano allora le risposte,
si fanno tenere vocali,
la stessa voce inalbera
la bandiera più franca: un bacio. 
 
Dispiega le ali il sorriso
sull'argine di labbra
che soffoca tenue il suono
balena lo sguardo al gioco
 
Nelle iridi cieli sereni
rispecchiano sguardi
di albe e tramonti
l'imbrunita aurora
 
E ci sarà bellezza ancora
e luce distese sui giorni
da portare lontano allora
giunte le mani pregheremo.
 
Il pilota descriveva lo spazio
nero per quel nero primitivo
che mai abbandona le rotte
e i passeggeri trovarono sicuro il ponte.
 
Dilata e muore
nervoso il balbettio
del tempo, s'era di sera
 raccolto ad uggia.
 
Lontano, ti prego, lontano
porta lo sguardo
discerni verginità d'intenti
nell'intrico di rotte malate
 
Diverso sarà di versi
della distrazione il volo
percuote intenso
si perde, poi, precipitando
 
Involucri di gesti vari
appartenuti all'argine
senza ancora allegrezze
perenne di moti involuti
 
Salva-mi l'illusione
(voglio stare al gioco)
sotto la sua luce
mi voglio addormentare
 
Preludio di notti
dalle calpestate attinenze
nel soffio d'ali che rimestare mi duole
già stretto nel verbo del giustacuore
 
si dimena l'assenza di albore,
fino a slegare bende su fiati rapiti.
dondolano ora fra il non dire
e un planetario di vuoti bicchieri
 
è notte di luna
di luci lontane
è solitudine serena
forse è speranza.
 
Poesia si desta in petto
con un balzo d'impeto,
vorrebbe sciogliere i lacci
dell' inettitudine cieca.
 
Gelo d'aurora verrà
e vestirà di luce le tue stanze
spargerà note come cristalli
sulle ringhiere in fuga dalla notte
 
Sgravate dall'insonnia
genesi del tormento
s'ergono di rabbia involte
inquiete rime nuove
 
eppure l'indice segue 
un rugare di brina
il candore claustrofobico
nei frammenti volatili
 
E rocce, e rocce, e rocce
verso un cielo di pietre
cataste
di nevi, di lune
 
Crateri come coppe
di liquido amore
offrivano di versi
ambrosia alle labbra.
 
Indici erti quali colonne dello spirito
immaginarii occidui
il rampinare, le funi;
violenze, al cielo che non scende
 
ad un fermo appello 
l'azzurro si mosse 
e in condizioni estreme  fece cima
di stupore, le interiora
 
S'aprì uno squarcio
dove la fragilità s'impose
discesa ed ascesa
di legamenti seduzione
 
Agganci senza appigli
passato, ed eterni al setaccio
dei venti
taccheggio e mele bye bye
 
s'aprirono corolle
e ridevano
all'innocenza di nuvole
veleggianti nel tepore di tarda primavera
 
Pareva, quel giorno, esser giunto a nuovo
il giorno che mi domando
sono contento, anzi
abbia potuto perseguitarmi l'abbastanza
 
non si immalinconiva
quel tramonto anzi
vibrava di lustrini e promesse
verso le braccia tese della notte.
 
Un colpo, migliore delle sue difese
e cade, cade giù
inclina lo sguardo dell'Eterno
verso gli spazi, ristretti i templi primi degli ultimi
 
E ancora correre
verso mitocondri perduti
bastoncelli dai catecumeni riti
di anguste sinapsi arrese
 
Giacere, infine
nel termine senza termine
ginocchi a terra, nessuna preghiera
ma spossatezza di fiati
 
fino a che la solitudine uscì
stanca, di corpi stanchi,
midollo sopravvissuto
tra crepe di muri
 
teme la vita
l'anima intenso soffio
sprofonda negli abissi
il nettare di luna si prosciuga.
 
 
 
 
 
di
Manuela Verbasi
ComPensAzione
Rinaldo Ambrosia
Pia Finotti
ferdigiordano
taglioavvenuto
erremmeccì
selly
norastella
Sara Cristofori
Max
'O Malament
Esmeralda
 
*Salvatore di Giacomo
 
 

 #
teme la vita
l'anima intenso soffio
sprofonda negli abissi
il nettare di luna si prosciuga.
 

 #

Nella seconda quartina puoi cambiare il secondo verso togliendo la m'...grazie

 

ritratto di selly
 #
fino a che la solitudine uscì
stanca, di corpi stanchi,
midollo sopravvissuto
tra crepe di muri
 
 
 
 

 #

Giacere, infine
nel termine senza termine
ginocchi a terra, nessuna preghiera
ma spossatezza di fiati

 

 #
E ancora correre
verso mitocondri perduti
bastoncelli dai catecumeni riti
di anguste sinapsi arrese
 

 #
Un colpo, migliore delle sue difese
e cade, cade giù
inclina lo sguardo dell'Eterno
verso gli spazi, ristretti i templi primi degli ultimi
 

ritratto di Sara Cristofori
 #
non si immalinconiva
quel tramonto anzi
vibrava di lustrini e promesse
verso le braccia tese della notte
 

ritratto di taglioavvenuto
 #
Pareva, quel giorno, esser giunto a nuovo
il giorno che mi domando
sono contento, anzi
abbia potuto perseguitarmi l'abbastanza
 

ritratto di erremmeccì
 #
s'aprirono corolle
e ridevano
all'innocenza di nuvole
veleggianti nel tepore di tarda primavera
 
 

ritratto di Manuela Verbasi
 #
non so se è un problema del mio pc ma io vedo i commenti attaccati alla corale, senza divisore
 

 #
la tua "lucciole" è da staccare
 

ritratto di taglioavvenuto
 #
no, sono staccati. si deve aggiornare l'elenco degli autori:)
 

ritratto di Winston
 #
Agganci senza appigli
passato, ed eterni al setaccio
dei venti
taccheggio e mele bye bye
 

ritratto di Winston
 #
.
 

