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a cura di Anna De Vivo e Immacolata Cassalia

Antonio Vivaldi

Antonio Vivaldi
[Venezia 1678 - Vienna 1741]
- Le quattro stagioni -
L'Estate, op. 8 n.2

fonte Claudio Colombo

(1770 - 1827)

La raccolta dei dodici concerti che formano Il Cimento, pubblicata la prima volta ad Amsterdam presso Le Cène e dedicata al conte Wenzel von Morzin (cugino del futuro protettore di Haydn), deve la sua straordinaria popolarità ai primi quattro concerti, dedicati ciascuno a una delle quattro stagioni. Nella prefazione, Vivaldi stesso notava che molto tempo prima dell'anno di pubblicazione, il conte Morzin aveva ascoltato "con benevolenza" questi concerti, a conferma della grande celebrità di cui già allora godevano, soprattutto La Primavera.
In questi concerti, notevole è l'uso strumentale e coloristico che Vivaldi fa degli archi. La sua ingegnosità nell'inventare nuovi timbri, e nuovi accostamenti, sembra non avere limiti. Tutte le tecniche d'arco sono presenti: gli energici unisoni per la tempesta, la sordina per gli uccelli, il contrasto frequente tra arco e pizzicato, le corde pizzicate. I sonetti che introducono i singoli concerti sono di autore ignoto e furono composti verosimilmente in un periodo successivo, con l’intento di fissare le immagini descritte da Vivaldi attraverso la musica.

Largo
Il Largo che segue è notevole per la sovrapposizione di tre elementi autonomi, capaci di creare un senso dello spazio: in sottofondo, il mormorio di fronde e piante (violini in terza), la melodia del violino principale esprime il capraro che dorme e, infine, le note ribattute delle viole che imitano l'abbaiare del cane (il cane che grida), e che Vivaldi prescrive di suonare "sempre molto forte e strappato".



Ascolta il passaggio






1.Primavera
Giunt'è la Primavera e festosetti
La salutan gl'augei con lieto canto,
E i fonti allo spirar de' zeffiretti
Con dolce mormorìo scorrono intanto;
Vengon coprendo l'aer di nero manto
E lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti
Indi tacendo questi, gl'augelletti
Tornan di nuovo al lor canoro incanto:
E quindi sul fiorito ameno prato
Al caro mormorìo di fronde e piante
Dorme 'l caprar col fido can' a lato.
Di pastoral zampogna al suon festante
Danzan ninfe e pastor nel tetto amato
Di Primavera all'apparir brillante.

Il più celebre tra i quattro concerti si apre nella raggiante tonalità di mi maggiore. Il modello del concerto è riscontrabile nell'uso dei ritornelli (il tutti), riproposto per sei volte (A). Il primo intermezzo solistico (il Canto degli uccelli) è affidato a tre violini soli (B). Si noti la sonorità luccicante ottenuta da Vivaldi, la naturalezza del cinguettìo, pur costretto da una rigorosa struttura ritmica. Dopo il tutti, i violini imitano lo scorrere dell'acqua attraverso sommessi sedicesimi legati (C). Stupendo l'episodio dei tuoni e dei fulmini: una stessa nota ribattuta con violenza, quasi la trasformazione fonica di un effetto visivo (le nuvole nere in lontananza) (D).

A)


Ascolta il passaggio


B)


Ascolta il passaggio

C)


Ascolta il passaggio

D)

Ascolta il passaggio


Sotto dura stagion dal sole accesa
Langue l'huom, langue 'l gregge, ed arde 'l pino,
Scioglie il cucco la voce, e tosto intesa
Canta la tortorella e 'l gardellino.
Zeffiro dolce spira, ma contesa
Muove Borea improvviso al suo vicino;
E piange il Pastorel, perché sospesa
Teme fiera borasca, e 'l suo destino;
Toglie alle membra lasse il suo riposo
Il timore de' lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il stuol furioso:
Ah che pur troppo i suoi timor sono veri
Tuona e fulmina il cielo grandinoso
Tronca il capo alle spiche e a' grani alteri.

Pieno di fascino è l'inizio dell'Estate, accordi che sembrano soffocati dal caldo e dalla stanchezza (A). Seguono i canti del cucco (B), della tortorella e del gardellino. Poi, la calma del riposo disturbata dal ronzio delle mosche è espressa dal violino principale (C). Il "tempo impetuoso d'estate" ispira a Vivaldi una vera e propria tempesta strumentale (D): scale discendenti come fulmini, le note ribattute già apparse nella Primavera, progressioni armoniche che esprimono lo scatenarsi del vento.

A)

Ascolta il passaggio

B)

Ascolta il passaggio

C)


Ascolta il passaggio


D)


Ascolta il passaggio


3.Autunno
Celebra il Villanel con balli e canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscono col sonno il lor godere.
Fa' ch'ogn'uno tralasci e balli e canti
L'aria che temperata dà piacere,
E la Stagion ch'inventa tanti e tanti
D'un dolcissimo sonno al bel godere.
I cacciator alla nov'alba a caccia
Con corni, schioppi, e cani escono fuore.
Fugge la belva, e seguono la traccia
Già sbigottita, e lassa al gran rumore
De' schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggir, ma oppressa muore.

L'Allegro iniziale descrive una piccola scena bacchica, tutta giocata su due elementi contrapposti: da un lato quello "del ballo e del canto dei villanelli" (A), dall’altro la descrizione degli effetti del vino, affidata a un passaggio del violino solista (B). Da notare la difficoltà ritmica del passaggio, che richiede al solista un notevole virtuosismo.

A)



Ascolta il passaggio
B)


Ascolta il passaggio


Adagio

È uno dei momenti più poetici ed espressivi delle Quattro stagioni. Dopo tanto vino, ecco i contadini, tutti ubriachi, dormienti. Una calma assopita sembra circolare nella musica, che è di una modernità timbrica e armonica straordinaria. Ne doveva essere cosciente Vivaldi stesso, se adotterà questo medesimo Adagio quale tempo centrale del Concerto n.2 dell'op. 10 e che intitolerà, non a caso, Il Sonno.
A)



Ascolta il passaggio


4. Inverno

Agghiacciato tremar tra nevi algenti
Al severo spirar d'orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento;
E pel soverchio gel batter i denti;
Passar' al foco dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento.
Camminar sopra 'l ghiaccio, e a passo lento
Per timor di cader girsene intenti;
Gir forte, sdruccievole, cader a terra
Di nuovo ir sopra 'l ghiaccio e correr forte
Sin che 'l ghiaccio si rompe, e si disserra;
Sentir uscir dalle ferrate porte
Scirocco, Borea e tutti i Venti in guerra.
Quest'è 'l Verno, ma tal che gioja apporte.

L'Agghiacciato tremar tra nevi algenti è espresso da Vivaldi con brevi note ribattute, che ricordano molto da vicino l'analoga scena del King Arthur di Purcell (A). Splendido il Largo (B), nel quale la pioggia viene descritta dai pizzicati dei violini. Tutto l'Inverno, per i suoi straordinari accostamenti timbrici, comunica una sensazione di gelo e, qua e là, di disperazione, sentimento, che non è presente nelle altre Stagioni.

A)


Ascolta il passaggio

B)


Ascolta il passaggio



-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Redazione
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione Manuela Verbasi
-Musica: Antonio Vivaldi
-Editing: Paolo Rafficoni
-Testi dal web (Sapere.it) e musica Antonio Colombo

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