 #
S'aprì uno squarcio
dove la fragilità s'impose
discesa ed ascesa
di legamenti seduzione
 

ritratto di selly
 #
ad un fermo appello 
l'azzurro mosse 
e in condizioni estreme  fece cima
di stupore, le interiora
 
 
 
 

ritratto di selly
 #
ho modificato togliendo il 'si'
 
grazie
 

ritratto di taglioavvenuto
 #
indici erti quali colonne dello spirito
immaginarii occidui
il rampinare, le funi;
violenze, al cielo che non scende
 

 #
Crateri come coppe
di liquido amore
offrivano versi
di ambrato lucore.
 

 #
Trovo solo "rispondi" e non "modifica"...
Escludendo la rima, scrivo, per mia accondiscendenza:
 
Crateri come coppe
di liquido amore
offrivano di versi
ambrosia alle labbra.
 
Max
 
 

ritratto di Manuela Verbasi
 #
.
 

 #
Ciao, Manuela.
Non è stata modificata la mia ultima quartina. Vorresti provvedere?
Grazie,
Max
 

ritratto di Manuela Verbasi
 #
Fatto Max, ero di riposo.
 

 #
E rocce, e rocce, e rocce
verso un cielo di pietre
cataste
di nevi, di lune
 

ritratto di Manuela Verbasi
 #
eppure l'indice segue 
un rugare di brina
il candore claustrofobico
nei frammenti volatili
 
 

ritratto di Manuela Verbasi
 #
leggendo la corale ci sono un sacco di: notte, luce, luci, tempo, ali, albe, aurore e tramonti sguardo/sguardi       amore
 
controllate le vostre quartine e sistematele, trovate dei sinonimi, altrimenti viene una cosa davvero terribile 
 
grazie
 

 #
Sgravate dall'insonnia
figlie del tormento
s'ergono in punta d'ali
rime nuove
 
 
 
 
 
 
 

ritratto di Manuela Verbasi
 #
.
 

 #
.
 

ritratto di Manuela Verbasi
 #
.
 

 #
Sgravate dall'insonnia
genesi del tormento
s'ergono di rabbia involte
inquiete rime nuove
 
 

 #
involte o avvolte ? Quale meglio ?
 

ritratto di Manuela Verbasi
 #
così com'è secondo me va bene
 
 

ritratto di erremmeccì
 #
gelo d'aurora verrà
e vestirà di luce le tue stanze
spargerà note come cristalli
sulle ringhiere in fuga dalla notte
 

 #
Si potrebbe variare in :
 
verrà gelo d'aurora
di luce a vestire le stanze
note a cristalli sparsi
di ghiaccia sulle ringhiere
 
 
 

ritratto di Manuela Verbasi
 #
-
 

 #
Poesia si desta in petto
con un balzo d'impeto,
vorrebbe sciogliere i lacci
dell' inettitudine cieca.
 

ritratto di Sara Cristofori
 #
è notte di luna
di luci lontane
è solitudine serena
forse è speranza
 

ritratto di selly
 #
si dimena l'assenza di albore,
fino a slegare bende su fiati rapiti.
dondolano ora fra il non dire
e un planetario di vuoti bicchieri
 
 

 #
Non suona meglio bicchieri vuoti ?
 
 

ritratto di selly
 #
già ORE e IRE di albore e dire mi solleticano un po'
se avessi messo anche ITI e OTI di rapiti e vuoti 
sarei collassata! ehehhee
ciao Margherita
 

 #
Non ci avevo fatto caso, ostregheta...
 

 #
assolutamente no
 

ritratto di selly
 #
smiley
 

 #
Preludio di notti
dalle tempestate appartenenze
nel soffio d'ali che rimestare mi duole
 

 #

Rinaldo...ma appartenenza non è un termine che hai usato anche nell'altra tua quartina ?

 

 #
Sorry, Margherita... mi è scivolato nuovamente il verso.
Così forse va meglio.
Grazie :)
"Preludio di notti
dalle tempestate attinenze
nel soffio d'ali che rimestare mi duole"
 
 

 #

Non dovevano essere quartine ? (mi odierai, lo so...)

 

 #
"Preludio di notti
dalle tempestate attinenze
nel soffio d'ali che rimestare mi duole
odiando Margherita"  :)     questa è per te, Compensazione (lo sai bene che ti odio) mentre quella per la corale, la quartina  (ultima chiamata) è questa:
 
"Preludio di notti
dalle calpestate attinenze
nel soffio d'ali che rimestare mi duole
già stretto nel verbo del giustacuore"
 
Grazie; Margherita :)
 
 
 
 

ritratto di Sara Cristofori
 #
salva-mi l'illusione
(voglio stare al gioco)
sotto la sua luce
mi voglio addormentare
 

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